di Augusto Sinagra – FARINA DI INSETTI E NON SOLO
La Commissione europea all’esito di studi approfonditi e su sollecitazione di una industria alimentare USA della quale il nome è ancora riservato, ha in elaborazione un nuovo Regolamento che consente la commercializzazione di farine prodotte da feci umane dopo un accurato processo di essiccazione.
La notizia ha una notevole importanza non solo per l’industria alimentare ma anche per settori direttamente connessi a cominciare dai sistemi fognari degli Stati e a tal proposito si parla di introduzione di obblighi individuali per i cittadini degli Stati membri della UE, di raccolta differenziata dei prodotti organici fecali e loro conferimento presso appositi hub di raccolta.Quello che ancora non è chiaro e se il conferimento deve avvenire al momento della esternazione anale o se ogni cittadino debba procedere alla preventiva essiccazione.
A tale riguardo sta lavorando un pool di studiosi che hanno una lunga esperienza operativa nel settore delle feci.
Esperti del settore segnalano come l’innovazione comporterà una notevole riduzione di consumo di acqua per gli sciacquoni. Altri settori viceversa subiranno effetti negativi come, innanzi tutto, quello per la produzione di scopettoni da cesso.
L’industria pubblicitaria è in pieno fermento per la promozione del nuovo prodotto alimentare.
Già presso i competenti Uffici della Commissione europea vengono depositate le prime denominazioni del prodotto farinaceo derivato dalle feci: “Paste à la merde”, “La merde c’est tout”.
È incredibile ma anche il settore musicale e dunque le Case discografiche, sono già in attività per adeguare i loro prodotti: si parla di cambiare nome alla famosa canzone “La vie en rose” in “La vie en merde”.
Vi sono questioni complesse per le “Denominazioni d’Origine Controllate” e al riguardo la competizione fra le varie Regioni dell’Unione europea è molto forte. Si fa valere soprattutto il fatto che le feci della Regione di Bruxelles (come i già noti cavoletti) sono di qualità superiore a quelle della Gironda. Da parte italiana si punta molto sulla priorità storica della merda fin dai tempi dell’Impero romano. Il governo in carica è molto impegnato nella difesa degli interessi nazionali.
Sarà mia cura comunicare ulteriori novità al riguardo.
Dato l’orario, buon appetito a tutti.
AUGUSTO SINAGRA
Farina di grilli, Filiera Italia: “non è una scelta sostenibile”
Farina di grilli, Filiera Italia: “non è una scelta sostenibile”
“Mangi pure gli insetti chi ha voglia di esotico, ma è un gioco in malafede promuoverli per una dieta sostenibile in alternativa alla nostra” dice Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. “Nessuna riserva, ci mancherebbe altro, per chi voglia assaggiare “cibi” esotici, lontani dalla nostra cultura, sbagliato e diseducativo, però, presentarli come alimenti sostenibili da scegliere in alternativa alla nostra dieta perché meno impattanti sull’ambiente” precisa il consigliere. “Si tratta di affermazioni false – continua Scordamaglia – perché la nostra dieta non è solo di qualità, ma a basso impatto ambientale”.L’agroalimentare italiano a fronte del più alto valore aggiunto in Europa pari a 65 miliardi di euro, espressione della qualità prodotta, ha una emissione di CO2 ad essa correlata pari a un terzo delle emissioni francesi e a metà di quelle tedesche, per non parlare del confronto con altri continenti.
“Inoltre va considerato che molti insetti contengono numerosi elementi antinutritivi che ostacolano il normale assorbimento dei nutrienti, riducendone l’efficienza nutrizionale – dice ancora Scordamaglia – per non parlare delle sostanze chimiche contaminanti e causa di intossicazione, come quella avvenuta nel 2007 in California per consumo di cavallette importate dal Messico, sostanze spesso presenti in questi insetti, dato che molto spesso essi sono importati da Paesi con standard di sicurezza nettamente inferiori ai nostri”.
E, conclude il consigliere delegato, “Basta proporre cibi sintetici o esotici lontani dalla nostra cultura come panacea green per l’alimentazione del futuro, la nostra dieta fatta di qualità, sicurezza, cultura, territori e sostenibilità è il modello ideale da valorizzare e proteggere”.
Cibo, UE: via libera al commercio di grilli in polvere
Rivoluzione nel cibo. L’Ue ha autorizzato l’immissione sul mercato di Acheta domesticus, vale a dire i grilli domestici, in polvere parzialmente sgrassata. È quanto prevede il Regolamento di esecuzione della Commissione del 3 gennaio 2023, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale comunitaria. Il grillo domestico è il terzo insetto approvato in Ue (dopo le tarme della farina essiccate e la locusta migratoria). I prodotti contenenti questi nuovi alimenti saranno etichettati per segnalare eventuali potenziali reazioni allergiche.
La Commissione Ue aveva chiesto, l’8 luglio 2020, all’Autorità europea per la sicurezza alimentare di effettuare una valutazione in merito e il 23 marzo 2022 l’Efsa ha adottato un parere scientifico sulla sicurezza della polvere parzialmente sgrassata di Acheta domesticus intero quale nuovo alimento.
Per un periodo di cinque anni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, viene poi precisato nel Regolamento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale comunitaria, solo la società “Cricket One Co. Ltd” è autorizzata a immettere sul mercato dell’Unione il nuovo alimento a base di polvere parzialmente sgrassata di grillo domestico, salvo nel caso in cui un richiedente successivo ottenga un’autorizzazione per tale nuovo alimento.
Critiche e dubbi esprime la Filiera Italia
“Mangi pure gli insetti chi ha voglia di esotico, ma è un gioco in malafede promuoverli per una dieta sostenibile in alternativa alla nostra”, ha commentato Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. “Nessuna riserva, ci mancherebbe altro, per chi voglia assaggiare ‘cibi’ esotici, lontani dalla nostra cultura, sbagliato e diseducativo, però, presentarli come alimenti sostenibili da scegliere in alternativa alla nostra dieta perché meno impattanti sull’ambiente”, ha sottolineato.
“Si tratta di affermazioni false – ha aggiunto Scordamaglia – perché la nostra dieta non è solo di qualità, ma a basso impatto ambientale”. L’agroalimentare italiano, infatti, a fronte del più alto valore aggiunto in Europa pari a 65 miliardi di euro, espressione della qualità prodotta, ha una emissione di CO2 a essa correlata pari ad 1/3 delle emissioni francesi e a metà di quelle tedesche, per non parlare del confronto con altri continenti.
“Inoltre – ha proseguito Scordamaglia – va considerato che molti insetti contengono numerosi elementi antinutritivi che ostacolano il normale assorbimento dei nutrienti, riducendone l’efficienza nutrizionale, per non parlare delle sostanze chimiche contaminanti e causa di intossicazione, come quella avvenuta nel 2007 in California per consumo di cavallette importate dal Messico, sostanze spesso presenti in questi insetti, dato che molto spesso essi sono importati da Paesi con standard di sicurezza nettamente inferiori ai nostri”.
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