
LA LOTTA CONTRO IL SISTEMA
SCEGLIERE IL METODO
ALLEATI CHI PUO’ CONTRIBUIRE E COME, PLURALISMO
INFORMAZIONI, TRUPPA, COMANDO, INTELLIGES
ANALISI DEL WEB
GUERRA ASIMMETRICA
In cui i combattenti “più deboli” cercano di usare una strategia in grado di compensare le proprie carenze quantitative e qualitative

ESSERE COME IL PLANCTON CACCIATO DALLE MEGATTERE
NEL GRANDE MARE DEL WEB
RESTARE ANONIMI
PRENDERE CONSIGLI DA UN VECCHIO SAGGIO
Sun Tzu
Statua di Sun Tzu a Yurihama, nella prefettura di Tottori, in Giappone
Sun Tzu[2] (孫子T; 孙子S, Pinyin: Sūnzǐ; Wade-Giles: Sun Tzu[1]; nato Sūn Wǔ (孫武), zì: Chángqīng (長卿); 544 a.C. – 496 a.C.) è stato un generale e filosofo cinese, vissuto probabilmente fra il VI e il V secolo a.C.. A lui si attribuisce uno dei più importanti trattati di strategia militare di tutti i tempi, L’arte della guerra (孫子兵法, Sūnzǐ Bīngfǎ, ).
Indice
• 1Biografia
• 2L’arte della guerra
• 3Note
• 4Bibliografia
• 5Voci correlate
• 6Altri progetti
• 7Collegamenti esterni
•
Biografia[modifica | modifica wikitesto]
Tra i vari biografi di Sun Tzu sussiste una certa discordanza per il luogo di nascita. Gli Annali delle primavere e degli autunni collocano i natali di Sun Tzu nello stato di Qi, nella Cina settentrionale,[3] mentre le Memorie storiche di Sima Qian riportano che Sun Tzu era nativo di Wu.[4] Ciò malgrado, ambedue le fonti sono concordi nell’affermare che Sun Tzu nacque nel tardo periodo delle primavere e degli autunni, cioè tra il 722 e il 481 a.C., e che lavorava alle dipendenze del re Helü come consigliere militare, aiutandolo nella conquista dello stato di Chu. In seguito alla presunta partecipazione ad un complotto, Sun Tzu venne sospettato di tradimento e pertanto fu sottoposto all’evirazione e mandato in esilio: si pensa che fu proprio durante l’allontanamento della patria che egli abbia scritto l’Arte della Guerra, il testo di strategia più antico pervenutoci al quale il suo nome è indissolubilmente legato. Il luogo e la data della sua morte restano invece ignoti.
Scarsissime sono quindi le notizie biografiche di Sun Tzu: ci rimane, tuttavia, un curioso aneddoto narratoci sempre da Sima Qian, che riportiamo di seguito. Prima di ingaggiare Sun Tzu come consigliere militare, il re di Wu volle testare le sue doti chiedendogli se le sue capacità strategiche potessero applicarsi anche alle donne; lo stratega, pertanto, accettò di dargliene dimostrazione usando le centottanta concubine del re. Sun Tzu divise quindi le donne in due gruppi e pose a capo di ciascun gruppo le due favorite del re. Poi spiegò ai due gruppi le regole da seguire: agli ordini di Sun Tzu, le donne avrebbero dovuto girarsi tutte nella direzione indicata. Al rullo dei tamburi ordinò quindi alla donne di voltarsi a destra, ma queste cominciarono a ridere e non obbedirono. Sun Tzu disse allora: «Se le regole non sono chiare e gli ordini non vengono compresi, la colpa è del generale». Spiegò quindi ancora una volta le regole, quindi, al rullo dei tamburi, ordinò alle donne di voltarsi a sinistra. Ancora una volta le donne scoppiarono a ridere e non obbedirono. Sun Tzu disse allora: «Se le regole non sono chiare e gli ordini non vengono compresi, la colpa è del generale; se, invece, le regole sono chiare, e tuttavia gli ordini non vengono eseguiti, allora la colpa è degli ufficiali». Diede quindi l’ordine di decapitare le due favorite. Il re, che aveva seguito le manovre dall’alto del suo padiglione, gli ordinò di fermare l’esecuzione dicendosi convinto dell’abilità di Sun Tzu nel condurre le truppe, ma questi rispose che, nelle sue vesti di generale, vi erano ordini del re che poteva non seguire. Le due donne furono dunque giustiziate, e le favorite immediatamente inferiori per rango furono messe al comando dei due gruppi. Questa volta le donne obbedirono agli ordini senza indugio. A questo punto Sun Tzu disse al re che le sue truppe erano pronte e ben istruite, e che avrebbero obbedito a qualsiasi suo ordine, invitandolo a passarle in rassegna. Ma il re lo congedò senza farlo e Sun Tzu allora commentò: «Il re ama le belle parole, ma non sa metterle in pratica»: fu proprio in questo modo, racconta Sima Qian, che Sun Tzu riuscì a dare prova delle sue teorie militari e a venire assunto al servizio regio.
A partire dal dodicesimo secolo numerosi studiosi iniziarono a contestare l’effettiva esistenza storica di Sun Tzu, per il motivo che egli non è menzionato nello Zuo Zhuan, cronaca cinese in forma narrativa che parla delle più note personalità vissute nel periodo delle primavere e degli autunni.[6] Assai dibattuta è anche la paternità dell’Arte della guerra, da attribuire secondo gli scettici non a Sun Tzu bensì ad altri strateghi militari, quali Wu Zixu, Sun Bin, un autore anonimo, o altri. Analogamente, l’unica battaglia storicamente attribuita a Sun Tzu, quella di Boju, non riporta il suo nome tra i vari combattenti.[7] Molti storici moderni hanno rilevato anche presunti anacronismi fra il periodo in cui tradizionalmente sarebbe vissuto Sun Tzu e la cultura militare del suo tempo;[8] l’ampiezza delle armate menzionate nel testo e la loro organizzazione, gli accenni all’impiego della balestra, entrata in uso verso la fine del V secolo a.C., i riferimenti alla teoria dei Cinque Elementi e certi usi linguistici, secondo queste interpretazioni, sposterebbero la datazione dell’Arte della guerra tra il 400-320 a.C., nel Periodo dei regni combattenti.
L’arte della guerra[
Copia su bambù dell’Arte della guerra, trascritta sotto l’imperatore Qianlong
Il testo L’arte della guerra (Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法) non è un’opera letteraria, bensì un manuale militare contenente regole su come condurre una guerra vittoriosa nell’antica Cina.
In caso di guerra l’importante è vincere e vince solo chi sa pianificare in modo che quando si scende in campo si ottenga il massimo profitto nel minor tempo possibile, meglio se senza combattere o col minimo di perdite. La pianificazione deve avvenire in un contesto variabile, con pronte reazioni ai cambiamenti di situazione che portino a rapidi aggiustamenti dei piani e la disposizione tattica, anche applicando manovre irregolari ed imprevedibili ed avvalendosi di stratagemmi per dare al nemico informazioni sbagliate che lo inducano a valutazioni ingannevoli. Sun Tzu, tradizionalmente ritenuto uno dei maggiori promotori della «strategia indiretta», definisce assai nitidamente i rapporti tra guerra e politica, tracciando un percorso che verrà successivamente seguito da Niccolò Machiavelli e Carl von Clausewitz: egli, infatti, ritiene la guerra subordinata al dominio della politica, essendo uno degli strumenti utilizzati dallo Stato per raggiungere i propri scopi.
Fondamentale, in tal senso, è l’utilizzo dell’astuzia più che della forza, oltre alla minuziosa conoscenza dell’avversario. È opinione di Sun Tzu, infatti, che «combattere e vincere cento battaglie non è prova di suprema eccellenza: la suprema abilità consiste nel piegare la resistenza (volontà) del nemico senza combattere» e, ancora, che «l’abilità del comandante consiste nel piegare le forze del nemico senza alcun combattimento, nell’impadronirsi delle città senza assalirle, nel conquistare lo Stato nemico senza lunghe operazioni militari».[9]
Dopo la sua pubblicazione, l’Arte della guerra ha esercitato una fortissima e ininterrotta influenza, attraverso i secoli e i millenni, sulla strategia militare. L’Esercito degli Stati Uniti ha incluso l’Arte della guerra fra le opere che devono essere presenti nelle biblioteche delle singole unità, per la formazione continua del personale. Le teorie esposte nell’Arte della guerra, oltre ad essere considerate ancora attuali da molti moderni strateghi militari, hanno trovato applicazioni anche in altri campi, soprattutto in quello delle strategie manageriali, che attingono ad esse per modelli di comportamento da adottare nelle situazioni competitive
Note
子 (Zi in Pinyin; “Tzu” in Wade-Giles) era usato come suffisso del cognome di un uomo rispettabile nella antica cultura cinese. In questo caso, “Zi” non è un nome personale. È in sintesi l’equivalente di “Signore” ed è comunemente tradotto in lingue indo-europee come “Master”.
1. ^ Nell’onomastica cinese il cognome precede il nome. “Sun” è il cognome.
2. ^ Sawyer (2007), p. 151.
3. ^ Sawyer (2007), p. 153.
4. ^ Bradford, pp. 134–135.
5. ^ Gawlikowski & Loewe, p. 447.
6. ^ (EN) Daryl Worthington, The Art of War, su newhistorian.com, New Historian. March 13, 2015
7. ^ Kallie Szczepanski, Sun Tzu and the Art of War, su asianhistory.about.com, Asian History. February 04, 2015
8. ^ Angelo Panebianco, Politica della guerra, in Enciclopedia delle scienze Sociali.
9. ^ McNeilly, p. 5.
Bibliografia
• Alfred S. Bradford, With Arrow, Sword, and Spear: A History of Warfare in the Ancient World, Praeger editores, 2000, ISBN 0-275-95259-2.
• Krzysztof Gawlikowski, Michael Loewe, Sun tzu ping fa 孫子兵法, in Early Chinese Texts: A Bibliographical Guide, Berkeley, Society for the Study of Early China; Institute of East Asian Studies, University of California, Berkeley, 1993, pp. 446–55, ISBN 1-55729-043-1.
• Mark R. McNeilly, Sun Tzu and the Art of Modern Warfare, Oxford University Press, 2001, ISBN 0-19-513340-4.
• Victor H. Mair, The Art of War: Sun Zi’s Military Methods, New York, Columbia University Press, 2007, ISBN 978-0-231-13382-1.
• Ralph D. Sawyer, The Art of War, Westview Press, 1994, ISBN 0-8133-1951-X.
• Ralph D. Sawyer, The Essential Art of War, Basic Books, 2005, ISBN 0-465-07204-6.
• Ralph D. Sawyer, The Seven Military Classics of Ancient China, Basic Books, 2007, ISBN 0-465-00304-4.
• Annellen Simpkins, Alexander C. Simpkins, Taoism: A Guide to Living in the Balance, Tuttle Publishing, 1999, ISBN 978-0-8048-3173-4.
• Hanzhang Tao, Robert Wilkinson, The Art of War, Wordsworth Editions, 1998, ISBN 978-1-85326-779-6.
• R.L. Tung, Strategic Management Thought in East Asia, in Comparative Management:Critical Perspectives on Business and Management, vol. 3, Routledge, 2001, ISBN 0-415-13263-0.
• Michael I. Handel, I maestri della guerra: Sun Tzu, Clausewitz e Jomini, Roma, Forum di Relazioni Internazionali, 2000.
• Antonio Bomberini, Lezioni di cultura strategica e psicologica dei mercati per managers e traders: una rilettura critica de L’arte della guerra di Sun Tzu, Desenzano, Borsari, 2003, ISBN 88-88029-52-4.
Sun Tzu disse:
Le operazioni militari sono di vitale importanza per lo Stato.
Sono questione di vita o di morte,
Il Tao[1] della sopravvivenza o della distruzione.
È dunque necessario ponderarle con cura.
E così, bisogna considerarle tenendo presente cinque fattori,
Valutare la situazione per mezzo di comparazioni
Per capire la sua vera natura.
Il primo fattore è il Tao, il secondo è il cielo, il terzo è la terra, il quarto è il generale, il quinto è il metodo.
Citazioni
1. Le operazioni militari seguono un Tao di stratagemmi –
Così, quando sei capace, fingi di essere incapace.
Quando sei attivo, fingi di essere inattivo.
Quando sei vicino, fingi di essere lontano.
Quando sei lontano, fingi di essere vicino. (1; 2011)
2. E così, chi non conosce a fondo i pericoli inerenti all’impiego delle armi,
Ugualmente non può conoscere a fondo i vantaggi che derivano dal loro impiego. (2; 2011)
3. Ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema abilità.
Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità. (3; 2011)
4. Bisogna dunque sapere che la vittoria ha cinque requisiti –
Bisogna sapere quando è il momento di combattere e quando non lo è.
Bisogna saper guidare tanto un grande esercito quanto uno piccolo.
La vittoria si ottiene quando i superiori e gli inferiori sono animati dallo stesso spirito.
La vittoria si ottiene quando si è preparati a ogni imprevisto.
La vittoria si ottiene quando ci sono un generale capace e un sovrano che non interferisce.
Questi cinque requisiti costituiscono il Tao che porta alla vittoria. (3; 2011)
5. Se conosci il nemico e conosci te stesso,
Nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo.
Se non conosci il nemico ma conosci te stesso,
Le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta.
Se non conosci né il nemico né te stesso,
Ogni battaglia significherà per te sconfitta certa. (3; 2011)
6. Nell’operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria e poi si dà battaglia.
Nell’operazione militare destinata alla sconfitta prima si dà battaglia e poi si cerca la vittoria. (4; 2011)
7. In breve, in battaglia
Usa metodi ortodossi per affrontare il nemico
E metodi straordinari per ottenere la vittoria. (5; 2011)
8. Il caos nasce dall’ordine.
La codardia nasce dal coraggio.
La debolezza nasce dalla forza. (5; 2011)
9. Stanca il nemico quando è pronto e riposato, affamalo quando è sazio, costringilo a spostarsi quando è accampato. (6; 2011)
10. Il fine del dare forma alle operazioni militari è diventare senza forma.
Quando si è senza forma, nemmeno le spie più abili riescono a scoprire nulla e il nemico saggio non avrà elementi per poter preparare i suoi piani. (6; 2011)
11. E così sii –
Veloce come il vento,
Lento come una foresta,
Assali e devasta come il fuoco,
Sii immobile come una montagna,
Misterioso come lo yin,[2]
Rapido come il tuono. (7; 2011)
12. L’arte della guerra (Cinese tradizionale: Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法 Cinese semplificato: 孙子兵法) è un trattato di strategia militare attribuito, a seguito di una tradizione orale lunga almeno due secoli, al generale Sunzi (in cinese: 孫子; pinyin: Sūnzǐ; Wade-Giles: Sun Tzu), vissuto in Cina probabilmente fra il VI e il V secolo a.C.
13. Si tratta probabilmente del più antico testo di arte militare esistente (VI secolo a.C. circa). È composto da tredici capitoli, ognuno dedicato ad un aspetto della guerra. Ebbe una grande influenza anche nella strategia militare europea. È un compendio i cui consigli si possono applicare, al pari di altre opere della cultura sino-giapponese, a molti aspetti della vita, oltre che alla strategia militare: ad esempio, all’economia e alla conduzione degli affari.
14. Il libro è tuttora usato per la conduzione e strategia di molte aziende di tutto il mondo. Infatti ciò che tratta non è solo la guerra in sé ma anche gli aspetti collaterali, che lo avvicinano molto alla ricerca operativa, branca della matematica sviluppatasi nel dopoguerra per risolvere problemi decisionali in guerra e poi spostata all’uso civile; da notare le affinità anche con la moderna teoria dei giochi.
15.
16. Unendone la lettura al complementare studio delle filosofie orientali, è possibile se non comprendere a pieno, almeno intuire alcuni aspetti di culture le quali, per chi vi si accosta la prima volta, sembrano del tutto aliene.
17. La concezione implicita della guerra, come immaginata da Sun Zi, si svolge in un mondo in cui è praticata all’interno della stessa società, la Cina imperiale, con obiettivi limitati e nell’ambito di regole generali, prima delle invasioni barbariche che determineranno la strategia difensiva della Cina dietro la sua Grande Muraglia. Il primo dei classici militari cinesi in fama e forse per la data di composizione, L’arte della guerra è la pietra angolare di un ricco corpo di pensiero strategico compilato nel 1078, su sollecitazione dell’imperatore Shenzong della dinastia Song (cinese semplificato: 宋神宗; pinyin: Sòng Shénzōng; letteralmente: “antenato spirituale dei Song”), sotto il titolo dei Sette classici dell’arte militare (cinese semplificato: 武經七書; cinese tradizionale: 武经七书; pinyin: Wǔjīng qī shū).
18. L’arte della guerra
ha esercitato una notevole influenza sulle tradizioni militari cinesi e giapponesi, ed è ancora insegnata in Cina, Taiwan e in tutte le scuole militari del mondo sinizzato; costituisce il fondamento del pensiero strategico contemporaneo in Asia. Nel XX secolo L’arte della guerra diventa un canone del pensiero strategico occidentale, canone profondamente influenzato da questo trattato che analizza, con notevole anticipo, la guerra come materia di vitale importanza per gli Stati, che in quanto tale si presta ad un’analisi rigorosa, il cui significato è dettato dalla pace.
19.
Storia
Le origini dell’opera
Come per tutte le opere dell’antica Cina, trascritte su strisce di bambù collegate da lacci di seta, la datazione de L’arte della guerra così come ci è stata trasmessa è molto incerta. Secondo Sima Qian (cinese semplificato: 司马迁; cinese tradizionale: 司馬遷; pinyin: Sīmǎ Qiān), nelle sue Memorie del grande storico (cinese semplificato: 史记; cinese tradizionale: 史記; pinyin: Shǐjì), Sun Zi, originario dello stato di Qi, l’attuale Shandong, avrebbe offerto il suo trattato al re Helü dello stato di Wu, attuale Zhejiang, nel 512 a.C. Tuttavia, lo stile del testo e la descrizione delle operazioni militari, di scala relativamente ampia, tendono ad una data più recente, probabilmente la fine del V secolo a.C. o l’inizio del IV secolo a.C., al passaggio dal Periodo delle primavere e degli autunni al Periodo degli Stati Combattenti (cinese semplificato: 战国时代; cinese tradizionale: 戰國時代; pinyin: Zhànguó Shídài), quando i conflitti si moltiplicavano tra stati sempre più grandi, organizzati e potenti, e la guerra perdeva il suo carattere ritualistico e codificato[1].
Cao Cao (cinese: 曹操; pinyin: Cáo Cāo), illustre signore della guerra, poeta e scrittore, fu autore, all’inizio del terzo secolo, del primo commentario su L’arte della guerra, che ne costituí una rielaborazione, senza però che sia possibile determinare esattamente in che misura. Mentre la letteratura storiografica cinese fa sistematicamente riferimento all’opera nei secoli successivi, le dimensioni e la struttura del trattato variano da fonte a fonte.
Paternità dell’opera
La leggenda, raccontata da Sima Qian e ancora viva in Cina, narra che, prima di ingaggiare Sun Zi come consigliere militare, il re di Wu volle testare le sue doti chiedendogli se le sue capacità strategiche potessero applicarsi anche alle donne; lo stratega, pertanto, accettò di dargliene dimostrazione usando le centottanta concubine del re. Sun Zi divise quindi le donne in due gruppi e pose a capo di ciascun gruppo le due favorite del re. Poi spiegò ai due gruppi le regole da seguire: agli ordini di Sun Zi, le donne avrebbero dovuto girarsi tutte nella direzione indicata. Al rullo dei tamburi ordinò quindi alle donne di voltarsi a destra, ma queste cominciarono a ridere e non obbedirono. Sun Zi disse allora: «Se le regole non sono chiare e gli ordini non vengono compresi, la colpa è del generale». Spiegò quindi ancora una volta le regole, quindi, al rullo dei tamburi, ordinò alle donne di voltarsi a sinistra. Ancora una volta le donne scoppiarono a ridere e non obbedirono. Sun Zi disse allora: «Se le regole non sono chiare e gli ordini non vengono compresi, la colpa è del generale; se, invece, le regole sono chiare, e tuttavia gli ordini non vengono eseguiti, allora la colpa è degli ufficiali». Diede quindi l’ordine di decapitare le due favorite. Il re, che aveva seguito le manovre dall’alto del suo padiglione, gli ordinò di fermare l’esecuzione dicendosi convinto dell’abilità di Sun Zi nel condurre le truppe, ma questi rispose che, nelle sue vesti di generale, vi erano ordini del re che poteva non seguire. Le due donne furono dunque giustiziate, e le favorite immediatamente inferiori per rango furono messe al comando dei due gruppi. Questa volta le donne obbedirono agli ordini senza indugio. A questo punto Sun Zi disse al re che le sue truppe erano pronte e ben istruite, e che avrebbero obbedito a qualsiasi suo ordine, invitandolo a passarle in rassegna. Ma il re lo congedò senza farlo e Sun Zi allora commentò: «Il re ama le belle parole, ma non sa metterle in pratica». Fu proprio in questo modo, racconta Sima Qian, che Sun Zi riuscì a dare prova delle sue teorie militari e a venire assunto al servizio regio.
Nel XII secolo, alcuni studiosi iniziano a dubitare dell’esistenza storica del personaggio di Sun Zi, sulla base del fatto che non compare nelle Cronache storiche di Zuo (cinese semplificato: 左传; cinese tradizionale: 左傳; pinyin: Zuǒ zhuàn; letteralmente: “Tradizione di Zuo”) che elenca le figure importanti del Periodo delle primavere e degli autunni. Il nome di Sun Wu (cinese semplificato: 孙武; cinese tradizionale: 孫武; pinyin: Sūn Wǔ), vero cognome di “Maestro Sun”, che non compare da nessuna parte prima delle Memorie del grande storico, emerge l’idea che potesse essere un soprannome coniato dallo storico e che significa “guerriero fuggitivo”; il nome “Sun” essendo lessicalmente legato al termine “fuggitivo”, mentre il primo nome “Wu” si riferisce alla tradizionale virtù cinese del valore in combattimento, entrambi riferiti al ruolo svolto da Sun Zi nella storia che è fatto della vita del generale Wu Zixu. Sun Bin (cinese semplificato: 孙膑; cinese tradizionale: 孫臏; pinyin: Sūn Bìn), che sembra essere realmente esistito ed essere stato effettivamente un’autorità militare, si dice sia servito come ispirazione per la creazione del personaggio di Sun Zi attraverso un processo di evemerismo. Nel 1972 furono scoperte nelle tombe le tavolette Han di Yuanqueshan (cinese semplificato: 银雀山汉墓; cinese tradizionale: 銀雀山漢簡; pinyin: Yínquèshān Hànjiǎn; letteralmente: “Tavolette Han dalla Montagna del Passero d’Argento”) della dinastia Han vicino alla città di Linyi nella provincia di Shandong. Tra le tavolette rinvenute vi sono due testi distinti: un primo, attribuito a Sun Zi e corrispondente a L’Arte della Guerra trasmessa attraverso i secoli; un secondo, di epoca posteriore, attribuito a Sun Bin. Il testo di Sun Bin si sovrappone in gran parte a quello di Sun Zi e sembra essere una continuazione di esso. Questa scoperta suggerisce quindi che il dibattito storico sulla paternità dell’opera trae origine dall’esistenza di due testi che potrebbero essere stati entrambi chiamati “metodi militari del Maestro Sun”. Oggi sono effettivamente visti come due trattati separati.
Analisi
Il testo del trattato di Sun Zi, di cui ci sono pervenuti tredici capitoli, copre tutto ciò che riguarda lo sviluppo della strategia e la condotta delle battaglie. Mentre presenta lo studio della guerra come vitale per la sopravvivenza degli stati, ne considera anche i costi economici, morali e politici, stabilisce i criteri di valutazione a cui ogni principe e generale deve utilizzare per valutare l’avversario e per impegnarsi in combattimento solo con la certezza di vincere. Spiccano alcuni elementi caratteristici: l’autonomia del militare – il generale – dal politico – il principe – una volta presa la decisione di combattere, l’importanza fondamentale dell’astuzia e la necessaria pratica dello spionaggio. I precetti strategici di Sun Zi sono triplici. Primo, l’apice della strategia militare è ottenere la vittoria senza spargimento di sangue. Questo primo punto è il risultato diretto della considerazione del costo economico, morale e politico della guerra in un mondo in cui è praticata all’interno di una stessa società, la Cina imperiale, e mira alla cattura di risorse e la sottomissione dei vinti. Sun Zi non ha alcun interesse nel distruggere le risorse ambite o uccidere coloro che domani saranno i propri sudditi. La nozione di nemico ereditario non esiste ancora. In secondo luogo, la guerra fondamentalmente consiste nel trovare un vantaggio comparativo, e non si tratta di annientare l’avversario ma di fargli perdere la volontà di combattere. Questo secondo punto implica l’uso della forza in misura esattamente proporzionata alla natura dell’obiettivo politico perseguito. È fondamentale per Sun Zi essere economizzato, essere furbo, destabilizzare e lasciare a shock solo il ruolo di colpo finale sferrato a un nemico inerme. Infine, la conoscenza dell’avversario è il fattore chiave di ogni vittoria militare. Questo terzo punto è la proiezione diretta negli affari militari di una filosofia tradizionale cinese che tiene in grande considerazione l’intelligenza e la conoscenza in generale. Lo spionaggio per Sun Zi è l’apice dell’azione militare; processo attraverso il quale un signore della guerra può vedere il quadro più ampio e, se necessario, sapere in anticipo e senza paura di commettere un errore chi vincerà e chi perderà la guerra.
Struttura
Il testo è organizzato in tredici capitoli dedicati all’analisi razionale delle diverse dimensioni della guerra e che identificano i principi del perseguimento intelligente di una guerra vittoriosa. La struttura è tuttavia relativamente libera per quanto riguarda l’organizzazione delle idee, in quanto alcuni concetti si trovano in varie forme in diversi capitoli.
I.Valutazioni di base (cinese semplificato: 始计; cinese tradizionale: 始計; Pinyin: Shǐjì)
La guerra è una questione di vitale importanza per lo stato, e cinque elementi devono essere oggetto della continua meditazione e cura degli ufficiali: “la Via” (o Tao); “Le stagioni” (o il clima); “il terreno” (o topografia); “Il generale” (o le qualità del leader); “La Disciplina” (o gestione delle risorse umane e materiali). Questi cinque fattori insieme determinano il risultato di un impegno militare. La considerazione coscienziosa di questi dati dovrebbe consentire al signore della guerra di calcolare le sue possibilità di vittoria. Il loro rifiuto o omissione, per ignoranza o presunzione, genera sconfitta.
II. Conduzione del conflitto (cinese semplificato: 作战; cinese tradizionale: 作戰; Pinyin: Zuòzhàn)
I fondamenti dell’economia di guerra e la necessità di vincere rapidamente impegni decisivi. Campagne militari di successo richiedono di limitare il più possibile i costi materiali e umani.
III. Pianificazione dell’attacco (cinese semplificato: 谋攻; cinese tradizionale: 謀攻; pinyin: Móugōng)
L’unità di un esercito, più che il suo numero, è la sua forza. Il signore della guerra deve, in ogni momento: sapere se può combattere e quando fermarsi; sapere se impegnarsi poco o molto; essere grato sia ai soldati ordinari che agli ufficiali; saper trarre vantaggio dalle circostanze; avere la certezza che il sovrano approva tutto ciò che viene fatto per il suo servizio.
IV. Disposizioni (Cinese semplificato: 军形; Cinese tradizionale: 軍行; Pinyin: Jūnxíng)
L’arte di praticare la difesa in modo appropriato è un prerequisito per qualsiasi offensiva di successo. Riconoscere le opportunità strategiche man mano che si presentano, per sapere quando andare avanti e quando ritirarsi, senza mai creare in cambio alcuna opportunità per il nemico.
V. La forza (cinese: 兵势; pinyin: Bīngshì)
L’abilità nel comandare le truppe si basa sull’uso creativo e agile delle rispettive abilità e abilità, nonché sulla distinzione tra ciò che deve essere fatto in segreto e ciò che deve essere fatto apertamente. Si tratta di creare slancio e cogliere di sorpresa il nemico.
VI. Vuoti e pieni (cinese semplificato: 虚实; cinese tradizionale: 虛實; Pinyin: Xūshí)
Le opportunità strategiche da cogliere sono le aperture che il nemico crea in reazione alle varie pressioni esercitate su di lui; il campo di battaglia è in qualche modo fluido.
Citazioni[
Capitolo I, Versetti 18 e 19:
兵者詭道也。(Bīng zhě guǐdào yě.)
故能而示之不能用而示之不用近而示之遠遠而示之近。(Gù néng ér shì zhī bùnéng yòng ér shì zhī bùyòng jìn ér shì zhī yuǎn yuǎn ér shì zhī jìn.)
“Qualsiasi campagna di guerra deve essere risolta in apparenza; fingere disordine, non mancare mai di esca al nemico per attirarlo, simulare l’inferiorità per incoraggiare la sua arroganza, sapere come suscitare la sua rabbia per farlo cadere meglio nella confusione: la sua lussuria te lo getterà addosso per sé. rompere lì.”
Questo verso è comunemente usato in francese in una forma abbreviata:
“Tutta la guerra si basa sull’inganno.”
Capitolo II, verso 3:
久暴師則國用不足。(Jiǔ bào shī zé guó yòng bùzú.)
“Non puoi tenere le truppe sul campo a lungo senza causare grossi danni allo Stato.”
Questo verso è comunemente usato in francese in una forma abbreviata:
“Mai una guerra prolungata è andata a vantaggio di nessun paese.”
Capitolo III, Verso 2:
是故百戰百勝非善之善者也不戰而屈人之兵善之善者也。(Shì gù bǎi zhàn bǎishèng fēi shànzhī shàn zhě yě bù zhàn ér qū rén zhī bīng shànzhī shàn zhě yě.)
“Piuttosto, devi sottomettere il nemico senza dare battaglia: questo sarà il caso in cui più ti alzi al di sopra del bene, più ti avvicini all’incomparabile e all’eccellente.”
Questo verso è comunemente usato in francese in una forma abbreviata:
“L’arte della guerra è sottomettere il nemico senza combattere.”
Capitolo III, Vers 18:
故曰:知彼知己,百戰不殆;不知彼而知己,一勝一負;不知彼,不知己,每戰必殆。(Gù yuē: Zhī bǐ zhījǐ, bǎizhànbùdài; bùzhī bǐ ér zhījǐ, yī shèngyī fù ; bùzhī bǐ, bù zhījǐ, měi zhàn bì dài.)
“Conosci il tuo nemico e conosci te stesso; in cento guerre da combattere, non sarai mai vinto (不殆=non perire). Se ignori il tuo nemico e conosci te stesso, le tue possibilità di perdere e vincere saranno uguali. Se ignori sia il tuo nemico che te stesso, conterai i tuoi combattimenti solo in base alle tue sconfitte.”
Questo verso si trova in forma condensata in un proverbio della lingua cinese contemporanea:
知己知彼,百戰不殆。 (Zhī jǐ zhī bǐ, bǎi zhàn bù dài.)
“Conosci il tuo nemico e conosci te stesso, vincerai cento volte senza rischi.”
Posterità
Nel pensiero strategico occidentale
L’Arte della Guerra è ancora insegnata nelle scuole militari occidentali, dove è più spesso oggetto di studi comparativi con i canoni del pensiero strategico europeo e nordamericano, e in particolare con i più influenti: Della guerra, di Carl von Clausewitz.
Apparentemente c’è una frattura tra C. von Clausewitz e Sun Zi. Il primo vive e scrive nell’Europa dell’inizio del XIX secolo, mentre la vita e il lavoro del secondo sono radicati nell’antica Cina imperiale. Mentre Della guerra è un lungo corpo di prosa, L’Arte della Guerra assume la forma di una serie di aforismi. Il primo è di quasi 600 pagine, il secondo poco meno di 40. I due autori presentano anche preferenze strategiche diverse, così come opinioni diverse sull’uso dell’inganno e dello spionaggio.
Per quanto riguarda le preferenze strategiche di ciascuno, va notato, prima di tutto, che Sun Zi stabilisce la vittoria senza spargimento di sangue come l’ideale della strategia militare, mentre C. von Clausewitz sostiene che la riluttanza a usare la forza può equivalere a lasciare il potere all’avversario. Secondo, Sun Zi vede la guerra come la ricerca di un vantaggio comparato e la vittoria come l’annientamento della volontà di combattere dell’avversario; questa strategia si basa molto sul controllo delle informazioni e sulle azioni psicologiche. C. von Clausewitz, invece, insiste sugli imponderabili, sugli attriti, che rendono le campagne militari mai così efficaci come previsto, e vede nell’annientamento dell’avversario la via più sicura per ottenere la vittoria.
Per quanto riguarda l’uso dello spionaggio, Sun Zi può essere considerato ottimista, in quanto ritiene, da un lato, che le azioni psicologiche siano il modo più efficace per ottenere il vantaggio sull’avversario e d’altra parte, che una perfetta padronanza dell’informazione consente di determinare in anticipo l’esito di una campagna militare. C. von Clausewitz, da parte sua, è dell’opinione che i rapporti di spionaggio siano molto spesso incerti nel migliore dei casi e contraddittori nel peggiore dei casi, quindi non è ragionevole basare su di essi una strategia militare.
Sebbene i due strateghi offrano visioni diametralmente opposte sulla guerra, le loro opere rimangono i modelli della strategia militare mondiale e occupano un posto centrale nella formazione teorica dei praticanti occidentali. Il motivo è, in parte, che consentono di affrontare rispettivamente le nozioni di approccio indiretto e approccio diretto. La storia del Novecento mostra, inoltre, che alcuni trarranno beneficio dalla lettura dei due Trattati. Mao Zedong, in particolare, sarà ispirato da loro a vincere nel 1949 e, in seguito, a teorizzare la Guerra rivoluzionaria.
Nella cultura popolare
La band metal svedese Sabaton copre questo lavoro nel loro album The Art of War. Questa è anche una delle canzoni dello stesso album. Al suo interno ogni canzone ha un’introduzione tradotta in inglese ma comunque tratta dal libro. La prima traccia si chiama Sun Tzu Says.
L’arte della guerra è spesso citato in Arc 2: Battle Tendancy, di Le bizzarre avventure di JoJo.
Nella webserie Il revient quand Bertrand ?, gli episodi prendono il nome da citazioni da l’arte della guerra e servono come guida spirituale per i due protagonisti.
Alcuni estratti
Manoscritto de L’arte della guerra
• “Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere”
• “In ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro, e quelle imprevedibili alla vittoria”
• “Combatti con metodi ortodossi, vinci con metodi straordinari”
• “Se sei inattivo mostra movimento, se sei attivo mostrati immobile”
• “Chi è prudente, e aspetta con pazienza chi non lo è, sarà vittorioso”
• “Quando ti muovi sii rapido come il vento, maestoso come la foresta, avido come il fuoco, incrollabile come la montagna”
• “Conosci il nemico, conosci te stesso, mai sarà in dubbio il risultato di 100 battaglie”
• “I Soldati vanno trattati innanzitutto con umanità, ma controllati con ferrea disciplina. Questa è la strada per la vittoria”
• “Un risultato superiore consiste nel conquistare intero e intatto il paese nemico. Distruggerlo costituisce un risultato inferiore”
• “L’invincibilità dipende da noi. La vulnerabilità del nemico dipende dai suoi sbagli.”


