PANSPERMIA DISTRIBUZIONE DELLA VITA NELLA GALASSIA

Antica teoria secondo cui i germi della vita sono sparsi per tutto l’universo e si sviluppano là dove trovano le condizioni opportune. Nel sec. XIX, a proposito del dibattuto problema dell’origine della vita e della generazione spontanea, una teoria simile fu sostenuta, fra gli altri, da H.E. Richter (1865), H.


«Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un’origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all’altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile.»
(Hermann von Helmholtz) (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Hermann_von_Helmholtz)
La panspermia, dal termine greco antico (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lingua_greca_antica) πανσπερμία panspermìa, “tutti semi” o “seme comune”, composto da πᾶν pan “tutto” e σπέρμα sperma “seme”,[1][2] è un’ipotesi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ipotesi) che suggerisce che i semi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Seme) della vita (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Vita) (in senso ovviamente figurato) siano sparsi in ogni dove nell’Universo, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Universo) distribuiti nella polvere stellare,[3] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Polvere_interstellare) nei meteoroidi,[4] asteroidi, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Asteroidi) comete,[5] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Comete) planetoidi[6] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Corpo_minore) e che può essere trasportata anche dalle navicelle spaziali attraverso la contaminazione non intenzionale di microrganismi.[7][8][9] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Microrganismi)

Panspermia
Si tratta di un’ipotesi al confine della scienza, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Scienza_di_confine) con scarso supporto dalla maggior parte degli studiosi.[10] Le critiche puntualizzano che l’ipotesi non risolve il problema di come abbia avuto origine la vita, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Origine_della_vita) ma la sposta semplicemente su un altro corpo celeste. Non è inoltre testabile sperimentalmente.[11] L’ipotesi ha le sue origini nelle idee di Anassagora, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Anassagora) un filosofo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Filosofia) dell’antica Grecia, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antica_Grecia) e si è rivitalizzata a partire dall’Ottocento (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ottocento) con Lord Kelvin,[12] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/William_Thomson) con il fisico Hermann von Helmholtz[13][14] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Hermann_von_Helmholtz) e, nei primi decenni del Novecento, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Novecento) con il chimico e premio Nobel svedese Svante Arrhenius,[15] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Svante_Arrhenius) mentre nell’ultimo quarto del XX secolo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/XX_secolo) il testimone è passato agli astronomi Fred Hoyle (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fred_Hoyle) e Chandra Wickramasinghe. (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Chandra_Wickramasinghe&action=edit&redlink=1)

Storia


(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit&section=1)«La (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit&section=1) materia morta non può animarsi senza l’intervento di materia viva preesistente. Questo mi pare un insegnamento della scienza tanto sicuro quanto la legge di gravitazione.»
(Lord Kelvin) (https://it.m.wikipedia.org/wiki/William_Thomson,_I_barone_Kelvin)
Il contributo di Hoyle e Wickramasinghe

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(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit&section=2)Questa (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit&section=2) voce o sezione sull’argomento biologia non cita le fonti necessarie (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Uso_delle_fonti) o quelle presenti sono insufficienti.
Nell’ultimo quarto del XX secolo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/XX_secolo) uno dei più famosi sostenitori dell’ipotesi della diffusione della vita per panspermia è stato l’astronomo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Astronomia) britannico (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Gran_Bretagna) Fred Hoyle (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fred_Hoyle) assieme al suo ex allievo Chandra Wickramasinghe. (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Chandra_Wickramasinghe&action=edit&redlink=1)
I due scienziati, in prima battuta, non intendevano provare che la vita era giunta dallo spazio. Erano astronomi e non biologi, e stavano cercando di identificare la composizione della polvere interstellare analizzando lo spettro della luce proveniente da essa. Quando si cimentarono su questo problema, nel 1960, la teoria accettata prevedeva che lo spettro di estinzione della luce potesse essere adeguatamente spiegato con l’esistenza di grani di grafite; (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Grafite) la corrispondenza insoddisfacente tra gli spettri teorici e quelli effettivamente osservati, spinse Hoyle e Wickramasinghe a cercare altre soluzioni, impiegando molecole più strettamente legate alla biologia.
Nel 1968 nella polvere interstellare vennero identificate molecole (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Molecole) policicliche aromatiche. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Idrocarburi_policiclici_aromatici) Nel 1972 si consolidò l’evidenza della presenza di porfirina, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Porfirina) mentre nel 1974 Wickramasinghe dimostrò che nello spazio sono presenti polimeri (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Polimero) organici complessi, specificatamente poliformaldeide.[16] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Formaldeide) Queste molecole sono strettamente collegate alla cellulosa, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cellulosa) molto abbondante in biologia.

Archivio, [14/10/24 19:50] Dalla metà degli anni ’70 Hoyle e Wickramasinghe si convinsero che i polimeri organici costituissero una parte importante della polvere interstellare e, sebbene ai tempi questa opinione fosse considerata al limite della fantasia, al giorno d’oggi viene generalmente accettata.
Ma Hoyle e Wickramasinghe si spinsero oltre: nel tentare di spiegare una peculiarità dello spettro di luce proveniente dalle nubi interstellari, conclusero che essa potesse essere spiegata solo ipotizzando particelle di polvere cave di opportuno diametro. Provarono di tutto senza ottenere risultati soddisfacenti fino a che, nel 1979 impiegarono per le loro simulazioni, batteri essiccati, (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Batterio_essiccato&action=edit&redlink=1) che rifrangono la luce come sfere cave e irregolari. Ottennero una corrispondenza pressoché perfetta, ed essendo scienziati sufficientemente scevri da preconcetti ne conclusero che i grani di polvere componenti le nubi interstellari potessero effettivamente essere batteri essiccati e congelati.
Questa conclusione rimane a tutt’oggi fortemente criticata: ed in tal senso non ha aiutato la fama di scienziato controverso che Hoyle porta con sé a causa delle sue convinzioni cosmologiche: se in astrofisica (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Astrofisica) è a lui, assieme a William Fowler (https://it.m.wikipedia.org/wiki/William_Fowler) ed ai coniugi Burbidge, che si deve la messa a punto della teoria che spiega la genesi degli elementi pesanti all’interno delle stelle per mezzo di reazioni termonucleari, in cosmologia (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cosmologia_(astronomia)) la sua idea di universo in espansione ma infinito, la teoria dello stato stazionario (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Teoria_dello_stato_stazionario) è attualmente poco considerata dalla comunità scientifica, in quanto contraddetta da alcune osservazioni; per questo motivo nell’ultimo decennio del XX secolo Hoyle, assieme a Geoffrey Burbidge e Jayant Narlikar, ha rielaborato la sua vecchia teoria, proponendone una nuova: lo stato quasi stazionario. (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Stato_quasi_stazionario&action=edit&redlink=1)
Panspermia guidata (o Panspermia diretta)

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(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit&section=3)Francis Crick, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Francis_Crick) assieme a Leslie Orgel, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Leslie_Orgel) nel 1960 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/1960) iniziarono a speculare sull’origine del codice genetico. Agli inizi degli anni settanta (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Anni_1970) Crick e Orgel andarono oltre in queste speculazioni e, in particolare, sulla possibilità che la produzione di un sistema molecolare vivente deve essere stato un evento molto raro nell’universo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Universo) – e che tuttavia, una volta avviato, esso possa essere stato diffuso da una forma di vita intelligente in grado di viaggiare nello spazio; tale processo fu definito “panspermia guidata”[17].
Più tardi Crick dichiarerà di essere stato eccessivamente pessimista circa le possibilità di un’origine terrestre della vita[18].
La panspermia diretta, per proteggere ed espandere la vita nello spazio, sta diventando sempre più possibile grazie agli sviluppi delle vele solari, dell’astrometria precisa, dei pianeti extrasolari, degli estremofili e dell’ingegneria genetica microbica.[19][20][21][22]

Prove e meccanismi a sostegno della panspermia

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(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit&section=4)
Il meteorite marziano ALH 84001 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/ALH_84001). (https://it.m.wikipedia.org/wiki/ALH_84001) Per diverso periodo fu al centro dell’attenzione mediatica perché sembrava contenesse tracce di vita marziana, ipotesi poi smentita da successive ricerche.
Esistono alcune evidenze che suggeriscono che i batteri (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Batterio) possono sopravvivere per lunghi periodi di tempo anche nello spazio (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Spazio_(astronomia)) profondo (e potrebbero quindi essere il meccanismo della panspermia).[23] Studi recenti condotti in India (https://it.m.wikipedia.org/wiki/India) hanno trovato batteri nell’atmosfera (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Atmosfera) terrestre ad altezze maggiori di 40 km, dove il loro mescolamento con gli strati più bassi dell’atmosfera è improbabile.[24] Batteri Streptococco (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Streptococco) mitus, che sono stati portati accidentalmente sulla Luna (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Luna) dalla sonda spaziale Surveyor 3 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Surveyor_3) nel 1967, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/1967) potevano essere facilmente rinviviti dopo essere stati portati di nuovo sulla Terra, dopo 31 mesi.
Una conseguenza della panspermia è che la vita, in tutto l’Universo, dovrebbe avere una biochimica sorprendentemente simile, perché deriverebbe dagli stessi organismi ancestrali. Perciò che i batteri ad alta quota abbiano una biochimica molto simile a quelli terrestri non prova né l’una né l’altra ipotesi. Questa conseguenza non può essere verificata fino a che non verrà trovata la vita su un altro pianeta.

Archivio, [14/10/24 19:50] Un’altra obiezione alla panspermia è che i batteri non sopravviverebbero alle immense forze e all’intenso calore di un impatto contro la Terra. Non sono state raggiunte conclusioni (positive o negative) su questo punto.
Evidenze che suggeriscono dati in favore della panspermia:
• la comparsa molto rapida della vita sulla Terra mostrata dai fossili: (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fossile) la prima evidenza di vita sono fossili di stromatoliti, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stromatoliti) aggregati di batteri, datati a 3,8 miliardi di anni. Solo 500 milioni di anni dopo la formazione delle rocce più antiche conosciute. Secondo alcuni modelli di formazione planetaria, è quasi troppo presto perché la Terra si sia sufficientemente raffreddata da poter ospitare acqua (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Acqua) liquida.
• Batteri ed organismi più complessi sono stati trovati in ambienti più estremi di quanto si credesse possibile: per esempio nelle fumarole abissali. (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Fumarola_abissale&action=edit&redlink=1) Alcuni batteri estremofili (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Estremofilo) vivono a temperature superiori a 100 °C, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Celsius) altri in ambienti molto caustici.
• Batteri che non usano la fotosintesi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fotosintesi) per generare energia. In particolare, i batteri endolitici (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Organismo_endolitico) che usano la chemiosintesi, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Chemiosintesi) trovati all’interno delle rocce e in laghi sotterranei.
• Batteri semi-dormienti trovati in carote di ghiaccio (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Carota_di_ghiaccio) prese più di un chilometro sotto la superficie dell’antartide, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antartide) che mostrano come dei batteri potrebbero sopravvivere su corpi ghiacciati come le comete. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cometa)
• I risultati ambigui dei test biologici delle sonde Viking. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Programma_Viking) Questi test furono svolti per trovare i risultati del metabolismo di eventuali batteri marziani, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Marte_(astronomia)) alimentando campioni di suolo con gas radioattivo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Radioattivit%C3%A0) (per marcare i risultati del metabolismo), e confrontandoli con altri campioni di suolo riscaldati a temperature molto alte, che avrebbero ucciso ogni forma di vita. I test mostrarono attività che poteva essere indizio di vita, ma l’interpretazione ufficiale della NASA (https://it.m.wikipedia.org/wiki/NASA) fu che gli effetti erano di tipo chimico piuttosto che biologico, e furono attribuiti ad un’elevata reattività del suolo marziano.
• La scoperta della glicina (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Glicina) (l’amminoacido (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Amminoacido) più semplice), a quanto pare formatasi spontaneamente, in nubi interstellari. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nube_interstellare)
• L’analisi della meteorite conosciuta come ALH 84001, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/ALH_84001) in genere ritenuta originantesi da Marte, ha rivelato la presenza di artefatti forse causati da batteri marziani. Questa interpretazione è stata oggetto di aspre discussioni.
• Batteri (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Batteri) adattatisi all’ambiente della stratosfera, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stratosfera) scoperti nel marzo 2009[25].
Alcuni considerano la panspermia come una risposta a coloro che sostengono che sia impossibile che la vita si origini (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Origine_della_vita) spontaneamente. La panspermia però non risolve il problema, semplicemente lo sposta più indietro nello spazio e nel tempo. Alcuni estendono la panspermia per sostenere che la vita non si è mai evoluta da molecole inorganiche, ma è invece esistita per tutto il tempo in cui sono esistite queste ultime.

Obiezioni alla panspermia e all’esogenesi

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(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit&section=5) • La vita per come la conosciamo richiede determinati elementi, carbonio, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Carbonio) idrogeno, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Idrogeno) azoto (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Azoto) e ossigeno (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ossigeno) (C, H, N e O, rispettivamente), ad una sufficiente densità e temperatura affinché possano avvenire determinate reazioni chimiche. Queste condizioni non sono diffuse nell’universo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Universo) e ciò riduce la distribuzione della vita come processo in evoluzione. In primo luogo, gli elementi C, N e O vengono creati in seguito ad almeno un ciclo vitale stellare: ciò costituisce un limite all’insorgere precoce della vita. In secondo luogo, la densità degli elementi sufficiente per la formazione di molecole complesse necessarie alla vita (come gli aminoacidi) (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Aminoacidi) è tipica solamente delle nubi di polveri (109–1012 particelle/m³), e (in seguito al loro collasso) del sistema solare. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sistema_solare) In terzo luogo, le temperature devono essere più basse che in quelle stellari (gli elementi sono spogliati degli elettroni in uno stato di plasma) (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fisica_del_plasma) ma più alte che nello spazio interstellare (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Spazio_interstellare) (la velocità di reazione è troppo bassa). Ciò restringe la possibilità dell’insorgere della vita agli ambienti planetari dove gli elementi sono presenti ad alte densità, dato che le temperature sono sufficienti affinché si scatenino reazioni plausibili.

Archivio, [14/10/24 19:50] Ciò non circoscrive a questi ambienti le forme di vita latenti, per cui questo argomento contraddice solamente l’interpretazione estensiva della panspermia — cioè che la vita è un processo in corso e diffuso in molteplici ambienti in tutto l’universo — e presuppone che ogni forma di vita necessiti di questi elementi, fatto che i teorici della biochimica alternativa (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Biochimica_alternativa&action=edit&redlink=1) non considerano accertato.
• Lo spazio danneggia gli ambienti dove si potrebbe sviluppare la vita, dato che questi risulterebbero esposti a radiazioni, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Radiazioni) raggi cosmici (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Raggi_cosmici) e venti stellari. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Vento_stellare) Studi sui batteri glaciali presenti in Antartide (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antartide) hanno dimostrato che il DNA ha un’emivita (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Emivita_(fisica)) di 1,1 milioni di anni in tali condizioni, e ciò suggerisce che mentre la vita potrebbe essersi potenzialmente diffusa nel sistema solare è improbabile che possa essere giunta da una fonte interstellare.[26] Ambienti potenziali potrebbero essere l’interno di meteore (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Meteora) o comete (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Comete) che risultano piuttosto schermati da certi rischi. Tuttavia esperimenti compiuti tramite sonde spaziali hanno dimostrato che alcune forme (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Esobiologia#Tardigradi) di vita terrestre riescono a sopravvivere ad almeno 10 giorni di esposizione diretta allo spazio cosmico.
• I batteri non sopravviverebbero alle forze immani risultanti da un impatto terrestre — nessuna conclusione (positiva o negativa) è stata raggiunta su questo punto. Tuttavia, la maggior parte del calore generato da una meteora (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Meteora) che penetra l’atmosfera terrestre viene ridotto dall’ablazione: (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ablazione) l’interno di un meteorite (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Meteorite) appena atterrato raramente è surriscaldato, spesso è freddo. Per esempio, un campione costituito da un centinaio di vermi nematodi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nematodi) sullo Space Shuttle Columbia (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Space_Shuttle_Columbia) sopravvisse all’incidente atterrando da 63 km all’interno di un contenitore di 4 kg, inoltre, anche un campione di muschio non si danneggiò. Sebbene non sia un esempio appropriato, essendo il materiale protetto da manufatti e possibilmente dai pezzi dello Shuttle, costituisce un supporto alla teoria che la vita possa sopravvivere dopo un viaggio attraverso l’atmosfera.[27] L’esistenza sulla Terra di meteoriti provenienti da Marte (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Marte_(astronomia)) e dalla Luna (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Luna) suggerisce che il trasferimento di materiale da altri pianeti avviene regolarmente.

La luce rimanente del giovane Universo

 

Cold spot gigantesca rivelata nell’Universo: di cosa si tratta?  La luce rimanente del giovane Universo ha una grossa lacuna difficile da colmare. Si tratta di una cold spot nella CMB, che risulta essere troppo grande e troppo fredda


La misteriosa cold spot nel CBM
L’importanza della cold spot
Conclusioni
La luce rimanente del giovane Universo ha una grossa lacuna difficile da colmare. Si tratta di una cold spot nella CMB (Cosmic Microwave Background), che risulta essere troppo grande e troppo fredda. Gli astronomi non sono sicuri di cosa sia, ma sono per lo più d’accordo sul fatto che valga la pena indagarla.

cold spot

La misteriosa cold spot nel CBM
La CMB è stata generata quando il nostro Universo aveva solo 380.000 anni. A quel tempo, il nostro Cosmo era circa un milione di volte più piccolo di oggi e aveva una temperatura di oltre 10.000 Kelvin (17.500 gradi Fahrenheit o 9.700 gradi Celsius), il che significa che tutto il gas era plasma.

Man mano che l’Universo si espandeva, si raffreddava e il plasma diventava neutro. Nel processo, ha rilasciato un flusso di luce incandescente. Nel corso dei miliardi di anni successivi, quella luce si è raffreddata e si è allungata fino a una temperatura di circa 3 Kelvin (meno 454 F, o meno 270 C), collocando quella radiazione saldamente nella banda delle microonde dello spettro elettromagnetico.

cold spot

La CMB è quasi perfettamente uniforme, ma ci sono piccole differenze di temperatura, fino a circa 1 parte per milione, e quelle imperfezioni, che sembrano chiazze di varie forme e dimensioni, sono la parte più interessante.

Non è possibile prevedere esattamente quali saranno le fluttuazioni, quali punti esatti saranno freddi e quali saranno caldi. Questo perché la luce che vediamo proviene da una parte dell’Universo che oramai non è osservabile.

L’importanza della cold spot
Questo significa che dobbiamo fare affidamento sulle statistiche per comprendere la CMB. Non possiamo dire quali macchie appariranno e dove, possiamo solo usare la fisica per comprendere la dimensione media della cold spot e quanto calda o fredda potrebbe essere, in media.

Quasi tutta la CMB è chiaro: comprendiamo da dove provengono le macchie e, nel corso dei decenni, abbiamo costruito telescopi e satelliti sempre più raffinati per ottenere una visione migliore. In effetti, il rilevamento e la misurazione della CMB rappresentano una delle più grandi storie di successo della scienza. E poi c’è la cold spot.

Ci sono molte cold spot nella CMB. Ma ce n’è una che risalta. Si distingue anche visivamente. Se si osserva una mappa della CMB, dove l’intera sfera del cielo è compressa in una forma strana, vagamente ovale, è in basso e leggermente a destra. Nel cielo è nella direzione della costellazione dell’Eridano.

La cold spot è stranamente fredda. A seconda di come si definisce il bordo della macchia, è circa 70 microkelvin più freddo della media, rispetto al punto freddo medio che è solo 18 microkelvin più freddo della media. Nelle sue parti più profonde, la temperatura è 140 millikelvin più fredda della media.

È anche grande: circa 5 gradi di diametro, che non sembra molto, ma sono circa 10 lune piene allineate fianco a fianco. Lo spot medio sulla CMB è inferiore a 1 grado. Quindi non è solo insolitamente fredda ma anche insolitamente grande.

Cold spot

È facile vedere la cold spot. Gli astronomi l’hanno avvistato per la prima volta con la sonda Wilkinson Microwave Anisotropy della NASA all’inizio degli anni 2000, e il satellite Planck dell’Agenzia spaziale europea ha confermato l’esistenza della cold spot. Quindi non si è trattato solo di un colpo di fortuna dello strumento, di un errore di misurazione o di qualche strana interferenza aliena: è una cosa reale.

Non è possibile dire con certezza quali macchie sulla CMB appariranno, esistono solo informazioni statistiche. Il consenso generale degli esperti è che non dovremmo ragionevolmente aspettarci che la cold spot sia così grande e così fredda solo per un caso casuale, che in base alla comprensione della fisica dell’Universo precedente, è semplicemente troppo fuori linea.

Periodicamente dovrebbero apparire cold spot e grandi in modo casuale, ma le nostre possibilità di vederne uno solo per pura casualità sono inferiori all’1% (e potrebbero essere molto inferiori, a seconda di chi chiedi). Quindi, anche se potremmo semplicemente dire che siamo stati sfortunati e abbiamo avuto uno di essi, è abbastanza raro da richiedere più attenzione.

Conclusioni
La spiegazione preferita per la strana natura della cold spot è che sia dovuta a un gigantesco vuoto cosmico che si trova tra noi e la CMB in quella direzione. I vuoti cosmici sono grandi macchie di quasi nulla. Ma nonostante questo nulla, influenzano la luce della CMB, e questo perché i vuoti si stanno evolvendo.

Quando la luce della CMB entra per la prima volta nel vuoto, guadagna un po’ di energia mentre passa da un ambiente ad alta densità a uno a bassa densità. In un Universo perfettamente statico, la luce perderebbe una quantità equivalente di energia quando uscisse dall’altra parte, ma poiché i vuoti stanno cambiando, quando la luce entra per la prima volta, il vuoto potrebbe essere relativamente piccolo e superficiale, e quando se ne va, il vuoto è grande e profondo.

Questo porta a una perdita complessiva di energia della luce CMB che attraversa il vuoto, un processo noto come effetto Sachs-Wolfe integrato.

Un vuoto importante potrebbe potenzialmente spiegare la cold spot, ma c’è un problema: non è sicuro che ci sia effettivamente un vuoto gigantesco in quella direzione. Abbiamo mappe e rilevamenti galattici in quella parte del cielo, ma sono tutti incomplete o non catturano ogni galassia, oppure non coprono l’intero volume del presunto vuoto.

Inoltre, anche se ci fosse un supervuoto in quella direzione, non è chiaro se darebbe un effetto abbastanza forte da creare la cold spot che vediamo. Questa ambiguità lascia spazio ad alcune proposte fuori dagli schemi, come l’idea che la cold spot sia un punto di intersezione residuo tra il nostro Universo e quello vicino, ma anche questa ipotesi non riesce a spiegare tutte le sue proprietà.

La galassia più grande

Le increspature rilasciate da questi buchi neri e in collisione sono troppo deboli per essere rilevate dagli attuali rilevatori di onde gravitazionali sulla Terra, hanno aggiunto gli autori dello studio. Tuttavia, i rilevatori di prossima generazione che verranno schierati nello Spazio, come il rilevatore LISA previsto dall’ESA (il cui lancio è previsto per il 2035), dovrebbero essere in grado di rilevare anche le increspature più distanti derivanti dalla fusione dei buchi neri.

I nuovi risultati hanno indicato che le prove di queste antiche fusioni potrebbero essere molto più abbondanti di quanto si pensasse in precedenza. Lo studio è stato pubblicato su Monthly Notice della Royal Astronomical Society.Mentre la nostra vita scorre tranquilla sulla Terra, non ci soffermiamo sulle immensità del cosmo. Questa rappresentazione video mette a confronto alcune delle stelle a noi note: dalle piccole stelle di neutroni aventi un raggio di pochi chilometri fino ad arrivare alle ipergiganti aventi un raggio superiore di 1500 quello del Sole (tutto in scala).

Il raggio del nostro Sole
Considerato che il raggio solare equivale a 695.510 chilometri arriviamo a numeri che superano il miliardo di chilometri. Alcune di esse, collocate al centro del sistema solare, si estenderebbero quasi fino a Saturno. Ovviamente anche le stesse stelle sono nulla confrontate a galassie o nebulose ad esempio. Buona visione.

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La galassia più grandeMembro imponente del gruppo di galassie chiamato Abell 2029, IC 1101 si trova a 1 miliardo di anni luce dalla Terra in direzione della costellazione della Vergine. E’ una galassia supergigante ellittica, composta da più di 100.000 miliardi di stelle. Il processo di formazione stellare è cessato e la galassia ‘vive‘ inglobando le galassie vicine. IC 1101 ha un diametro di circa 6 milioni di anni luce ovvero circa 60 volte la Via Lattea che ha un diametro di 100.000 anni luce. Se fosse al posto della nostra galassia, occuperebbe per intero il nostro Gruppo Locale inglobando le Nubi di Magellano, la Galassia di Andromeda e la Galassia del Triangolo. Inoltre IC 1101 è circa 200.000 volte più massiccia della Via Lattea dunque 200.000 x ‎6,82 × 10^11 (masse solari). Una massa solare equivale a 1,989 × 10^30 kg. Di seguito, ecco un confronto tra alcune galassie a noi note, inclusa la Via Lattea, la nostra galassia.