Influenze, pandemie mancate e COV-2

Stefano Dumontet

Influenze, pandemie mancate e COV-2

Come sempre accade in momenti critici, socialmente e politicamente particolarmente sensibili, il dibattito sui maggiori mezzi di comunicazione e sui social network è appiattito su due posizioni antitetiche: chi è contro e chi è a favore.

La contrapposizione che ne scaturisce è spesso tanto violenta da impedire anche la minima possibilità di discutere in profondità temi complessi, mettere in luce contraddizioni, investigare su strane coincidenze, accreditare fonti alternative od opinioni “fuori dal coro”. La realtà è ridotta così ad una foto in bianco e nero, dove c’è un solo piano focale e persino i toni di grigio mancano. In questo modo diviene impossibile comprendere ciò che sta accadendo e persino tentare di darne una spiegazione razionale. Farlo presupporrebbe sia un’analisi approfondita di fenomeni, che non sempre sembrano immediatamente correlati agli eventi in corso, sia il recupero della memoria storica di ciò che è già accaduto. La monodimensionalità dell’approccio narrativo spinge da tutt’altra parte. Tra l’altro, dimenticare, oppure omettere, il passato è il modo migliore per affermare, e poi negare, tutto e il contrario di tutto. Non si può nemmeno invocare la complessità degli argomenti da trattare per giustificare la superficialità dell’approccio informativo. I media coprono con centinaia di ore di trasmissione e migliaia di pagine di giornali gli eventi critici, ripetendo sino alla nausea le stesse notizie. Avrebbero tutto il modo e tutto il tempo per affrontare con più serietà il loro compito.

La crisi sanitaria che viviamo in questi giorni è senz’altro un esempio paradigmatico di contrapposizione tra diversi schieramenti: da un lato alcuni scienziati (e sedicenti tali) e parte dell’opinione pubblica, e dall’altro quello che viene considerato dai più come un manipolo di complottisti/negazionisti. Personaggi accusati di credere in un complotto ordito da una novella “Spectre” ai danni dei cittadini del mondo e considerati così stupidi e in mala fede da negare persino le morti evidenti e documentate dai media.

Le cose non stanno esattamente così. Mettere in discussione la narrativa corrente non significa negarla tout court, né vedere complotti dove non ce ne sono, e non significa neppure cercare cinicamente una visibilità a tutti i costi in un momento drammatico. Analizzare i fenomeni e mettere in evidenza le contraddizioni delle versioni ufficiali, in alcuni casi anche le evidenti menzogne e le ancor più evidenti omissioni, serve a capire meglio ciò che accade e a valutare con più precisione la portata politica dell’immenso esperimento di ingegneria sociale che stiamo vivendo.

Non vale l’approccio che usa, per convalidare le versioni ufficiali, il ricorso a ciò che l’informazione mainstream accredita come vero: se le cose non stanno come ci dicono perché tutti i governi del mondo reagiscono alla stessa maniera? Perché ci sono tanti morti documentati? Perché siamo tutti confinati in casa? Perché gli ospedali scoppiano e i medici muoiono? Questo è un tipico caso di affermazioni tautologiche, affermazioni che intendono provare che tutto ciò che esse stesse affermano è vero. Il nodo del problema non è nel negare o meno, ma nel descrivere la realtà attraverso l’analisi storica degli eventi recenti e le conoscenze scientifiche disponibili. Già un’analisi dei siti ufficiali della WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità), dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’ISTAT e di autorevoli fonti giornalistiche e scientifiche mette in grado di porre nella loro corretta posizione alcune tessere di un mosaico, che sembra non restituire la stessa immagine fornita dalle versioni ufficiali.

Credo che il punto più rilevante di tutta questa complessa vicenda possa essere riassunto in una sola parola: omissione. E’ l’omissione e l’oscuramento degli eventi che si sono verificati nel recentissimo passato a consentire la creazione di una cortina fumogena in grado di attenuare i contorni e rendere opaca la visione d’insieme. Per sostenere questo mio punto di vista procederò per gradi, tentando una ricostruzione di eventi, per lo più ignoti al grande pubblico e trascurati dai media, reperibili sul web da chiunque abbia voglia di farlo e l’onestà intellettuale di interpretarli.

Che cos’è una pandemia1 Avere una precisa descrizione di pandemia sembrerebbe cosa ovvia, ma non è così. L’organismo deputato a dichiarare un “global alert” per l’arrivo di una pandemia è l’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO), ma la definizione che viene fornita è molto generica. Innanzitutto vale la pena riferire che questa definizione è stata modificata in anni recenti, come riporta Peter Doshi (editore associato del British Medical Journal, una delle più quotate riviste mediche del mondo) in un suo articolo del 2011. Infatti, nella pagina web Pandemic Preparedness del sito della WHO dal 2003 sino al 2009 (poco prima che fosse dichiarata la pandemia da H1N1) la pandemia da influenza era definita come: “Una pandemia influenzale si verifica quando appare un nuovo virus influenzale contro il quale la popolazione umana non ha immunità, causando diverse epidemie simultanee in tutto il mondo con un numero enorme di morti e malati2 .” Questa definizione, e ancor più quella aggiornata nel 2009, suscita alcuni quesiti. Esaminiamoli con ordine.

a. Qual è l’influenza stagionale per la quale la popolazione umana mostra immunità? Quello che si sa su queste sindromi è che i virus influenzali sono diversi anno dopo anno a causa di fenomeni chiamati antigen drifting and shifting. Come ben spiegato nel sito del Centre for Disease Control statunitense (CDC, 2019), si tratta di piccole mutazioni ( drifting) che modificano alcune proteine di superficie del virus in grado di sollecitare una risposta del sistema immunitario dell’ospite, oppure di mutazioni importanti (shifting) in virus influenzali di tipo A in grado di produrre nuovi sottotipi. Così, i virus influenzali non sono mai uguali a quelli attivi nella stessa stagione degli anni precedenti, anche se è possibile classificarli in tipologie note di virus. Se fosse possibile acquisire immunità ad un virus influenzale, sempre lo stesso anno dopo anno, l’incidenza dell’influenza dovrebbe diminuire drasticamente nel corso del tempo. Se così fosse, perché invitare con grande battage pubblicitario la popolazione a vaccinarsi ogni anno? Dunque, appare lecito concludere che ogni epidemia di influenza abbia almeno una delle caratteristiche di una pandemia, perché non si verifica mai che un’epidemia stagionale di influenza si sviluppi a carico di virus per cui la popolazione esprime immunità.

b. Cosa significa “diverse epidemie in tutto il mondo”? Anche qui si rimane nel vago. Quante epidemie locali debbono scoppiare simultaneamente per lanciare l’allarme pandemia? Quanti paesi debbono essere simultaneamente colpiti? Almeno dieci, oppure cinquanta, o cento?

c. Cosa significa “con un enorme numero di morti e di malati”? “Enorme” non è un numero e lascia adito ad interpretazioni. Il sito web dell’Istituto Superiore di Sanità ci ricorda che, per la stagione influenzale 2019/2020, i casi registrati in Italia sino al 9 aprile 2020 erano 7.199.000. Una “normale” influenza stagionale provoca solo nel nostro paese un numero grandissimo di contagi. Mamone Capria(2020) in un suo recente articolo riporta una stima ragionata, valutata sui dati ufficiali disponibili, della mortalità per sindromi influenzali e simil-influenzali in Italia. Bene, ogni anno per queste sindromi muoiono nel nostro paese circa 34.000 persone. Una stima per le sole influenze è fornita da Rossano et al. (2019), che riportano un numero di decessi per la stagione influenzale del quadriennio 2013/2017 di 68.068 unità (17.017 decessi/anno). Non sono questi numeri “enormi”, che si ripetono praticamente ogni anno? Con tutta probabilità numeri analoghi si riscontrano in ogni paese in cui è attiva un’epidemia influenzale. Dovremmo dunque concludere che siamo di fronte ad una pandemia ogni anno?

d. Pare accertato che in Italia circolino ceppi di SARS-Cov-2 (utilizzerò in tutto l’articolo la terminologia più accreditata che identifica come SARS-Cov-2 il virus e come Covid-19 la malattia) diversi da quelli cinesi, ceppi forse autoctoni (Corriere della Sera, 2020) o importati dalla Germania

1 Nelle note è riportato il testo originale in inglese

2 An influenza pandemic occurs when a new influenza virus appears against which the human population has no immunity, resulting in several simultaneous epidemics worldwide with enormous numbers of deaths and illness. (Zehender et al., 2020). E’ lecito chiedersi se anche in altri paesi si verifichi la stessa cosa. Se così fosse, perché parlare di pandemia se le epidemie nazionali sono sostenute da ceppi diversi, ancorché appartenenti alla stessa famiglia di coronavirus? Siamo di fronte ad una pandemia oppure ad una serie di epidemie locali? E’ lecito chiedersi questo perché la simultanea presenza di epidemie influenzali stagionali in vari paesi, a carico di ceppi influenzali analoghi, non è condizione sufficiente per dichiarare la presenza di una pandemia (Kelly, 2011). Perché nel caso del Cov-19 invece si è deciso che si tratti di una pandemia?

Come ci fa rilevare Doshi, la definizione di pandemia viene così modificata nel 2019: “ Una pandemia influenzale può verificarsi quando appare un nuovo virus influenzale contro il quale la popolazione umana non ha immunità3 ”. Come si vede è stata eliminata la frase “ con un enorme di numero di morti e malati” senza però eliminare le incertezze interpretative. Kelly (2011) riporta un’altra definizione di pandemia: “un’epidemia che si verifica in tutto il mondo, o su un’area molto ampia, attraversando i confini internazionali e di solito colpisce un gran numero di persone 4 ” che elimina il concetto di immunità e mantiene tutte le incertezze della precedente, tanto che l’autore precisa: “le epidemie stagionali [di influenza] non sono considerate pandemie 5 ”.Quest’affermazione appare in netto contrasto con ciò che è riportato nel sito della WHO.

La storia non finisce qui. Il 24 febbraio 2020 l’agenzia Reuters (Reuters, 2020) riporta una notizia curiosa: “L’Organizzazione mondiale della sanità non utilizza più il termine pandemia .6 ” Forse si sono finalmente accorti delle ambiguità insormontabili che la loro definizione portava con sé. Il portavoce ufficiale della WHO Tarik Jasarevic dichiara dunque “ Non esiste una categoria ufficiale [per una pandemia]7 ”. Sempre Jasarevic afferma “Quello che stiamo vedendo al momento sono focolai e gruppi di casi in più paesi8 ”. Esattamente quello che si era sempre visto, ma non si era mai voluto sottolineare. Ora le evidenze sono tali e tante da non poterle più ignorare.

Dopo quest’affermazione cosa ci si aspetterebbe? Evidentemente che il termine “pandemia” non venga più utilizzato ufficialmente e che, al più, resti un termine “colloquiale” da non usare in contesti formali. Invece, ecco che il direttore generale della WHO, l’11 marzo 2020, dichiara: “Abbiamo quindi valutato che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia. Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o disattenzione. È una parola che, se usata in modo improprio, può causare paura irragionevole o accettazione ingiustificata di una sconfitta, causando sofferenze e morti inutili9 ” (WHO, 2020a). Quindi, sembra proprio che faccia sul serio e che non stia adoperando il termine “pandemia” a cuor leggero. Per chiarire meglio il suo pensiero continua affermando “Non abbiamo mai visto una pandemia provocata da un coronavirus. Questa è la prima pandemia causata da un coronavirus. E, allo stesso tempo, non abbiamo mai visto una pandemia che può essere controllata.10 ” Se questo non è un chiaro caso di dissonanza cognitiva per incoerenza logica, allora è un caso che attiene più alla mancanza di etica professionale che all’incongruenza argomentativa.

3 An influenza pandemic may occur when a new influenza virus appears against which the human population has no immunity.

4 An epidemic occurring worldwide, or over a very wide area, crossing international boundaries and usually affecting a large number of people .

5 seasonal epidemics [di influenza] are not considered pandemics

6 The World Health Organization no longer uses the term pandemic.

7 There is no official category [for a pandemic] 8 What we are seeing at the moment are outbreaks and clusters of cases in multiple countries.

9 We have therefore made the assessment that COVID-19 can be characterized as a pandemic. Pandemic is not a word to use lightly or carelessly. It is a word that, if misused, can cause unreasonable fear, or unjustified acceptance that the fight is over, leading to unnecessary suffering and death.

10 We have never before seen a pandemic sparked by a coronavirus. This is the first pandemic caused by a coronavirus. And we have never before seen a pandemic that can be controlled, at the same time. La pandemia si avvicina…

Questa è davvero una storia strana. Con inquietante frequenza si sono lanciati allarmi di pandemie virali devastanti a carico di virus influenzali o simil-influenzali, tipo coronavirus, o di altro tipo (ad esempio l’Ebola), che poi non si sono verificate. Già nel 2002 si può leggere nel Piano italiano multifase d’emergenza per una pandemia influenzale (Ministero della Salute, 2002): “Negli ultimi 23 anni si sono verificati inoltre svariati casi di “falsi allarmi” […], con virus influenzali trasmessi all’uomo direttamente da un’altra specie animale. Non si è però assistito ad una diffusione dei virus nella popolazione”.

Quindi, già nel 2002, il Ministero della Salute riconosce che ci sono stati “falsi allarmi”. Approfondire quest’aspetto è di fondamentale importanza, perché i “falsi allarmi” continuano anche dopo il 2002 e diventano sempre più inquietanti.

Una disamina di tutti questi casi è impossibile in un solo articolo, per cui mi limito ad esaminarne uno particolarmente significativo: la SARS 2002/2003

La SARS 2002/2003.

L’acronimo SARS sta per Severe Acute Respiratory Syndrome, una sindrome causata dal coronavirus denominato SARS-Cov e attiva dal 1° novembre 2002 al 31 luglio 2003, ma con una fase critica durata solo 4 mesi. La SARS è stata responsabile nel mondo di 8.096 casi e 774 morti (indice di letalità 9,6%) con 4 casi in Italia e nessun decesso. L’analisi è basata sui dati disponibili al 31 dicembre 2003 (WHO, 2004). La WHO definisce così il virus “ Sappiamo che è causato da un nuovo tipo di coronavirus, una famiglia di virus solitamente associata alla comune influenza 11 ” (WHO, 2003a). L’infezione partì dalla provincia cinese meridionale del Guangdong negli ultimi mesi del 2002, per poi approdare ad Hong Kong e Hanoi, prima di diffondersi in molti altri paesi. Mackenzie et al. (2004) riportano che “La SARS è stata contenuta con successo in meno di 4 mesi, in gran parte a causa di un livello senza precedenti di collaborazione e cooperazione internazionale 12 ”, con ristrette misure di confinamento in Cina, dove furono isolate circa 7.000 persone (Corriere della Sera, 2003). Le Borse di Shanghai e Shenzhen furono chiuse dall’inizio alla metà di maggio 2003. In Italia bisogna aspettare il 30 aprile perché il Commissario straordinario Bertolaso imponga controlli, ma solo nell’aeroporto di Fiumicino, dove medici con tute a corpo intero, mascherine a tripla azione filtrante e guanti in lattice misurano la temperatura corporea a tutti i passeggeri provenienti dalle zone a rischio (La Repubblica, 2003).

David L. Heymann, esperto della WHO, nell’aprile del 2003 dichiarò: “Se il virus SARS mantiene la sua patogenicità e la sua trasmissibilità attuali, la SARS potrebbe diventare la prima nuova malattia grave del 21° secolo con una potenziale epidemico globale 13 ” (CIDRAP, 2003a). La WHO lancia il primo allarme pandemia il 12 marzo 2003 segnalando casi di polmonite atipica in Asia (WHO, 2003b). E’ del 15 marzo il secondo allarme globale e la definizione della sindrome come SARS (WHO, 2003c).

L’allarme si diffonde nel mondo intero e si comincia a calcolare quanti casi di SARS e quanti morti ci si possono aspettare. Choi e Pak (2003) calcolano per il Canada, dal 25 febbraio al 25 giugno 2003, 50.500 possibili casi e 4.488 morti. Si conteranno invece 251 casi e 43 morti (WHO, 2004). Il 5 luglio 2003 la WHO dichiara contenuta in tutto il mondo la pandemia da SARS (ISS, 2003). Stando ai dati, quindi, a posteriori la SARS non può essere inserita nel novero delle pandemie (Galantino, 2010), anche se Cherry e Krogstad (2004) pubblicano un articolo dal titolo “ SARS: la

11 We know it is caused by a new type of coronavirus – a virus family usually associated with the common cold.

12 SARS was successfully contained in less than 4 months, largely because of an unprecedented level of international collaboration and cooperation .

13 If the SARS virus maintains its present pathogenicity and transmissibility, SARS could become the first severe new disease of the 21st century with global epidemic potential . prima pandemia del 21° secolo 14 ”, riportando stime diverse da quelle della WHO: 8422 casi e 916 decessi. Cherry e Krogstad non sono i soli ad insistere nel definire la SARS come la prima pandemia del 21° secolo, una rapida ricerca su Google Scholar è sufficiente per verificare quanto sia diffusa questa visione delle cose nella comunità scientifica.

Nel luglio del 2003, quando ormai l’allarme per una pandemia, che non si è mai verificata, è completamente rientrato, la Commissione Europea stanzia 9 milioni di euro per lo studio della SARS (European Commission, 2003). A questo punto cominciano i commenti fantasiosi per spiegare come una pandemia, che avrebbe dovuto causare un numero tanto alto quanto imprecisato di vittime, si esaurisce in circa 4 mesi. Il virologo italiano Fernando Dianzani rilascia nel marzo del 2008 una dichiarazione, raccolta dalla giornalista Margherita De Bac, perlomeno curiosa: “Il virus è tornato nel suo habitat naturale perché ha perso le caratteristiche aggressive. In quella situazione la barriera sanitaria dei Paesi occidentali ha funzionato. L’epidemia non ha toccato l’Europa” (De Bac, 2008). A parte il fatto che il virus toccò Finlandia, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito (WHO, 2004), il ritenere che un virus patogeno possa uscire dal suo normale habitat (gli animali selvatici) e poi rientrarvi tranquillamente non trova francamente riscontro nella letteratura scientifica. Resta il fatto che la fine della “pandemia non pandemica”, dopo soli 4 mesi, rimane un evento per il quale non ci sono ancora valide spiegazioni.

Il virus della SARS pare abbia molti ospiti tra gli animali selvatici: la civetta della palma (un mammifero carnivoro), il procione, il furetto (Bell et al., 2004), i pipistrelli (Li et al., 2005), il tasso, il gatto domestico, il castoro, il muntjak della Cina, il macaco, il cane domestico, la volpe, il cinghiale, il fagiano ecc. (Shi e Hu, 2008). Non vorrei generalizzare, ma viene da pensare che la lista degli animali (selvatici, domestici e di allevamento) potrebbe essere ancora più lunga se se ne analizzassero altri.

Interessante quanto riportato in un comunicato stampa dell’Università di Harvard, una delle più prestigiose al mondo, del maggio 2003, dal titolo “ Il modello SARS mostra che il virus ha il potenziale per diffondersi ampiamente in assenza di efficaci interventi di sanità pubblica 15 ”. Nel comunicato si legge: “Utilizzando un modello computerizzato per quantificare e prevedere la diffusione della sindrome respiratoria acuta grave (SARS), i ricercatori della Harvard School of Public Health hanno determinato che il virus ha un reale potenziale di diffusione ma può essere efficacemente controllato, anche senza un vaccino o trattamento farmacologico – attraverso misure di sanità pubblica tra cui la quarantena, l’isolamento dei pazienti malati e la rigorosa protezione del personale ospedaliero16 ”. Dunque, una modellizzazione matematica dimostra che la pandemia poteva esserci, anche se non c’è stata, grazie alle misure di contenimento, peraltro molto limitate e che hanno interessato solo pochissimi paesi e nemmeno lontanamente paragonabili a quelle messe in campo oggi per la Covid-19. Ritorniamo dunque ai principi della microbiologia empirica o alla microbiologia del lazzaretto: confinamento degli infetti e quarantena, senza bisogno di vaccini e medicine da somministrare. Detto dagli esperti dell’Università di Harvard genera un certo disorientamento, vista l’enfasi che oggi tutte le autorità mediche del mondo mettono sulla vaccinazione, inclusa quella prossima ventura per il SARS-Cov2. Rimane da chiedersi quale sia la strategia più adatta, la vaccinazione, reclamata da molti a gran voce, o il confinamento?

Nello stesso comunicato uno degli autori della ricerca dichiara: “ Il nostro studio dimostra in modo quantitativo che la SARS potrebbe essersi diffusa molto ampiamente e potrebbe ancora farlo 17 ”, in completa contraddizione con ciò che è poi effettivamente avvenuto. E’ come se ci fosse, da qualche

14 SARS: The First Pandemic of the 21st Century .

15 SARS Model Shows Virus Has Potential To Spread Widely in the Absence of Effective Public Health Interventions .

16 Using a computer model to quantify and predict the spread of severe acute respiratory syndrome (SARS), researchers at Harvard School of Public Health have determined that the virus has a real potential to spread widely but can be effectively controlled– even without a vaccine or drug treatment– through public health measures including quarantine, isolation of sick patients and stringent protection of hospital personnel.

17 Our study shows in a quantitative way that SARS could have spread very widely and still could . anno a questa parte, una sorta di segreto desiderio che scoppi una pandemia, per dimostrare, finalmente e una volta per tutte, che i modelli matematici sono in grado di prevedere perfettamente il nostro futuro. Una sorta di sfera di cristallo versione high-tech.

In un interessante libro a cura di John Henry Powers e Xiaosui Xiao (2008) si cerca di fare un bilancio di come la mancata epidemia di SARS è stata costruita e sostenuta dai media internazionali. Powers, nella sua introduzione al libro, profeticamente scrive “L’epidemia di SARS è durata solo pochi mesi, concludendosi entro luglio 2003. Tuttavia, la sua gestione dal punto di vista della comunicazione fornisce importanti lezioni che possono prepararci meglio per la pandemia molto più estesa che molti nella comunità sanitaria prevedono avverrà in futuro non troppo distante18 .”

Questo ci porta ad affrontare il tema della gestione mediatica della “pandemia non pandemica”. Un articolo su come la stampa inglese ha trattato il tema della SARS, particolarmente interessante ed esaustivo, è stato pubblicato da Peter Washer nel 2004. Washer riporta le incredibili affermazioni di alcuni giornalisti britannici che descrivono in modo pittoresco, degno di un romanzo d’appendice di epoca vittoriana, le abitudini sociali dei cinesi e la loro commistione con gli animali. Sono state riportate scene decisamente disgustose dei mercati cinesi, dipinti come luoghi immondi in cui esseri umani, che sputano senza ritegno e starnutiscono senza coprirsi, sono a contatto con sangue e cadaveri di animali selvatici venduti a scopo alimentare, scorpioni inclusi. I giornalisti si permettono anche di vestire i panni degli infettivologi dichiarando “ La passione cinese per gli animali e gli uccelli, e la prossimità in cui vivono con loro, fornisce le condizioni ideali perché i virus possano passare all’uomo 19 ” (in Washer, 2004). La lettura dell’articolo ci immerge in un mondo, quello di una parte della stampa inglese, decisamente razzista e ancora convinta che l’impero britannico domini la scena internazionale, sancendo la naturale supremazia della civiltà inglese su tutte le altre. Forse un po’ di autocritica non guasterebbe. Le maggiori crisi di contaminazione dei prodotti alimentari sono state determinate, nel vecchio continente, dalle precarie condizioni igieniche e di salute degli animali di allevamento. Basterebbe, per tutte, ricordare la contaminazione delle uova inglesi con Salmonella enteriditis che, nel decennio 1988-1998, causò 374.516 casi di salmonellosi, 1.630 morti e 5.000.000 di giorni di malattia. La crisi, che durò quasi 10 anni, costò al governo britannico circa 8 miliardi di sterline, come compensazione per i 400 milioni di uova invendute e i 4 milioni di polli rifiutati dai consumatori. Come si vede, i problemi non sono mancati in Inghilterra, anche se gli inglesi non mangiano scorpioni, si coprono quando starnutiscono e non sputano per terra. BSE, blue tongue, brucellosi, afta epizootica sono altrettante crisi recenti che hanno generato danni economici enormi al settore alimentare europeo e problemi sanitari, ma non sono scoppiate in Cina.

Il 23 marzo 2003 sulle colonne del Sunday Telegraph si legge a proposito della SARS: “ La prossima pandemia è ora pronta al decollo. Gli effetti devastanti di un agente patogeno misterioso hanno suscitato timori per una “Morte nera” dei nostri giorni. I medici affermano che non si tratta di sapere se emergerà un tale virus, ma quando – e milioni di viaggiatori trasportati in aereo potrebbero diffonderlo in tutto il mondo20 ” (in Washer, 2004). Di nuovo un allarmismo del tutto ingiustificato. La pandemia non ci fu, ma nessuno fece autocritica e nessuno si scusò per aver paragonato la SARS alla peste.

18 The SARS epidemic itself lasted for only few months, concluding by July 2003. However, its handling from a communication viewpoint provides important lessons that can better prepare us all for the much larger pandemic that many in the health community are predicting will occur in the not-too-distant future.

19 The Chinese fondness for animals and birds, and the proximity in which they live to them, provides ideal conditions for viruses to jump to humans .

20 The next pandemic is now ready for take-off. The devastating effects of a mystery pathogen have given rise to fears of a modern-day Black Death. Doctors say it is not a question of if such a virus will emerge but when—and, millions of air travellers could spread it around the globe. La propensione all’allarmismo permane tra un’annunciata pandemia (poi smentita) ed un’altra. Nel marzo 2018 Jonathan Quick scrive sul giornale inglese The Sunday “ Una nuova epidemia potrebbe trasformarsi in una pandemia senza preavviso. […] Potrebbe essere una variazione dell’influenza spagnola del 1918, una delle centinaia di altre minacce microbiche conosciute o qualcosa di completamente nuovo, come il virus Sars del 2003 che si diffuse a livello globale dalla Cina. Una volta trasmesso a un essere umano, il virus diffuso nell’aria potrebbe passare da quell’individuo infetto a 25.000 altri individui entro una settimana e ad oltre 700.000 entro il primo mese. Entro tre mesi, potrebbe diffondersi in tutti i principali centri urbani del mondo. E entro sei mesi, potrebbe infettare più di 300 milioni di persone e ucciderne più di 30 milioni21 .”Trenta milioni di morti, uno scenario da incubo che non è chiaro da dove sia stato desunto. Forse dalle simulazioni generate da modelli matematici che, sino ad oggi, hanno costantemente sovrastimato numero di casi e morti. Ancora una volta la SARS viene indicata come una pandemia, anche quando le prove che non lo fu non potevano essere ignorate.

Il coronavirus SARS-Cov2 Questo è un tema particolarmente sensibile, perché sembra che il SARS-Cov2 sia un virus del tutto nuovo, apparso all’improvviso a causa di un “salto di specie” (il candidato più accreditato è il pipistrello), capace di rapidissime mutazioni, terribilmente infettivo e ad alta letalità. La sua analogia genetica con il virus SARS-Cov è evidenziata anche nel nome definitivo che gli è stato attribuito: SARS-Cov2. Se il virus SARS-Cov ha tutti gli ospiti animali segnalati nella letteratura scientifica, non si capisce perché il suo cugino stretto SARS-Cov2 debba provenire proprio e solo dal pipistrello.

Contrariamente a quanto avvenuto per tanti anni, invece che previsioni catastrofiste sull’epidemia già in corso, i messaggi che vengono diffusi dalla fine di gennaio alla metà di febbraio sono tranquillizzanti. Il quotidiano Repubblica riporta il 29 gennaio 2020, in un articolo dal titolo “Coronavirus, gli esperti: Niente allarmismi, è meno pericoloso di SARS e MERS”, la dichiarazione tranquillizzante è della la Società Italiana di Terapia Antinfettiva: “mortalità al 2%, per la SARS il dato era del 10% e per MERS del 30%.” Questa volta anche la WHO sembra minimizzare il pericolo. Infatti, il 30 gennaio 2020 dichiara che la Covid-19 è la sesta emergenza di salute pubblica di interesse mondiale (Lai et al., 2020) e a metà febbraio 2020 i vertici dell’Organizzazione, dopo aver lanciato allarmi non giustificati per MERS, SARS, suina e aviaria, ridimensionano il pericolo del SARS-Cov2. Infatti, il sito del Ministero della Salute (Ministero della salute, 2020) riporta il 18 febbraio 2020 le dichiarazioni di Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, rilasciate in occasione di una conferenza stampa a Ginevra: “Nel parlare di possibile pandemia da nuovo coronavirus bisogna essere molto cauti. La percentuale di casi confermati al di fuori della Cina e della provincia di Hubei è molto bassa, e quasi tutti hanno un collegamento con la Cina”. Il direttore generale della WHO, Tedros Adhanom Ghebreyesus, tranquillizzava affermando: “Covid-19 non è mortale come altri coronavirus come SARS e MERS. Oltre l’80% dei pazienti ha una forma moderata e guarisce. Nel 14% dei casi il virus causa malattia severa, con polmonite e respiro corto. E circa il 5% dei pazienti va incontro a un quadro critico con insufficienza respiratoria, shock settico e collasso multi-organo. Nel 2% dei casi riportati di Covid-19 il virus è risultato fatale, più nei pazienti anziani”. Le dichiarazioni dei

21 A new epidemic could turn into a pandemic without warning.[…] It could be a variation of the 1918 Spanish flu, one of hundreds of other known microbial threats or something entirely new, such as the 2003 Sars virus that spread globally from China. Once transmitted to a human, an airborne virus could pass from that one infected individual to 25,000 others within a week, and to more than 700,000 within the first month. Within three months, it could spread to every major urban centre in the world. And by six months, it could infect more than 300 million people and kill more than 30 million . vertici della WHO sono accompagnate da un rassicurante approfondimento a cura del nostro Ministero della Salute: “Uno studio del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CCDC) indica che l’80,9% delle infezioni è classificato come lieve, il 13,8% come grave e solo il 4,7% è critico. Il numero di morti tra le persone infette rimane basso. Tra queste la stragrande maggioranza è concentrata tra gli over 80”. E’ cambiato qualcosa tra il 18 febbraio ed i primi di marzo? Il SARS-Cov2 che imperversa in Italia ha subito mutazioni tali da diventare così pericoloso da giustificare misure eccezionali che hanno sospeso le libertà individuali, bloccato l’economia e confinato in casa praticamente tutta la popolazione italiana? E’ un virus comparabile con quello cinese che ha portato al collasso l’assistenza sanitaria nel nostro paese, provocato morti tra il personale sanitario e gettato tutti nel panico? Oppure siamo in presenza di qualcosa d’altro?

Un bilancio definitivo potrà essere fatto solo quando l’incubo in cui siamo tutti piombati sarà finito. L’inevitabile domanda da porsi è: l’incubo finirà, oppure siamo entrati in un tunnel di cui non si vede la fine? La preoccupazione è giustificata dagli allarmismi, che non esito definire criminali, diffusi anche dai sedicenti specialisti sulle riviste scientifiche. Dell’allarmismo di cui sono intrise le comunicazioni di giornali e reti televisive non è necessario parlare, visto che fanno parte della nostra esperienza quotidiana. Barro et al. (2020) scrivono “ La mortalità e la contrazione economica durante la grande’epidemia di influenza del 1918-1920 forniscono limiti superiori plausibili per gli esiti dovuti al coronavirus (COVID-19). I dati per 43 paesi implicano decessi per influenza nel 1918-1920 di 39 milioni, 2,0 per cento della popolazione mondiale, che si traducono in 150 milioni di decessi quando estesi alla popolazione attuale22 ”. Se il catastrofista Johnatan Quick prevedeva, nel 2008, che la pandemia prossima ventura avrebbe potuto causare 30 milioni di morti, Barro e i suoi colleghi addirittura danno ad intendere, anche se con una certa ambiguità nella loro dichiarazione, che la Covid-19 potrebbe produrre addirittura 150 milioni di morti. La comparazione tra la “grande epidemia di influenza” del 1918/1920 e l’attuale emergenza Covid-19 è del tutto fuori luogo. Le popolazioni sopravvissute ad una delle guerre più violente mai sperimentate dall’umanità erano in terribili condizioni sanitarie e di malnutrizione. L’assenza di antibiotici e di altri presidi farmacologici, oggi largamente disponibili, disegnano un contesto generale assolutamente impossibile da comparare con quello attuale. Come si vede la voglia di catastrofismo non influenza solo i giornalisti, ma anche i cosiddetti scienziati.

Quest’atteggiamento si ribalta sulla stima del tasso di mortalità (numero di morti/popolazione esposta x 100) e sul tasso di letalità (numero di morti/numero di contagiati x 100), che oscilla in modo erratico da un giorno all’altro e da un commentatore all’altro. Abbiamo visto che la WHO alla fine del febbraio scorso stimava la letalità del SARS-Cov2 al 2%, un valore decisamente basso, visto che la stessa WHO stimava la letalità della SARS tra il 14 ed il 15% (CIDRAP, 2003b). Ai primi di marzo il direttore generale della WHO, Dr Tedros Adhanom, stima che la letalità della Covid-19 sia del 3.4% (Science Media Center, 2020). La WHO nel suo report n. 80 del 9 aprile 2020 (WHO, 2020b) riporta 1.436.198 di casi positivi nel mondo e 85.522 morti. Il tasso di letalità che può essere calcolato da queste cifre è del 5,95%. Villa (2020) cita studi recenti che stimano una letalità per il Cov-19 dello 0,7% per la Cina, mentre l’ISPI (Italian Institute for International Political Studies) la calcola in 1,14% per l’Italia. Lo stesso Villa fa delle osservazioni sulla letalità apparente (decessi confermati/casi confermati x 100) tra diversi paesi, da cui si apprende che tale parametro al 27 marzo 2020 è del 9,9 in Italia e dell’ 0,5% in Germania. Ancora più sorprendente il tasso di letalità apparente per le diverse regioni d’Italia, che risulta essere del 13,6% in Lombardia (1 morto ogni 7 contagi) e dell’1,1% in Basilicata (1 morto ogni 91 contagi). Valori che lasciano alquanto perplessi e che sembrano riflettersi nei dati della protezione civile sui contagi, riportati da AFI (2020), mostrati nel grafico che segue.

22 Mortality and economic contraction during the 1918-1920 Great Influenza Epidemic provide plausible upper bounds for outcomes under the coronavirus (COVID-19). Data for 43 countries imply flu-related deaths in 1918-1920 of 39 million, 2.0 percent of world population, implying 150 million deaths when applied to current population. L’andamento della curva dei contagi nelle diverse zone d’Italia è difficilmente spiegabile e meriterebbe sicuramente più attenzione di quanta ne riceve dai media. Ancor più la percentuale di popolazione positiva, che risulta essere, secondo i miei calcoli basati sui dati disponibili al 12 aprile 2020, dello 0,25% del totale per le regioni del nord e dello 0,06% per le regioni del sud.

Gli esperti del Science Media Center (2020) esprimono un forte criticismo verso le cifre della mortalità da SARS-Cov2 diffuse dall’OMS. Infatti, il Prof John Edmunds, del Centro per la Modellizzazione Matematica delle Malattie Infettive della London School of Hygiene and Tropical Medicine dichiara: “È sorprendentemente difficile calcolare il “rapporto mortalità-caso”, o tasso di mortalità, durante un’epidemia. […]. Quello che puoi tranquillamente dire, tuttavia, è che se dividi il numero di decessi segnalati per il numero di casi segnalati otterrai quasi sicuramente la risposta sbagliata…23 ”. Quindi tutte le stime che si rincorrono in questi giorni sembrano avere poco fondamento scientifico.

Un’interessante osservazione sulla situazione che vive l’Italia in questo momento viene da Tom Jefferson e Carl Heneghan (2020), professori di Evidence Based Medicine: “ I pazienti anziani ricoverati in ospedale hanno un rischio maggiore di delirio, piaghe da decubito, effetti avversi di nuovi farmaci, malnutrizione e infezioni acquisite in ospedale. Una persona anziana ricoverata in ospedale corre il rischio di non vedere più la luce del giorno. Questo è probabilmente il messaggio più chiaro proveniente dall’Italia24 ”

Omissioni In apertura dell’articolo avevo premesso che la situazione che viviamo oggi poteva essere descritta da una sola parola: omissione. Il problema che affrontiamo è quello di ignorare ciò che è accaduto nel nostro recentissimo passato. Le cifre dei morti e dei contagi che incessantemente ci vengono fornite, allo stesso modo in cui venivano diffuse le cifre delle “pandemie non pandemie” del passato, sembrano, senza riferimenti a ciò che è accaduto negli anni scorsi, di inquietante magnitudo. Ma ci sono casi peggiori che non hanno avuto quasi nessuna risonanza.

23 It is surprisingly difficult to calculate the ‘case-fatality-ratio’, or death rate, during an epidemic. […]. What you can safely say, however, is that if you divide the number of reported deaths by the number of reported cases you will almost certainly get the wrong answer.

24 Older Patients admitted to hospital are at greater risk of delirium, pressure sores, adverse effects of new medications, malnutrition and hospital-acquired infections. An older person admitted to hospital runs the risk of never seeing the light of day again. This is probably the clearest message coming from Italy. Il già citato articolo di Mamone Capria (2020) illustra chiaramente l’entità dei decessi dovuti alle sindromi influenzali e il sito dell’Istituto Superiore di Sanità ci ricorda che il numero di casi di sindrome influenzale in Italia erano al 9 aprile 2020 ben 7.199.000.

Non si tratta qui di negare la crisi odierna e il suo tragico tributo di morti. Si tratta di capire perché i morti di ieri non fecero notizia e non suscitarono nessuna emozione ed empatia come quelli di oggi. E non si tratta di episodi di piccole dimensioni. I dati riportati da Iuliano et al. (2018) mostrano che le stime per la mortalità annua da influenza per complicanze respiratorie varia tra 291.243 e 645.832 soggetti per ogni stagione influenzale nel mondo. Forse è bene ricordare che stiamo parlando di una malattia infettiva e che stiamo parlando solo delle complicanze respiratorie dovute alle influenze. Gli autori dell’articolo sottolineano: “ Le nostre stime riflettono solo la mortalità respiratoria associata all’influenza, che probabilmente sottostima il vero impatto dell’influenza sui decessi. L’infezione da virus dell’influenza è anche associata al ricovero ospedaliero per problemi circolatori e decessi correlati, in particolare tra gli anziani25 ”.

Il SARS-Cov2, al 9 aprile 2020, ha causato 85.522 decessi nel mondo (WHO, 2020b), meno di 1/3 della stima più bassa delle morti annuali per sole complicanze respiratorie dovute all’influenza. Purtroppo la triste casistica delle morti dimenticate non si esaurisce qui. Sui nostri media nazionali l’evento drammatico del 2015, che descriviamo qui di seguito, ebbe una scarsa risonanza, tanto che pochissimi italiani ricordano ciò che successe. Signorelli e Odone (2016), analizzando i dati dell’ISTAT, rilevano che nel 2015 si verificarono in Italia 54.000 morti in più rispetto all’anno precedente, il più alto tasso di mortalità registrato dalla fine della seconda guerra mondiale. La mortalità era concentrata nella classe di età da 65 anni in su con tre picchi, uno nel dicembre 2014, uno in marzo 2015 e l’ultimo a luglio 2015. Date tipiche per la stagione influenzale invernale e per il “rebound” estivo. Una mortalità eccezionale che non ha trovato a tutt’oggi una spiegazione. Se utilizziamo le statistiche elaborate da Mamone Capria (2020) e sommiamo queste morti inspiegabili, non contabilizzate in quelle dovute alle complicanze da sindromi influenzali, a quelle per influenza, il dato complessivo per il 2015 è di 88.000 morti per conseguenze delle influenze, simil-influenze e cause da accertare, comunque verificatesi durante la stagione influenzale. I decessi sarebbero circa 71.000 se si utilizzano le stime di Rosano et al., 2019 per le sole influenze. Queste sono cifre paragonabili ai decessi causati sino al 9 aprile 2020 dal SARS-Cov2 nel mondo intero. Solo che nel mondo ci sono circa 7,4 miliardi di persone e in Italia poco più di 60 milioni. Nemmeno le circa 84.000 morti precoci causate annualmente per l’inquinamento atmosferico in Italia (Euractiv, 2018) sembrano abbiano impensierito. Così come le morti da infezioni contratte in ospedale, che passano da 18.668 decessi del 2003 a 49.301 del 2016 (Mamone Capria, 2020). Quasi 50.000 morti all’anno per infezioni nosocomiali, un triste primato che sembra non aver suscitato nessuna preoccupazione in chi ci ha governato ieri e in chi ci governa oggi.

Tutte queste cifre danno la dimensione di ciò che accade tutti gli anni nel mondo e nel nostro paese e permettono di leggere con più profondità e dettaglio la crisi di oggi. Dimenticare i morti di ieri non fa bene al rispetto dovuto ai morti di oggi e non aiuta a proteggere nessuno.

25 Our estimates reflect only influenza-associated respiratory mortality, which is likely to underestimate the true burden of influenza on deaths. Influenza virus infection is also associated with hospital admission for circulatory problems and deaths, especially among older adults . Riferimenti

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Inserito: 15 aprile 2020; revisione: 21 aprile 2020 Scienza e Democrazia/Science and Democracy www.dipmat.unipg.it/mamone/sci-dem

È in arrivo un vaccino spray nasale contro Covid-19?

3 Ottobre 2022 di ROBERTA VILLA

È in arrivo un vaccino

spray nasale contro Covid-19?

A distanza di un anno dalla scheda “Un vaccino spray nasale contro Covid-19 può essere la soluzione?”, in cui abbiamo parlato di vaccini contro Covid-19 sotto forma di spray nasale, questa linea di ricerca continua a essere prospettata come molto promettente: più facili da somministrare, più resistenti alle diverse condizioni di conservazione e trasporto, più accettabili per la popolazione, soprattutto per chi ha paura degli aghi. La vera svolta sarebbe tuttavia se la diversa via di somministrazione comportasse una maggiore efficacia di questi prodotti rispetto agli esistenti, grazie al fatto di sfruttare la stessa via usata dal virus per entrare nell’organismo [1,2].

I vaccini somministrati per iniezione autorizzati finora in Occidente organizzano infatti la difesa prevalentemente a livello del circolo sanguigno, cosicché il virus non possa diffondersi e proliferare provocando una malattia grave, ma non riescono a impedire l’infezione delle prime vie aeree, né, di conseguenza, il passaggio del contagio ad altri. Evocare una immunità locale che riesca a fare da barriera a livello di naso e gola potrebbe quindi essere una soluzione vincente anche per ridurre la circolazione del virus [3].

Dottore, ma sarebbe possibile avere un vaccino spray nasale contro Covid-19?
sono in arrivo vaccini contro Covid-19 sotto forma di spray nasaleNella scienza le belle idee vanno dimostrate, e ciò richiede tempo. Ci stanno lavorando decine di laboratori in tutto il mondo, affrontando la questione da diversi punti di vista.

Molti ricercatori stanno studiando le caratteristiche della risposta immunitaria a livello delle mucose, e in particolare il ruolo degli anticorpi locali chiamati IgA, evocati dall’infezione e dalle vaccinazioni già esistenti, per capire se davvero questi riescono a opporre una difesa in grado di neutralizzare SARS-CoV-2, anche nelle varianti Omicron attuali [4,5].

Altri ricercatori, invece, stanno mettendo alla prova diversi approcci per trasportare nelle mucose del naso o della gola il materiale capace poi di indurre una risposta immunitaria: per lo più si usano come vettori altri virus innocui, dagli adenovirus già utilizzati per i vaccini da iniettare (come quello di AstraZeneca, Jannsen e Sputnik) a virus influenzali o parainfluenzali attenuati, a quello della stomatite vescicolare, già modificato per produrre in passato un vaccino contro ebola [6,7,8].

Ci sono anche approcci più tradizionali, come il vaccino a subunità proteiche di SARS-CoV-2, una tecnica già largamente sperimentata contro l’influenza, prodotto in Iran e già autorizzato nel paese islamico.

Anche di Sputnik si dice sia già stata introdotta una versione spray, ma esistono solo dichiarazioni del ministro russo della salute, senza dati né conferme ufficiali.

Ma ho sentito di un vaccino contro Covid-19 sotto forma di spray nasale già autorizzato, è vero?
Ha fatto il giro del mondo l’ok a due vaccini anti Covid-19 per spray nasale autorizzati rispettivamente in Cina e in India. Il primo nasce dalla stessa collaborazione con ricercatori canadesi che ha permesso di realizzare il vaccino Cansino, qui semplicemente reso inalabile da naso e bocca come richiamo [8]; il secondo, invece, prodotto dalla Bharat Biotech sempre con un vettore adenovirale, ha ricevuto dalle autorità indiane il via libera anche come ciclo primario in due somministrazioni, attraverso gocce da instillare nel naso, dopo aver ricevuto dall’azienda una documentazione che è stata ritenuta sufficiente.

Di quali prove disponiamo?

sono in arrivo vaccini contro Covid-19 sotto forma di spray nasalePer ora questi semafori verdi sono stati accesi dai due Paesi asiatici anche senza che i risultati di studi di fase III, quelli necessari per dimostrare l’efficacia del prodotto su un’ampia popolazione, siano stati pubblicati. I dati disponibili hanno solo mostrato una risposta migliore e più duratura dopo l’inalazione di Cansino come richiamo in persone che avevano ricevuto due dosi del vaccino inattivato Coronavac, in alternativa a una terza dose con lo stesso prodotto.

Per quanto riguarda il vaccino indiano, l’azienda sostiene di aver dimostrato una superiorità delle gocce nel naso rispetto al suo prodotto iniettabile chiamato Covaxin. In nessuno dei due casi, tuttavia, è stata ancora indagata su una popolazione umana la capacità di questi prodotti di ridurre il rischio di trasmissione del virus, come in teoria si potrebbe sperare facciano, agendo sulle mucose, più di quanto facciano i vaccini utilizzati in Occidente.

Le uniche prove a questo riguardo si riferiscono a oggi a vari vaccini su modelli animali, dove in qualche caso fanno sperare anche in una protezione più ampia, che permetta di non dover continuamente aggiornare i vaccini alle varianti che si vanno selezionando nel pianeta [9,10]. Nulla fa pensare tuttavia, al momento in cui scriviamo, che questi vaccini siano più efficaci nei confronti della malattia grave rispetto a quelli a mRNA attualmente utilizzati nei Paesi ad alto reddito, né che le aziende che già li producono abbiano la possibilità o l’intenzione di cercarne l’autorizzazione da parte delle più severe agenzie regolatorie occidentali.

Due altri grandi studi su 20.000 persone circa in Cina e 40.000 in Africa stanno comunque mettendo alla prova altri due vaccini contro Covid-19 a virus SARS-CoV-2 vivo e attenuato, rispettivamente sotto forma di spray o gocce nel naso. E almeno un altro centinaio di candidati vaccini per spray, inalazione o gocce è attualmente oggetto di studio, anche se solo una ventina ha raggiunto le prime fasi cliniche, in cui si sperimenta la somministrazione in un numero crescente di volontari umani, misurando la risposta immunitaria a livello del sangue e delle mucose.

Dottore, esistono già vaccini nasali o per bocca?
sono in arrivo vaccini contro Covid-19 sotto forma di spray nasaleL’idea che la stimolazione locale delle mucose possa proteggere meglio dall’infezione non è affatto nuova. Si basano su questo principio alcuni vaccini tradizionali o più innovativi somministrati per bocca, che favoriscono una barriera più efficace a livello dell’intestino contro microrganismi che hanno una trasmissione per via gastroenterica, come i rotavirus o gli agenti responsabili del colera, del tifo o della poliomielite.

Per quest’ultima malattia, in particolare, le strategie vaccinali dei diversi Paesi hanno affiancato o cambiato nel tempo l’approccio a seconda della condizione epidemiologica. Oggi, in Italia, dove la poliomielite (almeno per ora) è stata eliminata, si ritiene sufficiente proteggere dal rischio di malattia i singoli individui con l’iniezione di un vaccino a virus inattivato; dove invece il virus della polio è ancora circolante, occorre impedire l’infezione e la trasmissione, perché non raggiunga eventuali soggetti suscettibili: in questi casi, si utilizza il vaccino di Sabin a virus vivo e attenuato, sotto forma di gocce da prendere per bocca.

Lo stesso Albert Sabin, incoraggiato dal successo di questo prodotto a cui si deve l’eliminazione del virus della polio dalla maggior parte della superficie terrestre, provò a lungo a creare un vaccino a spray nasale efficace contro il morbillo, senza mai riuscirci. Anche altri tentativi con altre malattie non hanno avuto risultati soddisfacenti. L’unico vaccino per spray nasale autorizzato nei Paesi ad alto reddito è un antinfluenzale pediatrico. Speriamo che contro Covid-19 si riesca a ottenere un maggiore successo.

Autore
Roberta Villa
Giornalista pubblicista laureata in medicina, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online, italiane e internazionali. Negli ultimi anni ha approfondito il tema delle vaccinazioni, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news. Sul tema della comunicazione della scienza è attualmente impegnata nel progetto europeo QUEST come research fellow dell’Università di Ca’Foscari a Venezia. Insieme ad Antonino Michienzi è autrice dell’e-book “Acqua sporca” (2014), un’inchiesta sul caso Stamina disponibile gratuitamente online. Ha scritto “Vaccini. Il diritto di non avere paura” (2017), distribuito in una prima edizione con il Corriere della Sera e in una seconda (2019) per il Pensiero scientifico editore. È molto attiva sui social network (Youtube, Instagram, Facebook) su cui sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione. Tutti gli articoli di Roberta Villa

Pfizer sotto indagine

Pfizer sotto indagine per un’evasione dal 1,2 miliardi, il tutto con spostamenti in USA e Olanda


Secondo quanto riportato da Bloomberg, Pfizer è oggetto di un’indagine da parte delle autorità italiane che affermano che l’azienda abbia evaso le imposte dei redditi in Italia per almeno 1,2 miliardi di euro di profitti trasferendo denaro a unità in altri Paesi. Una pratica molto diffusa, anzi potremmo dire comune, fra le multinazionali che dominano l’economia.
La Guardia di Finanza italiana sostiene che la filiale italiana di Pfizer, Pfizer Italia Srl con sede alle porte di Roma, abbia trasferito il capitale in eccesso a società affiliate negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi per evitare le imposte sui profitti pari al 26%. Notiamo che non c’è bisogno di mandare i denari in lontani ed esotici paradisi fiscali: basta tenerli nella UE e mandarli in Olanda, paese che si arricchisce con una concorrenza fiscale al limite della pirateria.

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La filiale italiana dell’azienda avrebbe inviato i capitali ad affiliate estere collegate alla Pfizer Production LLC e alla Pfizer Manufacturing LLC con sede nel Delaware. L’indagine sul colosso farmaceutico newyorkese è iniziata a febbraio e riguarda gli anni 2017, 2018 e 2019.
L’indagine della Guardia di Finanza italiana non significa necessariamente che Pfizer abbia commesso un illecito. Una volta completata l’indagine, i risultati saranno esaminati dall’Agenzia delle Entrate, che ha il potere di valutare potenziali multe e pagamenti di tasse se li ritiene giustificati.
“Le autorità fiscali italiane controllano e indagano abitualmente sulle tasse di Pfizer e Pfizer collabora con tali controlli e indagini”, ha dichiarato la portavoce dell’azienda Pam Eisele in una risposta via e-mail alle domande. “Pfizer rispetta le leggi e i requisiti fiscali dell’Italia”. ovviamente tutti sono innocenti, anche fiscalmente, fino a che non venga giudicato colpevole, o evasore.
Le azioni Pfizer sono scese brevemente prima di riguadagnare terreno e salire dell’1,3% alle 15:51 di mercoledì a New York.
Secondo la Guardia di Finanza, Pfizer avrebbe deciso di non distribuire dividendi durante il periodo dell’indagine, remunerando i propri azionisti attraverso il riacquisto di azioni proprie. Un altro modo elegante per non far notare come si stessero producendo profitti anche importanti e non dare troppo nell’occhio.

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Per carità, questo annuncio è assolutamente caduto in modo casuale con il cambiamento di governo e le indagini provengono dal passato, ma è comunque un segnale importante che viene dato anche a paesi della UE che, fino ad oggi, hanno approfittato di una normativa fiscale europea troppo lasca diventando le “Cayman del Mare del Nord”, cioè i Paesi Bassi. non si può avere un mercato comune dei capitali senza regole fiscali simili. Altrimenti avremo sempre società come le multinazionali, come Stellantis-FIAT, o anche grandi società famigliari, che evaderanno legittimamente il fisco semplicemente trasferendo gli utili su filiali olandesi.

Il vaccino Pfizer Covid-19 altera il DNA umano

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Il vaccino Pfizer Covid-19 altera il DNA umano

Uno studio svedese ha dimostrato e confermato che l’mRNA nelle iniezioni Pfizer/BioNTech Covid si infiltra nelle cellule e ne trascrive il messaggio sul DNA umano entro 6 ore, alterando il nostro stesso DNA uno studio precedente pubblicato nell’ottobre 2021 dalla Svezia ha scoperto che la proteina spike entra nei nuclei delle nostre cellule e altera il meccanismo che le nostre cellule hanno per riparare il DNA danneggiato. Abbiamo incluso questo studio qui poiché The Highwire ha realizzato un video di facile comprensione che lo spiega, inclusa la grafica, e quindi è un buon punto di partenza per aiutare a comprendere il significato dell’ultimo studio svedese.

Studi precedenti
Gli studi preclinici sugli animali dell’iniezione di mRNA di Pfizer/BioNTech Covid (BNT162b2) hanno mostrato effetti reversibili sul fegato dei ratti, tra cui: fegato ingrossato, vacuolazione e aumento dei livelli di enzimi (γGT, AST, ALP). Nel rapporto di valutazione su BNT162b2 fornito all’EMA da Pfizer, studi sui ratti hanno dimostrato che il contenuto non rimane nel sito di iniezione e una percentuale relativamente ampia (fino al 18%) della dose totale di “vaccino” finisce nel fegato.

Un altro studio condotto nel maggio 2021 da scienziati del MIT ha mostrato che l’RNA SARS-CoV-2 può essere trascritto inverso e integrato nel genoma delle cellule umane ed espresso come trascrizioni chimeriche. Sebbene nessuno dei media aziendali o della scienza aziendale sembrasse chiedere in quel momento, i risultati di questo studio fanno sorgere la domanda se questa stessa trascrizione inversa possa verificarsi anche con l’RNA nelle iniezioni di Covid.

ABC 10 News ha riportato lo studio del MIT poco dopo la sua pubblicazione.

Che cos’è la trascrizione inversa?
Le immagini parlano più di mille parole e quindi invece di cercare di scrivere una spiegazione abbiamo trovato un video che introduce il meccanismo della trascrizione inversa dell’HIV, un retrovirus. Potrebbe essere un po’ datato ed eccessivamente semplicistico, ma illustra come l’HIV infetti una cellula e si replichi utilizzando la trascrittasi inversa e il macchinario cellulare dell’ospite.

Il primo studio sulla trascrizione inversa delle proteine ​​​​spike di iniezione
A causa dei risultati degli studi sugli animali e dello studio del MIT, un gruppo di scienziati svedesi dell’Università di Lund ha condotto uno studio per studiare l’effetto che l’iniezione di Pfizer/BioNTech (BNT162b2) ha avuto sulle cellule epatiche umane e se l’RNA della proteina spike codificata di Pfizer può essere trascrizione inversa nel DNA. Lo studio, ” Intracellular Reverse Transcription of Pfizer BioNTech COVID-19 mRNA Vaccine BNT162b2 In Vitro in Human Liver Cell Line “, è stato pubblicato il 25 febbraio 2022.

“In questo studio, abbiamo studiato l’effetto di BNT162b2 sulla linea cellulare del fegato umano Huh7 in vitro”, hanno scritto gli autori dello studio.

Lo studio ha scoperto che l’iniezione di mRNA è in grado di entrare nella linea cellulare del fegato umano Huh7 e che l’mRNA delle iniezioni viene trascritto inversamente nel DNA appena sei ore dopo che le cellule sono state esposte ad esso.

“Un possibile meccanismo per la trascrizione inversa è attraverso la trascrittasi inversa endogena [intracellulare] LINE-1 e la distribuzione della proteina del nucleo di LINE-1 è elevata da BNT162b2”, hanno scritto gli autori dello studio.

“Eh le cellule sono cellule tumorali del fegato ‘immortali’ e crescono all’infinito se dai loro amore”, ha spiegato Jessica Rose , “LINE-1 è una trascrittasi inversa che portiamo e comprende circa il 17% del nostro genoma!”

“Il nostro studio mostra che [l’iniezione di mRNA di Pfizer] … può essere trascritta inversa nel DNA … e questo può far sorgere la preoccupazione se il DNA derivato da [iniezione] possa essere integrato nel genoma dell’ospite e influenzare l’integrità del DNA genomico, che può potenzialmente mediano effetti collaterali genotossici.

Nel video qui sotto, il Dr. Mobeen Syed, ospite del Dr. Been , spiega questo studio in parole povere. Abbiamo incorporato il video per iniziare al timestamp 8:17 dove inizia a spiegare, nei prossimi 9 minuti, la trascrizione inversa, le cellule Huh7, l’espressione genica LINE-1, la proteina LINE-1 e cosa significa tutto questo.**Il documento conclude: “Il nostro studio è il primo studio in vitro sull’effetto del vaccino mRNA Covid-19 BNT162b2 sulla linea cellulare del fegato umano. Presentiamo prove sull’ingresso rapido di BNT162b2 nelle cellule e sulla successiva trascrizione inversa intracellulare dell’mRNA di BNT162b2 nel DNA.

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Riferendosi allo studio, il dottor Peter McCullough ha twittato : “Alden et al, Lund University, Svezia, conferma una delle nostre peggiori paure. Il materiale genetico esogeno [extracellulare] che codifica per la pericolosa proteina Spike viene trascritto in senso inverso nel genoma umano; possibile espressione/sintesi costitutiva a lungo termine di Spike promotore della malattia/letale.

Era questo il piano da sempre?
Per rispondere alla domanda se ciò sia stato pianificato, di seguito è riportata una selezione di estratti di personaggi famigerati sull’editing genetico, nelle loro stesse parole. Non sono necessari ulteriori commenti, questi estratti parlano da soli, decidi tu.

In un’intervista con Charlie Rose, Klaus Schwab ha dichiarato: “Vedi la differenza di questa quarta rivoluzione industriale è che non cambia quello che stai facendo, ti cambia. Se prendi l’editing genetico, solo come esempio, sei tu che stai cambiando. E, naturalmente, questo ha un grande impatto sulla tua identità”.

Vedi di più: Il Charlie Rose Show, Klaus Schwab

Tal Zaks, chief medical officer di Moderna, ha dichiarato: “In ogni cellula c’è questa cosa chiamata RNA messaggero o in breve mRNA, che trasmette le informazioni critiche dal DNA nei nostri geni alla proteina, che è davvero la roba che siamo tutti fatto di. Questa è l’informazione critica che determina cosa farà la cellula. Quindi, lo pensiamo come un sistema operativo. …. Quindi, se potessi davvero cambiarlo, … se potessi introdurre una riga di codice, o cambiare una riga di codice, si scopre che ciò ha profonde implicazioni per tutto, dall’influenza al cancro”.
Per saperne di più: Bombshell: Il Chief Medical Officer di Moderna ammette che l’MRNA altera il DNA , 12 marzo 2021

Durante un’intervista con Anthony Fauci il 30 aprile 2020, Bill Gates si è detto particolarmente entusiasta di perseguire un nuovo approccio chiamato “vaccino a RNA”. Gates ha spiegato: “A differenza di un vaccino antinfluenzale, che contiene frammenti del virus dell’influenza in modo che il tuo sistema immunitario possa imparare ad attaccarli, un vaccino a RNA fornisce al tuo corpo il codice genetico necessario per produrre frammenti virali da solo”.

In questo periodo Gates realizzò un video promozionale per i suoi “vaccini a RNA”.
Forbes ha pubblicato un articolo il 29 novembre 2021 di Steven Salzberg intitolato “Sì, il vaccino cambia il tuo DNA. Un pochino. È una buona cosa.” E in seguito ha rinominato l’articolo in “I vaccini contro il Covid non alterano il tuo DNA: aiutano a scegliere le cellule per rafforzare la tua risposta immunitaria”.

L’autore ha cambiato il titolo per sottolineare che i vaccini “non alterano il tuo DNA” senza modificare il contenuto dell’articolo.

Per saperne di più: Forbes ammette che i vaccini mRNA alterano il DNA e poi cambiano il titolo , 2 dicembre 2021

 

 

Il tuo governo e le organizzazioni Big Tech
come Google, Facebook, Twitter e PayPal
stanno cercando di silenziare e chiudere The Expose.

È in arrivo un vaccino spray nasale contro Covid-19?

È in arrivo un vaccino spray nasale contro Covid-19?
3 Ottobre 2022 di ROBERTA VILLA


A distanza di un anno dalla scheda “Un vaccino spray nasale contro Covid-19 può essere la soluzione?”, in cui abbiamo parlato di vaccini contro Covid-19 sotto forma di spray nasale, questa linea di ricerca continua a essere prospettata come molto promettente: più facili da somministrare, più resistenti alle diverse condizioni di conservazione e trasporto, più accettabili per la popolazione, soprattutto per chi ha paura degli aghi. La vera svolta sarebbe tuttavia se la diversa via di somministrazione comportasse una maggiore efficacia di questi prodotti rispetto agli esistenti, grazie al fatto di sfruttare la stessa via usata dal virus per entrare nell’organismo [1,2].

I vaccini somministrati per iniezione autorizzati finora in Occidente organizzano infatti la difesa prevalentemente a livello del circolo sanguigno, cosicché il virus non possa diffondersi e proliferare provocando una malattia grave, ma non riescono a impedire l’infezione delle prime vie aeree, né, di conseguenza, il passaggio del contagio ad altri. Evocare una immunità locale che riesca a fare da barriera a livello di naso e gola potrebbe quindi essere una soluzione vincente anche per ridurre la circolazione del virus [3].

Dottore, ma sarebbe possibile avere un vaccino spray nasale contro Covid-19?
sono in arrivo vaccini contro Covid-19 sotto forma di spray nasaleNella scienza le belle idee vanno dimostrate, e ciò richiede tempo. Ci stanno lavorando decine di laboratori in tutto il mondo, affrontando la questione da diversi punti di vista.

Molti ricercatori stanno studiando le caratteristiche della risposta immunitaria a livello delle mucose, e in particolare il ruolo degli anticorpi locali chiamati IgA, evocati dall’infezione e dalle vaccinazioni già esistenti, per capire se davvero questi riescono a opporre una difesa in grado di neutralizzare SARS-CoV-2, anche nelle varianti Omicron attuali [4,5].

Altri ricercatori, invece, stanno mettendo alla prova diversi approcci per trasportare nelle mucose del naso o della gola il materiale capace poi di indurre una risposta immunitaria: per lo più si usano come vettori altri virus innocui, dagli adenovirus già utilizzati per i vaccini da iniettare (come quello di AstraZeneca, Jannsen e Sputnik) a virus influenzali o parainfluenzali attenuati, a quello della stomatite vescicolare, già modificato per produrre in passato un vaccino contro ebola [6,7,8].

Ci sono anche approcci più tradizionali, come il vaccino a subunità proteiche di SARS-CoV-2, una tecnica già largamente sperimentata contro l’influenza, prodotto in Iran e già autorizzato nel paese islamico.

Anche di Sputnik si dice sia già stata introdotta una versione spray, ma esistono solo dichiarazioni del ministro russo della salute, senza dati né conferme ufficiali.

Ma ho sentito di un vaccino contro Covid-19 sotto forma di spray nasale già autorizzato, è vero?
Ha fatto il giro del mondo l’ok a due vaccini anti Covid-19 per spray nasale autorizzati rispettivamente in Cina e in India. Il primo nasce dalla stessa collaborazione con ricercatori canadesi che ha permesso di realizzare il vaccino Cansino, qui semplicemente reso inalabile da naso e bocca come richiamo [8]; il secondo, invece, prodotto dalla Bharat Biotech sempre con un vettore adenovirale, ha ricevuto dalle autorità indiane il via libera anche come ciclo primario in due somministrazioni, attraverso gocce da instillare nel naso, dopo aver ricevuto dall’azienda una documentazione che è stata ritenuta sufficiente.

Di quali prove disponiamo?
sono in arrivo vaccini contro Covid-19 sotto forma di spray nasalePer ora questi semafori verdi sono stati accesi dai due Paesi asiatici anche senza che i risultati di studi di fase III, quelli necessari per dimostrare l’efficacia del prodotto su un’ampia popolazione, siano stati pubblicati. I dati disponibili hanno solo mostrato una risposta migliore e più duratura dopo l’inalazione di Cansino come richiamo in persone che avevano ricevuto due dosi del vaccino inattivato Coronavac, in alternativa a una terza dose con lo stesso prodotto.

Per quanto riguarda il vaccino indiano, l’azienda sostiene di aver dimostrato una superiorità delle gocce nel naso rispetto al suo prodotto iniettabile chiamato Covaxin. In nessuno dei due casi, tuttavia, è stata ancora indagata su una popolazione umana la capacità di questi prodotti di ridurre il rischio di trasmissione del virus, come in teoria si potrebbe sperare facciano, agendo sulle mucose, più di quanto facciano i vaccini utilizzati in Occidente.

Le uniche prove a questo riguardo si riferiscono a oggi a vari vaccini su modelli animali, dove in qualche caso fanno sperare anche in una protezione più ampia, che permetta di non dover continuamente aggiornare i vaccini alle varianti che si vanno selezionando nel pianeta [9,10]. Nulla fa pensare tuttavia, al momento in cui scriviamo, che questi vaccini siano più efficaci nei confronti della malattia grave rispetto a quelli a mRNA attualmente utilizzati nei Paesi ad alto reddito, né che le aziende che già li producono abbiano la possibilità o l’intenzione di cercarne l’autorizzazione da parte delle più severe agenzie regolatorie occidentali.

Due altri grandi studi su 20.000 persone circa in Cina e 40.000 in Africa stanno comunque mettendo alla prova altri due vaccini contro Covid-19 a virus SARS-CoV-2 vivo e attenuato, rispettivamente sotto forma di spray o gocce nel naso. E almeno un altro centinaio di candidati vaccini per spray, inalazione o gocce è attualmente oggetto di studio, anche se solo una ventina ha raggiunto le prime fasi cliniche, in cui si sperimenta la somministrazione in un numero crescente di volontari umani, misurando la risposta immunitaria a livello del sangue e delle mucose.

Dottore, esistono già vaccini nasali o per bocca?
sono in arrivo vaccini contro Covid-19 sotto forma di spray nasaleL’idea che la stimolazione locale delle mucose possa proteggere meglio dall’infezione non è affatto nuova. Si basano su questo principio alcuni vaccini tradizionali o più innovativi somministrati per bocca, che favoriscono una barriera più efficace a livello dell’intestino contro microrganismi che hanno una trasmissione per via gastroenterica, come i rotavirus o gli agenti responsabili del colera, del tifo o della poliomielite.

Per quest’ultima malattia, in particolare, le strategie vaccinali dei diversi Paesi hanno affiancato o cambiato nel tempo l’approccio a seconda della condizione epidemiologica. Oggi, in Italia, dove la poliomielite (almeno per ora) è stata eliminata, si ritiene sufficiente proteggere dal rischio di malattia i singoli individui con l’iniezione di un vaccino a virus inattivato; dove invece il virus della polio è ancora circolante, occorre impedire l’infezione e la trasmissione, perché non raggiunga eventuali soggetti suscettibili: in questi casi, si utilizza il vaccino di Sabin a virus vivo e attenuato, sotto forma di gocce da prendere per bocca.

Lo stesso Albert Sabin, incoraggiato dal successo di questo prodotto a cui si deve l’eliminazione del virus della polio dalla maggior parte della superficie terrestre, provò a lungo a creare un vaccino a spray nasale efficace contro il morbillo, senza mai riuscirci. Anche altri tentativi con altre malattie non hanno avuto risultati soddisfacenti. L’unico vaccino per spray nasale autorizzato nei Paesi ad alto reddito è un antinfluenzale pediatrico. Speriamo che contro Covid-19 si riesca a ottenere un maggiore successo.

Autore
Roberta Villa
Giornalista pubblicista laureata in medicina, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online, italiane e internazionali. Negli ultimi anni ha approfondito il tema delle vaccinazioni, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news. Sul tema della comunicazione della scienza è attualmente impegnata nel progetto europeo QUEST come research fellow dell’Università di Ca’Foscari a Venezia. Insieme ad Antonino Michienzi è autrice dell’e-book “Acqua sporca” (2014), un’inchiesta sul caso Stamina disponibile gratuitamente online. Ha scritto “Vaccini. Il diritto di non avere paura” (2017), distribuito in una prima edizione con il Corriere della Sera e in una seconda (2019) per il Pensiero scientifico editore. È molto attiva sui social network (Youtube, Instagram, Facebook) su cui sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione.

Brook Jackson Pfizer

Brook Jackson, l’informatore, ha affermato in una causa che è stata aperta a febbraio che la Pfizer e le parti associate hanno violato i regolamenti degli studi clinici e le leggi federali, incluso il False Claims Act.

Nella sua mozione di licenziamento, Pfizer afferma che i regolamenti non si applicano al suo contratto sui vaccini con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti perché l’accordo è stato eseguito sotto l’Altra Autorità di Transazione (OTA) del dipartimento, che offre ai titolari del contratto la possibilità di aggirare molte regole e leggi che normalmente si applicano ai contratti.

Ciò significa che l’affermazione di Jackson secondo cui Pfizer deve ancora rispettare i regolamenti federali sulle acquisizioni “è semplicemente sbagliata”, ha affermato Pfizer.

Warner Mendenhall, un avvocato che sta lavorando al caso di Jackson, ha affermato in una recente intervista che la Pfizer “chiaramente non ha seguito le leggi federali sugli appalti”.

“E ora stanno dicendo, ‘ovviamente non abbiamo seguito le leggi federali sugli appalti, non dovevamo farlo, questo era solo per un prototipo’”, ha aggiunto.

Mendenhall, che ha rifiutato una richiesta di intervista, ha detto che gli avvocati di Jackson stanno lavorando per trovare modi legali per contrastare l’argomento di Pfizer.

“Potremmo perdere su questo problema perché il loro contratto non impone … nessuno dei normali controlli ed equilibri sul controllo della qualità e sulla protezione dei consumatori che abbiamo combattuto per decenni in questo paese”, ha affermato.

Il contratto in questione è stato delineato in un accordo di base e in una dichiarazione di lavoro per l’accordo, che è stato firmato nell’estate del 2020.

Il governo ha accettato di pagare fino a 1,9 miliardi di dollari per 100 milioni di dosi del vaccino COVID-19 in attesa dell’autorizzazione normativa statunitense. Ciò includeva la produzione del vaccino oltre alla ricerca e allo sviluppo.

Il contratto è stato concesso in base alla disposizione “prototipo”, che rientra nell’OTA. Le regole per i prototipi stabiliscono che deve essere soddisfatta solo una delle quattro condizioni. La condizione soddisfatta nel contratto Pfizer era il coinvolgimento di un “appaltatore della difesa non tradizionale”.

La legge federale definisce gli appaltatori della difesa non tradizionali come “un’entità che non sta attualmente eseguendo e non ha eseguito” un contratto o subappalto per il Dipartimento della Difesa per almeno un anno prima della sollecitazione dell’accordo OTA. Pfizer ha dozzine di contratti con i militari.

Ciò significa che il governo ha certificato “una finzione assurda” per utilizzare un’OTA per concedere il contratto, Kathryn Ardizzone, consulente legale di Knowledge Ecology International, ha detto a The Epoch Times in una e-mail.

Il Dipartimento della Difesa e altre agenzie governative hanno aumentato nel tempo l’uso dell’OTA. Trentaquattro accordi di questo tipo sono stati stipulati nell’anno fiscale 2016; entro l’anno fiscale 2018, quel numero era 173, secondo l’Ufficio per la responsabilità del governo ( pdf ).

Poiché gli accordi proteggono i titolari di contratti da alcuni regolamenti e leggi, “l’uso crescente delle OTA, che include contesti in cui è inappropriato farlo, sta minando lo stato di diritto e mettendo a repentaglio gli interessi del pubblico”, ha affermato Ardizzone. Il contratto Pfizer è un esempio di contesto inappropriato, perché il contratto “non riguardava la produzione di un prototipo”, ha affermato.

Per quanto riguarda l’argomento di Pfizer, sul fatto che i Federal Acquisition Regulations (FAR) non si applichino all’accordo, non è chiaro che sia così.

L’accordo di base menziona solo le norme relative al trattamento delle informazioni classificate. La dichiarazione di lavoro non ne menziona alcuno.

“Non sono sicuro di cosa significhi quando un’OTA tace su un regolamento che appare nelle FAR”, ha detto Ardizzone. ” Spetterebbe al giudice decidere, e potrebbe schierarsi con Pfizer poiché l’opinione prevalente è che i regolamenti FAR non si applicano necessariamente a un’OTA “.

Pfizer, nella sua mozione di rigetto, ha osservato che il governo non si è unito alla causa di Jackson – è stata presentata per conto del governo – né le autorità di regolamentazione hanno revocato l’autorizzazione del suo vaccino, che è stato autorizzato dalla Food and Drug Administration (FDA) alla fine del 2020 , dopo che Jackson ha rivelato problemi nei siti gestiti da Ventavia Research Group, un subappaltatore di Pfizer.

“L’accordo non fa menzione dei regolamenti FDA e delle disposizioni FAR citate nella denuncia del relatore”, ha affermato Pfizer. “L’accordo condiziona invece il pagamento, più semplicemente, alla consegna da parte di Pfizer di un prodotto autorizzato o approvato dalla FDA. Il vaccino di Pfizer soddisfa tale condizione da dicembre 2020, come riconosce la denuncia, e il vaccino continua a soddisfare tale condizione oggi. La Corte dovrebbe respingere l’espressa richiesta di certificazione del Relatore solo per questo motivo.

MARTIN PALL: E’ IL WIRELESS 5G

MARTIN PALL: E’ IL WIRELESS 5G A INNESCARE LA POLMONITE MORTALE CAUSATA DAL VIRUS COVID-19

L’esplosione patologica del coronavirus, la polmonite interstiziale, sarebbe innescata dall’inquinamento elettromagnetico prodotto dal 5G. Lo afferma il professor Martin Pall, biochimico dell’università di Washington, riscontrando la singolare coincidenza tra la diffusione di  massa del Covid-19 e la massiccia presenza della rete wireless di quinta generazione nella città cinese di Wuhan, epicentro iniziale della pandemia, “assediata” da non meno di 10.000 antenne 5G. «E’ al riparo dal coronavirus chi vive senza il 5G», afferma Pall, nel corso di recenti conferenze in cui lo scienziato affronta il problema in termini divulgativi, per informare la popolazione. L’argomento è di scottante attualità: mentre ad avanzare sospetti sulla correlazione tra virus e 5G in Lombardia è lo stesso Gunter Pauli, consigliere economico del primo ministro italiano Giuseppe Conte, due paesi come la Svizzera e la Slovenia (quest’ultima, membro dell’Unione Europea) hanno appena stabilito di sospendere l’installazione della rete 5G sul loro territorio, in attesa che venga chiarito il suo impatto sulla salute umana.

 

Secondo il professor Pall, la sollecitazione dell’emissione 5G avrebbe il potere di lesionare le nostre cellule intervenendo sui Vgcc, i canali ionici del calcio (sensibili alla tensione elettrica) presenti nella membrana cellulare. «L’attivazione dei Vgcc aggrava la replicazione virale e gli effetti dell’infezione, fino a provocare la morte», afferma Pall, puntando il dito contro lo “stress ossidativo” cui sarebbero sottoposte le cellule polmonari, dando luogo a «elevazione di Nf-kappaB, infiammazione e apoptosi», tutti effetti provocati dalla presenza – improvvisamente eccessiva – di calcio intracellulare. «Agendo tramite l’attivazione dei Vgcc – sostie

ne lo scienziato – i campi elettromagnetici renderanno sempre più grave la polmonite». La ricerca di Martin Pall si concentra da anni sulla correlazione ambientale con meccanismi infiammatori che causano patologie gravi. Il primo imputato è l’elettrosmog, aggravato dalla stessa rete 4G (quella degli attuali smartphone). Tra gli effetti più estremi sulla salute, Pall annovera sterilità, autismo e Alzheimer.

Il dottor Emilio Terziano, co-fondatore di Pentater, non esclude neppure alcuni tumori tra le patologie di cui sarebbe corresponsabile l’elettrosmog, in “dosi” elevate. E’ ormai accertato, afferma il medico, che le condizioni ambientali – in presenza di forti alterazioni di origine tecnologica – possano compromettere seriamente la nostra salute. Esperto in “medicina vibrazionale”, il dottorTerziano – attraverso studi avanzati, che contemplano le più recenti acquisizioni della fisica quantistica – sottolinea la necessità di proteggere l’organismo, quanto più possibile, dalle interferenze potenzialmente pericolose. In questo campo, Pentater vanta ormai un’esperienza pluriennale: i suoi dispositivi a impatto zero, come Elektron (per casa e ufficio) e Mobile (per i telefoni cellulari) garantiscono una completa schermatura dalle onde invisibili da cui siamo colpiti ogni giorno, e che possono minacciare il nostro benessere.

Approfondimento su Natural Science:

PREZZI DEL’ENERGIA E ANTITRUST

 

19 OTTOBRE 2022 13:00

Prezzi energia, istruttoria dell’Antitrust su quattro compagnie

Le modifiche tariffarie di luce e gas naturale sotto la lente dell’Antitrust, che ha avviato procedimenti nei confronti di Iren, Iberdrola, E.ON e Dolomiti

(646)       

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 COMMENTA

Da video

I prezzi di energia elettrica e gas naturale finiscono sotto la lente dell’Antitrust, che ha avviato quattro procedimenti istruttori nei confronti di Iren, Iberdrola, E.ON e Dolomiti.

 

Sotto la lente le proposte di modifica del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale, in contrasto con il 

Dl Aiuti bis

. La 

norma sospende

 infatti, fino al 30 aprile 2023, l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il

 prezzo di fornitura 

sia delle comunicazioni di preavviso. L’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni ad altre

 25 società

.

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Prezzi di energia, quali sono le altre società sotto la lente dell’Antitrust 

– L’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A Energia, Acea Energia, AGSM ENERGIA, Alleanza Luce & Gas, Alperia, AMGAS, ARGOS, Audax Energia, Axpo Italia, Bluenergy Group, Duferco Energia, Edison Energia, Enegan, Enel Energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne Energia, Estra Energie, Hera Comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi.

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Cosa viene contestato: diritti dei consumatori non rispettati 

– In particolare, a Iberdrola e ad E.ON. viene contestata la comunicazione con cui le società hanno rappresentato agli utenti la risoluzione del contratto di fornitura per eccessiva onerosità sopravvenuta, in alternativa all’accettazione di un nuovo contratto a condizioni economiche significativamente peggiori. A Dolomiti, invece, viene contestata l’asserita efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del Decreto Aiuti bis (10 agosto 2022), mentre la norma fa salve solo le modifiche unilaterali “perfezionate” ovvero effettivamente applicate prima della stessa data. A Iren, infine, viene contestata la comunicazione relativa alla asserita scadenza di tutte le offerte a prezzo fisso con la contestuale prospettazione delle nuove e peggiorative condizioni economiche di offerta, in alternativa alla facoltà del cliente di recedere dalla fornitura. A Iberdrola e Dolomiti viene anche contestata l’ingannevolezza delle comunicazioni che evidenzierebbero l’impossibilità di fornire energia elettrica al prezzo contrattualmente stabilito a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale, in espressa e grave contraddizione con le affermazioni diffuse nei messaggi promozionali, secondo le quali l’energia elettrica venduta proverrebbe esclusivamente da fonti rinnovabili. Alle altre 25 società fornitrici di energia elettrica e gas naturale l’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni per acquisire copia di eventuali comunicazioni contra legem mandate ai consumatori, a partire dal 1 maggio 2022, relative alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche di fornitura o anche alla rinegoziazione/sostituzione/aggiornamento applicate dopo il 10 agosto 2022. L’Antitrust intende verificare se siano state attuate similari condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.

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Le misure del governo

 – Le misure messe in campo dal governo hanno infatti frenato gli aumenti. L’inverno non fa più così paura per chi temeva di restare al freddo o di pagare cifre astronomiche per riscaldare la propria casa. Ma in primis devono essere le società a dimostrarsi limpide con i consumatori: è l’avvertimento dell’Antitrust. L’autunno dalle temperature miti, e l’Europa che si muove per frenare la corsa dei prezzi energetici, hanno già avuto effetti sul prezzo del gas che comincia la sua caduta libera e torna ai livelli di giugno. 
 

 

 

 

PREZZI ENERGIA ANTITRUST

 

Anni fa accedendo sul Deep Web:”PROGETTO PRISM”

 

TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE SU PRISM ”HANNO FATTO QUELLO CHE VOLEVANO” E ORA….

Abbiamo attinto ai nostri archivi per rinfrescare la memoria della collettività che spesso dimentica la matrice di tutto quello che sta accadendo adesso sotto i nostri occhi.

Un colpo di stato, una crisi economica, un cambio di governo, una guerra a comando, tutto questo avviene solo ed unicamente grazie a quello che tutti considerano una formalità di poco conto come quella della privacy.

La privacy !

Anni fa accedendo sul Deep Web mi imbatto in dei file audio con un interfaccia classica su sfondo nero, stile anni 90 tipico del Commodore 64.

Prese le dovute precauzioni del caso apro il file e ascolto il contenuto che poteva essere in qualsiasi lingua o provenienza, la dicitura era questa; pkw.ss, me lo ricordo bene ancora oggi in quanto il contenuto ha fatto da imprinting sulla mia memoria.

Si sentivano al telefono persone di spicco della politica italiana (È come vincere 1 milione di dollari alla slot machine con un centesimo) che comunicavano tra loro e che ancora oggi sono ai vertici della nomenclatura parlamentare attualmente al governo. ( Il dialogo era banale)

Come sia stata archiviata registrazione non lo so, come sia potuta essere di libero accesso, nemmeno, rimane il fatto che di file come questi ce n’erano solo nella prima schermata continua oltre 12’000 provenienti da tutto il mondo, un po come WikiLeaks per intenderci.

Ci sono pure io

2 anni fa circa mi capitò di accedere ad un forum statunitense per reperire delle informazioni legate alle torri gemelle e tra i commenti come accade spesso gli utenti inseriscono dei collegamenti che poi indicizzano a qualcosa che non si sa mai dove portano.

Provai ad entrare e da li c’era l’accesso ad un motore di ricerca dove per sfizio inserii il mio nome e cognome con annesse alcune coordinate supplementari e in un batter ciglio apparve il dialogo che ebbi in una chat privata avvenuta da me 20 anni prima e che in tutta onestà trovai assai imbarazzante.

Troncare la carriera di un politico è un gioco da ragazzi, la magistratura italiana ed in tutto il mondo agisce a comando (La corruzione è totale) quando serve, ed il libero (si fa per dire) cittadino se pensa di non avere qualche scheletro nell’armadio deve solo domandarlo a Google, Yandex, Facebook, Pinterest, Instagram, con il supporto delle tecnologie hi-tek con il beneplacito di una smart Tv sparsa qua e la per la casa.

Toba60

Noi di Toba60 forniamo informazioni che non sono offerte dal mainstream e quindi possono sembrare controverse.

Noi confidiamo che il contenuto dei nostri articoli inducano ognuno di voi ad una riflessione. Per favore usate discernimento! Un pensiero logico, la vostra intuizione e la connessione con la Sorgente, lo Spirito e le leggi naturali che vi aiutano a determinare cosa è vero e cosa no. Condividendo informazioni e seminando il dialogo, il nostro obiettivo è aumentare la consapevolezza delle verità superiori per liberarci dalla schiavitù della Matrix in questo regno materiale.

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Staff Toba60

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Tutto Quello che Devi Sapere su Prism

Dall’11 settembre 2001, il governo degli Stati Uniti ha aumentato drasticamente la capacità delle sue agenzie di intelligence di raccogliere e indagare informazioni sia su soggetti stranieri che su cittadini statunitensi. Alcuni di questi programmi di sorveglianza, tra cui un programma segreto chiamato PRISM, catturano i dati privati di cittadini che non sono sospettati di alcun legame con il terrorismo o con qualsiasi altro illecito.

A giugno, un appaltatore privato che lavora per Booz Allen Hamilton ha fatto trapelare delle diapositive di presentazione classificate che descrivevano in dettaglio l’esistenza e le operazioni di PRISM: un meccanismo che consente al governo di raccogliere i dati degli utenti di aziende come Microsoft, Google, Apple, Yahoo e altre. Sebbene gran parte del programma – e il resto degli sforzi di sorveglianza della NSA – siano ancora avvolti nella segretezza, ulteriori dettagli stanno venendo alla luce man mano che l’opinione pubblica, così come i suoi sostenitori e rappresentanti, fanno pressione sul governo per ottenere informazioni sullo spionaggio interno.

6 giugno 2013

PRISM viene rivelato da alcune diapositive trapelate: Il Washington Post e il Guardian ottengono una presentazione di sicurezza di 41 diapositive trapelata. Entrambe le pubblicazioni affermano che, secondo le diapositive, PRISM è considerato un programma altamente classificato che consente alla National Security Agency e al Federal Bureau of Investigation di recuperare dati direttamente da Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, AOL, Skype, YouTube e Apple.

Le aziende negano la conoscenza e la partecipazione a PRISM: mentre il Post e il Guardian sostengono, sulla base della fuga di notizie, che l’NSA ha avuto accesso diretto ai server di Microsoft, Google, Apple e altri, i portavoce delle aziende negano il coinvolgimento nel programma, per non parlare della sua conoscenza.

Il direttore dell’intelligence nazionale statunitense risponde: In seguito allo scoppio della storia di PRISM, il direttore dell’intelligence nazionale statunitense, James Clapper, rilascia diverse dichiarazioni sulla fuga di notizie. Clapper minimizza lo scandalo, chiedendo al pubblico di fidarsi semplicemente del fatto che l’agenzia rispetta le libertà civili.

7 giugno 2013

Il governo britannico sarebbe coinvolto in PRISM: il Guardian riferisce che anche il governo britannico è coinvolto nel programma PRISM e che il quartier generale del governo britannico per le comunicazioni (GCHQ) è stato in grado di visualizzare i dati privati degli utenti di Internet dal 2010 nell’ambito del programma della NSA.

Il Presidente Obama risponde: Il Presidente tenta di sviare l’indignazione per il programma PRISM, sostenendo che il Congresso ne è a conoscenza e lo approva da anni, ma afferma di essere favorevole al dibattito.

9 giugno 2013

L’informatore si rivela: Il responsabile della fuga di notizie, il 29enne appaltatore di Booz Allen Hamilton Edward Snowden, si rivela. Si descrive come un whistleblower e, rifugiatosi a Hong Kong, dice di non aspettarsi di rivedere il proprio paese.

11 giugno 2013

La pressione dell’opinione pubblica porta all’azione del Congresso: Tra la crescente preoccupazione dell’opinione pubblica, le notizie diffuse dai media e l’interesse dei legislatori per la fuga di notizie, un gruppo bipartisan di otto senatori statunitensi annuncia una proposta di legge per declassificare i pareri dei tribunali che consentono alla NSA di condurre la sorveglianza di PRISM, nonché il programma di registrazioni telefoniche che è trapelato giorni prima che PRISM diventasse pubblico.

18 giugno 2013

Il governo difende i programmi di sorveglianza: Il direttore della NSA, il generale Keith Alexander, dichiara al Congresso che “oltre 50” complotti terroristici sono stati fermati dalle attività di sorveglianza dall’11 settembre. Nel frattempo, il Presidente Obama difende il programma della NSA in un’intervista al programma Charlie Rose, ma non offre nuove informazioni su PRISM.

Cosa diavolo è PRISM?

PRISM è uno strumento utilizzato dalla National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti per raccogliere dati elettronici privati appartenenti agli utenti dei principali servizi Internet come Gmail, Facebook, Outlook e altri. È l’ultima evoluzione degli sforzi di sorveglianza elettronica del governo statunitense dopo l’11 settembre, iniziati sotto il presidente Bush con il Patriot Act e ampliati con il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA) promulgato nel 2006 e nel 2007.

Ci sono molte cose che ancora non sappiamo su come funziona PRISM, ma l’idea di base è che consente alla NSA di richiedere dati su persone specifiche alle principali aziende tecnologiche come Google, Yahoo, Facebook, Microsoft, Apple e altre. Il governo degli Stati Uniti insiste sul fatto che la raccolta di dati è consentita solo se autorizzata dalla segreta Corte di Sorveglianza dei Servizi Segreti.

Perché PRISM è un problema?

Un ex appaltatore dell’NSA ha fatto trapelare delle diapositive di presentazione classificate che illustrano alcuni aspetti di PRISM. Il 6 giugno, The Guardian e il Washington Post hanno pubblicato rapporti basati sulle diapositive trapelate, in cui si afferma che la NSA ha “accesso diretto” ai server di Google, Facebook e altri. Nei giorni successivi alla fuga di notizie, le aziende coinvolte hanno negato con veemenza di essere a conoscenza e di partecipare a PRISM e hanno respinto le accuse secondo cui il governo statunitense sarebbe in grado di accedere direttamente ai dati dei propri utenti.

Sia le aziende che il governo insistono sul fatto che i dati vengono raccolti solo con l’approvazione del tribunale e per obiettivi specifici. Come riporta il Washington Post, PRISM sarebbe solo un sistema semplificato – che varia a seconda delle aziende – che consente di accelerare le richieste di raccolta dati approvate dal tribunale. Poiché i dettagli tecnici sul funzionamento di PRISM sono scarsi e il tribunale FISA opera in segreto, i critici sono preoccupati per la portata del programma e per la sua eventuale violazione dei diritti costituzionali dei cittadini statunitensi.

I critici hanno messo in dubbio la validità costituzionale di PRISM

Come è stato creato PRISM?

Come riporta il Washington Post, il Protect America Act del 2007 ha portato alla creazione di un programma segreto dell’NSA chiamato US-984XN, noto anche come PRISM. Il programma sarebbe una versione semplificata delle stesse pratiche di sorveglianza che gli Stati Uniti conducevano negli anni successivi all’11 settembre, nell’ambito del “Programma di sorveglianza dei terroristi” del presidente George W. Bush.

Il Protect America Act consente al procuratore generale e al direttore dell’intelligence nazionale di spiegare in un documento classificato come gli Stati Uniti raccoglieranno ogni anno informazioni sugli stranieri all’estero, ma non richiede che vengano nominati obiettivi o luoghi specifici. Come riporta il Post, una volta che il piano è stato approvato da un giudice federale in un’ordinanza segreta, la NSA può richiedere ad aziende come Google e Facebook di inviare dati al governo, purché le richieste soddisfino i criteri del piano riservato.

Le linee guida della NSA per la sorveglianza mirata, a lungo ricercate, sembrano smentire le affermazioni di Obama secondo cui PRISM “non si applica” agli americani. I documenti mostrano come l’agenzia cerchi di evitare i cittadini statunitensi, ma rivelano un’ampia serie di circostanze in cui le comunicazioni degli americani possono essere conservate.

23 giugno 2013

Edward Snowden fugge da Hong Kong in cerca di asilo: dopo che gli Stati Uniti lo hanno accusato e hanno intensificato le pressioni su Hong Kong per estradarlo, l’informatore Edward Snowden fugge da Hong Kong. Con l’aiuto di WikiLeaks, Snowden ha raggiunto un aeroporto di Mosca dove continua a vivere in attesa di asilo.

29 giugno 2013

Rivelate nuove diapositive di PRISM: Nuove diapositive di PRISM rivelate dal Washington Post suggeriscono che PRISM ha oltre 100.000 registrazioni e il Post afferma che queste si riferiscono a “obiettivi di sorveglianza attiva”. Le nuove diapositive fanno anche riferimento diretto al monitoraggio in tempo reale di e-mail, testi e chat vocali.

4 luglio 2013

Cosa raccoglie la NSA?

Sebbene PRISM sia stata la storia più chiacchierata emersa dalle fughe di notizie di Snowden, le rivelazioni hanno fatto luce su una vasta gamma di programmi di sorveglianza della NSA. In linea di massima, questi possono essere suddivisi in due categorie: le intercettazioni “a monte”, che estraggono i dati direttamente dai cavi di telecomunicazione sottomarini, e gli sforzi come PRISM, che acquisiscono le comunicazioni dai fornitori di servizi statunitensi. Una delle diapositive della presentazione di PRISM trapelata indica agli analisti di “utilizzare entrambe” queste fonti.

I programmi della NSA raccolgono due tipi di dati: metadati e contenuti. I metadati sono i sottoprodotti sensibili delle comunicazioni, come i tabulati telefonici che rivelano i partecipanti, gli orari e la durata delle chiamate; le comunicazioni raccolte da PRISM includono i contenuti di e-mail, chat, chiamate VoIP, file archiviati su cloud e altro ancora. I funzionari statunitensi hanno cercato di dissipare i timori sulla raccolta indiscriminata di metadati da parte della NSA sottolineando che non rivela il contenuto delle conversazioni. Ma i metadati possono essere altrettanto rivelatori dei contenuti: i metadati di Internet comprendono informazioni come i registri delle e-mail, i dati di geolocalizzazione (indirizzi IP) e le cronologie delle ricerche sul Web. A causa di una legge vecchia di decenni, negli Stati Uniti i metadati sono anche molto meno protetti dei contenuti.

Proteste a livello nazionale negli Stati Uniti: Il 4 luglio si svolgono in tutti gli Stati Uniti manifestazioni di protesta contro lo spionaggio dell’NSA, denominate “Restore the Fourth”.

Chi è responsabile della fuga di notizie su PRISM?

Edward Snowden

Edward Snowden, un appaltatore dell’intelligence di 29 anni, ex dipendente dell’NSA, della CIA e di Booz Allen Hamilton, ha confessato la responsabilità della fuga dei documenti PRISM. Si è rivelato il 9 giugno, tre giorni dopo la pubblicazione dei rapporti su PRISM; in un’intervista al Guardian, Snowden ha dichiarato: “Non voglio vivere in una società che fa questo genere di cose” e ha affermato di essere stato motivato dal dovere civico di far trapelare informazioni classificate.

Prima di divulgare i documenti, Snowden ha lasciato gli Stati Uniti per evitare la cattura, rifugiandosi a Hong Kong, dove è rimasto fino al 23 giugno. Con l’assistenza di WikiLeaks, Snowden è fuggito da Hong Kong per Mosca e ha chiesto asilo in Ecuador, Russia e altri Paesi. Risiede ancora in un aeroporto di Mosca, in attesa che gli venga concesso l’asilo.

“I programmi della NSA raccolgono due tipi di dati: metadati e contenuti”.

Un ordine del tribunale trapelato e fornito da Snowden ha mostrato che Verizon sta consegnando alla NSA le registrazioni delle chiamate e i metadati della telefonia di tutti i suoi clienti su “base continua e quotidiana”. La raccolta di massa di metadati Internet è iniziata nell’ambito di un programma dell’era Bush chiamato “Stellarwind”, rivelato per la prima volta dall’informatore della NSA William Binney. Il programma è stato portato avanti per due anni sotto l’amministrazione Obama, ma da allora è stato interrotto e sostituito da una serie di programmi simili con nomi come “” e “ShellTrumpet”.

Come raccoglie i dati la NSA?

Mancano ancora molti dettagli cruciali su come e in quali circostanze la NSA raccoglie dati. Dal punto di vista legale, i programmi di sorveglianza si basano su due statuti chiave, la Sezione 702 del FISA Amendments Act (FAA) e la Sezione 215 del Patriot Act. Il primo autorizza la raccolta dei contenuti delle comunicazioni nell’ambito di PRISM e di altri programmi, mentre il secondo autorizza la raccolta di metadati da compagnie telefoniche come Verizon e AT&T. Tuttavia, numerosi rapporti e documenti trapelati indicano che gli statuti sono stati interpretati in segreto dai tribunali di intelligence FISA per concedere un’autorità molto più ampia di quella originariamente prevista. I documenti indicano inoltre che i tribunali FISA approvano solo le procedure di raccolta dell’NSA e non sono necessari mandati individuali per obiettivi specifici.

“Le comunicazioni “acquisite inavvertitamente” possono ancora essere conservate e analizzate per un massimo di cinque anni”.

Un analista inizia inserendo dei “selettori” (termini di ricerca) in un sistema come PRISM, che poi “assegna” informazioni da altri siti di raccolta, noti come SIGAD (Signals Intelligence Activity Designators). I SIGAD hanno nomi in codice sia classificati che non classificati e sono incaricati di diversi tipi di dati: uno chiamato raccoglie i contenuti delle conversazioni telefoniche, mentre altri come MARINA archiviano i metadati di Internet.

I documenti trapelati dimostrano che, in base alle regole dell’agenzia in materia di targeting e “minimizzazione”, gli analisti dell’NSA non possono prendere di mira in modo specifico qualcuno che “si ritiene ragionevolmente” essere una persona statunitense che comunica sul territorio degli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, un analista deve avere almeno il “51%” di certezza che il suo obiettivo sia straniero. Ma anche in questo caso, le pratiche di “concatenamento dei contatti” dell’NSA – in base alle quali un analista raccoglie dati sui contatti di un obiettivo e sui contatti dei suoi contatti – possono facilmente far sì che parti innocenti rimangano coinvolte nel processo.

Le norme stabiliscono che l’analista deve adottare misure per rimuovere i dati che si ritiene provengano da “persone statunitensi“, ma anche se non sono rilevanti per il terrorismo o la sicurezza nazionale, queste comunicazioni “acquisite inavvertitamente” possono essere conservate e analizzate per un massimo di cinque anni – e persino fornite all’FBI o alla CIA – in un’ampia serie di circostanze. Queste includono le comunicazioni che “si ritiene ragionevolmente che contengano prove di un crimine che è stato, è in corso o sta per essere commesso” o che contengono informazioni rilevanti per la proliferazione delle armi o la sicurezza informatica. Se le comunicazioni sono criptate, possono essere conservate a tempo indeterminato.

FORT MEADE (STATI UNITI)

E adesso?

Nelle settimane successive alla divulgazione dei documenti PRISM, un ampio dibattito pubblico internazionale sui programmi di sorveglianza e spionaggio del governo degli Stati Uniti ha coinvolto nella controversia la NSA, il Congresso e l’amministrazione Obama. Mentre i sostenitori della sorveglianza della NSA al Congresso e alla Casa Bianca compreso il Presidente Obama hanno difeso la legalità e la necessità dei programmi, alcuni legislatori statunitensi hanno reagito. A giugno, un gruppo bipartisan di senatori ha presentato una proposta di legge che mira a limitare le problematiche disposizioni legali che conferiscono alle agenzie di intelligence statunitensi un’autorità quasi illimitata nel condurre una sorveglianza senza mandato sulle comunicazioni nazionali ed estere. Molti altri legislatori hanno presentato le proprie misure, ma la riforma legislativa è ancora in fase iniziale.

“Un programma illegale e incostituzionale di sorveglianza elettronica a tappeto”.

Nel frattempo, una coalizione di gruppi di interesse e organizzazioni private sta sfidando direttamente in tribunale alcuni dei programmi di sorveglianza della NSA. Il 16 luglio, un’ampia coalizione di querelanti ha citato in giudizio il governo degli Stati Uniti per “un programma illegale e incostituzionale di sorveglianza elettronica a tappeto”, in cui la NSA raccoglie tutti i dati telefonici gestiti da Verizon, AT&T e Sprint negli Stati Uniti. Sono in corso anche cause separate intentate dall’Electronic Privacy Information Center e dall’American Civil Liberties Union, ma il governo non ha ancora risposto alle accuse in tribunale.

Anche le aziende al centro della controversia di PRISM stanno agendo, ma i dettagli specifici relativi al loro coinvolgimento nella sorveglianza governativa dei cittadini statunitensi non sono ancora chiari. Nell’ultimo mese, Microsoft, Google, Yahoo e altri hanno intensificato le pressioni sul governo per rendere noto il processo che li obbliga a consegnare i dati degli utenti al governo. In un accorato appello lanciato da Microsoft il 16 luglio, il consulente generale dell’azienda Brad Smith ha dichiarato: “Crediamo che la Costituzione degli Stati Uniti garantisca la nostra libertà di condividere più informazioni con il pubblico, eppure il governo ce lo impedisce”.

Infine, c’è il gruppo di persone più colpito da PRISM e dai suoi programmi fratelli: il pubblico americano. Il 4 luglio, in più di 100 città statunitensi, le manifestazioni “Restore the Fourth” hanno protestato contro i programmi di sorveglianza del governo, concentrandosi sulla privacy elettronica. Non è chiaro se l’indignazione pubblica porterà a una riforma, ma grazie alle azioni drammatiche di un giovane appaltatore dell’intelligence, ora abbiamo almeno l’opportunità di discutere di ciò che il governo statunitense ha nascosto al pubblico in nome della sicurezza nazionale.

T.C. Sottek and Janus Kopfstein

 

«I senatori sapevano che il vaccino non fermava il virus»

L’ammissione di Pfizer sui vaccini testati in fretta non coglie di sorpresa il professor Paolo Bellavite, che esattamente un anno fa avvertì i senatori: «Mostrai in audizione che il vaccino non interrompeva la trasmissione, ciononostante approvarono gli obblighi. Nessuno ora può fare finta di non sapere».


Professor Paolo Bellavite, Pfizer ha ammesso che non sapeva se il vaccino avrebbe interrotto la trasmissione del virus. E adesso?
E adesso spero che la politica non faccia finta di niente. Di sicuro è clamoroso che queste cose vengano ammesse in un organismo della Commissione, ora nessuno avrà più scuse. Bisogna togliere immediatamente l’obbligo.

È stupito?
Per nulla. Quanto dichiarato ufficialmente dalla rappresentante Pfizer si sapeva già dal dicembre 2020. Ai partecipanti dello studio Pfizer-Biontech non è stato fatto neppure un tampone di screening. Poi nell’estate 2021 è emerso dall’uso pratico sul campo che i vaccinati potevano trasmettere il virus come i non vaccinati. Ma ciò che mi indigna è altro.

Cosa?
Io e altri come Marco Cosentino abbiamo portato le prove della mancanza di test sull’efficacia anche alla Commissione Affari Costituzionali del Senato. In più con la Commissione Medico Scientifica Indipendente organizzammo un convegno a Roma in cui invitammo tutti i gruppi politici e i ministri.

Perché dice questo?
Perché il governo e i parlamentari della scorsa legislatura non possono fare finta di nulla adesso o accampare la scusa che potevano non sapere. Sapevano tutto perché noi gliel’avevamo detto, nonostante questo hanno imposto gli obblighi e il “nazipass” continuando a mantenerlo in vigore contro le evidenze.

Dunque, ricapitolando: l’assenza dei dati sulla sicurezza è sempre stata accertata, prova ne sono i tanti effetti avversi incontrollati; ora si aggiunge l’assenza dei dati sull’efficacia, non in chiave di protezione, ma in chiave di anti-trasmissione?
Esatto, ma ripeto. Il primo a denunciarlo è stato Peter Doshi in un articolo sul British Medical Journal.

Che cosa diceva?
Elencava i principali difetti dei nuovi sieri e spiegava come Pfizer avesse studiato 36mila persone divise in due gruppi. Ebbene: la misura della cosiddetta efficacia era stata fatta solo su quelli sintomatici che avevano la malattia, ma per tutti gli altri casi, anche due colpi di tosse, è stato lasciato alla soggettività dei partecipanti raccolti dalle varie parti del mondo. Insomma, uno studio fatto coi piedi.

La numero due Pfizer ha detto “fatto in fretta”…
Allora, provi lei a fare una Ferrari in fretta e non metterci i freni perché l’importante è che cammini…. E poi vediamo se non dice che è fatta coi piedi. La cosa che mi indigna maggiormente è il suo ghigno semi imbarazzato quando dice che “bisognava andare al passo della scienza”, ma questo non è il passo della scienza! La scienza non ti autorizza a imbrogliare la gente.

E lei queste cose dice di averle dette al parlamento italiano?
Certamente. Era l’ottobre 2021, aspetti che vado a controllare… ecco: era il 7 dicembre ’21, ero stato chiamato all’audizione in Senato dalla Commissione Affari Costituzionali. Presentai delle slide dove dicevo proprio che mancavano le prove che il “vaccino” interrompesse la trasmissione, anche Cosentino disse la stessa cosa.

Siete stati profeti…
Siamo scienziati…

Però siete stati emarginati.
Questo lascia l’amaro in bocca perché il Governo e il Parlamento avrebbero avuto tutti gli elementi per agire di conseguenza, almeno non imponendo il vaccino e lasciando la libertà di scelta ad ognuno. Non c’è stata onestà, da parte loro. E soprattutto è venuto meno il compito delle autorità regolatorie, Aifa per l’Italia e Ema per l’Europa. Sapevano tutto, ma hanno lasciato fare come se il “vaccino” fosse un medicamento miracoloso. È stata una truffa contro l’umanità che è costata la libertà e la salute di milioni di cittadini in Europa.