Mercoledì scorso in rete è apparso un video che pare preludere al grande attacco cibernetico totale di cui da tanto tempo si parla.
Nel filmato caricato in rete tre gruppi di hacker prendevano l’impegno di tirare giù l’intera rete informatica del sistema bancario europeo.
Si tratterebbe con probabilità del più grande attacco cyber della storia. Sarebbero coinvolti, secondo quanto detto, hacker affiliati con i gruppi KillNet, Anonymous Sudan e REvil.
Il messaggio è recapitato in video dalla oramai classica maschera di Guy Fawkes usata da Anonymous, e da altri due individui mascherati che rappresentano gli altri due gruppi hacker.
Pro-Russian hacktivist group KillNet, Anonymous Sudan, and REvil announced their plans to take down the entire European banking system within the next 48 hours.
“This is not a DDoS attack, the games are over. No money, no weapons, no Kiev regime — this is the formula for the… pic.twitter.com/to5RhxDif6
— Ian Miles Cheong (@stillgray) June 14, 2023
«Noi siamo Anonymous Sudan. Oggi siamo una minaccia per tutte le banche europee. Le banche europee presto saranno testimoni del più grande attacco cibernetico nella storia recente del mondo. Preparatevi. Perché quando colpiremo, sarà troppo tardi per fare ammenda» dice il primo segmento del video. «Molte banche europee saranno bersagliate e colpite senza pietà».
«Il mondo è impazzito. La ragione di questo è il danaro» dice il personaggio mascherato del secondo segmento, affiliato, secondo la scritta, al gruppo REvil. «Se Dio comanda la Russia, chi comanda l’Europa? Giusto! Il sistema bancario! Niente danaro, niente problemi! REvil ha sufficiente familiarità con l’infrastruttura finanziaria europea. Ci vediamo presto…»
«Questo non è un attacco DDoS. I giochi sono finiti. Facciamo appello a tutti i gruppi attivi perché si coinvolgano in attività distruttive contro il sistema bancario europeo. Niente danaro, niente armi, niente regime di Kiev. Questa è la formula per la morte del nazismo e funzionerà» dice il personaggio mascherato che dovrebbe rappresentare il gruppo KillNet. «Entro 48 ore lanceremo questa compagnia globale. Niente vi salverà e questo non è un avvertimento. Vi sto solo informando. Non avete mai visto problemi del genere in precedenza. Noi siamo KillNet»
Ad guardare il video, quindi, si dovrebbe desumere gli hacker sarebbero da considerarsi «filo-russi» poiché il loro messaggio esortava le nazioni a smettere di dare denaro e armi all’Ucraina, citando la cifra nazista presente a Kiev.
Tuttavia, è ovviamente impossibile verificare la fonte, e le sue intenzioni. Attribuire ogni colpa agli «hacker russi», come noto, è uno sport praticato oramai da quasi un decennio da istituzioni e giornali occidentali.
Il video è circolato nella rete russa, per poi essere ripostato su Twitter dal giornalista indipendente Ian Miles Cheong.
Il giorno dopo è stata data notizie che varie agenzie del governo americano erano state attaccate ciberneticamente. L’intera portata dell’attacco è rimasta poco chiara mentre la US Cybersecurity and Infrastructure Security Agency ha indagato sulla violazione. «Ci siamo» ha commentato Cheong.
L’incidente è solo uno dei tanti recenti attacchi informatici che hanno preso di mira varie università e governi statali statunitensi, che erano stati attribuiti ad un altro gruppo hi hacker russi chiamato CLOP.
Come riportato da Renovatio 21, anche un gruppo di hacker cinesi chiamato Volt Typhoon poche settimane fa avrebbe attaccato infrastrutture elettroniche delle forze armate americane nel Pacifico, in un’operazione dove forse l’obiettivo finale era prendere le misure per Taiwan.
Martedì scorso era andato offline il colosso del cloud computing mondiale, Amazon Web Services, AWS, la divisione di data center e servizi informatici del conglomerato di Jeff Bezos.
Una quantità impressionanti di grandi aziende multinazionali (McDonald’s, Nike, Autodesk) e testate di spessore mondiale (NBC, Associated Press, lo stesso Washington Post, che è di proprietà di Bezos) si servono di AWS. Non solo: AWS negli anni ha vinto lucrosi appalti anche per la CIA e il Pentagono. Le cronache accennano rapidamente ad un problema tecnico.
Costa sta accendo?
Qualcuno tira fuori ancora i russi, puntando ai discorsi sempre più falchi di Medvedev. «Se procediamo dalla comprovata complicità dei Paesi occidentali nel far saltare in aria i Nord Streas, allora non abbiamo vincoli – nemmeno morali – rimasti per impedirci di distruggere le comunicazioni via cavo sul fondo dell’oceano dei nostri nemici”, ha detto pochi giorni fa l’ex presidente russo su Telegram.
Gli Atlantici avevano abboccato da ancora prima. A maggio il capo dell’Intelligence della NATO David Cattler aveva avvertito di un rischio crescente di un simile Scenario. «Ci sono crescenti preoccupazioni che la Russia possa prendere di mira cavi sottomarini e altre infrastrutture critiche nel tentativo di interrompere la vita occidentale, per ottenere influenza contro quelle nazioni che stanno fornendo sicurezza all’Ucraina», aveva detto il capo delle spie atlantiche ai giornalisti, omettendo bizzarramente tra i motivi della possibile ritorsione la questione Nord Stream.
«I russi sono più attivi di quanto li abbiamo visti da anni in questo dominio», aveva dichiarato il Cattler, notando un ritmo più elevato di pattugliamenti russi in tutto l’Atlantico e nel Mar Baltico e nel Mare del Nord. «La Russia sta mappando attivamente le infrastrutture critiche alleate sia a terra che sul fondo del mare».
Sappiamo che l’intera architettura materiale di Internet è effettivamente piuttosto fragile. Negli oceani vi sono circa 400 cavi sottomarini che trasportano più del 95% del traffico internet. Il Catter quella volta aveva aggiunto un’etichetta col prezzo: «Complessivamente, trasportano ogni giorno transazioni finanziarie per un valore stimato di 10 trilioni di dollari, quindi questi cavi sono davvero un perno economico».
Renovatio 21 aveva scritto un articolo, mesi fa, per parlare della guerra alle grandi infrastrutture iniziata con il bombardamento terrorista del Nord Stream. La sostanza del pezzo, che ha riscosso un certo successo e qualche commento sognante («magari si tornasse agli anni Novanta!» ha scritto qualcuno) è che con l’aumento della tensione internazionale, lo shutdown di Internet sarà inevitabile. I cavi sottomarini che costituiscono la rete possono essere rotti così come è stato distrutto il gasdotto.
I satelliti di Musk possono poco – perché esistono le armi ASAT, cioè le armi anti-satellite, e russi e cinesi da tempo si lamentano delle costellazioni Starlink, e concepiscono programmi per la loro eventuale distruzione.
«Quindi preparatevi a perdere internet. Questo sito compreso» scrivevamo.
Ebbene, aggiungiamo qui che, come la guerra in corso in Ucraina, non è detto che proprio un crollo di Internet non sia nei piani dei padroni del mondo.
Lo shock economico, per economie che oramai sono totalmente dipendenti da Internet, sarebbe esiziale per qualsiasi Paese. Tuttavia abbiamo capito che, dal megaterrorismo stile Torri Gemelle al lockdown globale COVID, il mondo moderno e i suoi pupari amano assai il trauma come strumento di direzione delle cose.
Potrebbe essere il turno, quindi, del terrore internazionale in versione telematica.
«Tutti noi sappiamo, ma dedichiamo un’attenzione non sufficiente, al pauroso scenario di un grande attacco cibernetico che porterebbe al completo stop alle forniture energetiche, ai trasporti, ai servizi ospedalieri, alla società nel suo insieme. La crisi del COVID-19 sarebbe vista come un piccolo disturbo rispetto ad un grande cyber attack» abbiamo sentito dire Klaus Schwab in un video di un anno fa.
Come avvenuto per il COVID, anche qui sono spuntate in grande spontaneità le esercitazioni del caso. Ecco le simulazioni del grande grash informatico globale. La più famosa si chiamava Cyber-Poligon.
Chi segue Renovatio 21, non solo riconosce il pattern, ma sa che blackout informatici localizzati, tali da bloccare intere industrie fondamentali come quelle dei trasporti, sono comparsi in sequenza negli scorsi mesi: ricorderete il blocco degli aeroporti, avvenuto nelle Filippine, in Canada, in qualche città tedesca e soprattutto negli USA, dove l’11 gennaio di quest’anno ad ogni aereo dello spazio americano è stato impedito il decollo. Non succedeva dall’11 settembre 2001.
L’intero sistema aeronautico americano (25 mila aerei per 2,3 milioni di persone al dì) era andato down. Dissero, anche lì, che era un problema tecnico. Qualcuno di malizioso, tuttavia, notò che in quei giorni il prezzo dei Bitcoin era salito… lo Stato USA aveva comprato criptomonete per pagare un ransomware?
No, non sappiamo nulla. È la cifra principale del mondo cibernetico considerato militarmente: non puoi avere certezza definitiva di chi abbia attaccato, e perché. Il digitale è il regno del false flag. Non puoi sapere cosa realmente stia accadendo: la nebbia della guerra, con la cibernetica, diventa impenetrabile.
Tuttavia vediamo dove questo può portare. Un’era della scarsità, anche per internet. Una riprogettazione della rete, con espunzione di ciò che non aderisce alla narrativa centrale – i canali russi sono già censurati, si può fare di più, anche le bandire gli utenti dei social o i social stessi (Telegram, ad esempio: quanto durerà?)
Una ridefinizione sistemica, compatibile con la vera trasformazione in atto: piattaformare gli Stati e i super-Stati, trasformare i cittadini in utenti, sostituire i diritti con «accessi» e «premi» decisi dall’alto, abolire il contante tramite il danaro programmabile – euro digitale, dollaro digitale, sterlina digitale etc – che sarà lo strumento di controllo definitivo della società, la matrice che avrà potere su ogni comportamento umano.
Il green pass, esteso ad ogni minuto della vostra esistenza.
Non è quindi improbabile che spacchino Internet – o provochino sino a farsela spaccare – per poi darvene una nuova, con tutte le caratteristiche che servono al vostro futuro, che è, come sapete, una nuova schiavitù
Solve et coagula: il motto alchemico che tanto piace ai massoni, valido anche ai tempi di Internet, dove questa è oramai connessa totalmente alla vostra quotidianità.
Distruggeranno la nostra vita per dirci che ce ne daranno un’altra. Tuttavia, non è detto che a questo processo sopravvivremo tutti – sapete, non gli serviamo più, non in questa quantità.
Di fatto, quelli che arriveranno dall’altra parte della collina, ad una certa bisognerà pure che inizino a fare i conti.
No?
Roberto Dal Bosco
Professore di Chimica Fisica Peer Fischer sui nanorobot, perché è così difficile lavorarci e quale potrebbe essere la loro futura applicazione in medicina
Come vengono usati i nanorobot in medicina?
Professore di Chimica Fisica Peer Fischer sui nanorobot, perché è così difficile lavorarci e quale potrebbe essere la loro futura applicazione in medicina
colloqui | 3 febbraio 2020
Come vengono usati i nanorobot in medicina?
Daria Rasputina / postnauka.ru
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Alcune persone intendono semplicemente “molto molto piccolo” quando parlano di “nano”, tuttavia nella scienza “nano” significa che l’oggetto è inferiore a un micron in due o tre dimensioni. È possibile costruire un nanorobot di quelle dimensioni? In che modo i nanorobot possono aiutarci nella diagnostica e nel trattamento di diverse malattie? Serious Science ha chiesto a Peer Fischer dei nanorobot, perché è così difficile lavorarci e quale potrebbe essere la loro futura applicazione in medicina.
Cos’è la nanorobotica?
L’obiettivo della nanorobotica è quello di incorporare funzioni robotiche, ad esempio rilevamento, elaborazione di informazioni, qualche forma di azione e possibilmente comunicazione su una scala molto più piccola di una singola cella o di un microprocessore. Questo è estremamente impegnativo. La maggior parte dei sistemi nanorobotici sintetici sono solo semplici particelle che possono svolgere solo alcune di queste funzioni o necessitano di un sistema di controllo esterno per farlo.
Uno degli obiettivi della nanorobotica è lo sviluppo di nuove applicazioni mediche. Nella pratica medica si utilizzano già micro e nanoparticelle: queste vengono attualmente spostate nel corpo dal flusso sanguigno. I “nanorobot” che le persone stanno cercando di sviluppare dovrebbero muoversi attivamente o essere spostati in un luogo specifico. Ciò consentirebbe una forma completamente nuova di consegna mirata. Pertanto, la caratteristica distintiva di un nanorobot è che esiste un modo per interagire con esso, spostandolo, accendendolo o leggendo qualcosa.
Quanto sono piccoli i nanorobot?
A seconda della disciplina, alcune persone intendono semplicemente “molto molto piccolo” quando parlano di “nano”, simile alla microchirurgia che può significare che il chirurgo usa un microscopio per guardare qualcosa che potrebbe essere grande diversi millimetri. Tuttavia, per uno scienziato ‘nano’ significa che almeno due (idealmente tre) dimensioni critiche sono inferiori al micron, cioè inferiori a un milionesimo di metro (< 10-6 m). Se tutte e tre le dimensioni sono inferiori a un micron, la dimensione di una tale nanoparticella è paragonabile alla dimensione di un grande virus. Tuttavia, sarebbe fuorviante pensare che “nanorobot” significhi che tutto accade all’interno di questa particella e avviene solo su scala nanometrica. Non esiste ancora una struttura di dimensioni micron o sub-micron creata dall’uomo in grado di percepire il suo ambiente, elaborare informazioni e agire, cioè funzionare come un nanorobot autonomo. Spesso all’esterno sono quindi presenti apparecchiature su larga scala necessarie per il controllo robotico. Quindi, più correttamente si dovrebbe parlare di sistemi nanorobotici.
Quali sono esempi di nanorobot?
Una classe di sistemi nanorobotici di solito è costituita da particelle e un controller esterno. La particella in sé è tipicamente molto semplice, cioè un minuscolo pezzo di un materiale, ma che può essere controllato con luce, campi magnetici o campi acustici. Ad esempio, un sistema nanorobotico può essere costituito da particelle inferiori al micron che possiedono un momento magnetico e una configurazione di laboratorio macroscopica con cui i campi magnetici le guidano in modo controllabile. Potrebbe esserci anche un sistema di imaging per tracciare le particelle. Lavori recenti hanno dimostrato, ad esempio, che è possibile controllare e muovere uno sciame di cavatappi come nanopropulsori magnetici attraverso i tessuti biologici. In questo caso i sistemi nanorobotici sono costituiti dalle particelle della nanoelica e dall’attrezzatura ausiliaria utilizzata sia per azionarle che per seguirle.
Un’altra classe di nanorobot non utilizza campi e configurazioni esterni, ma incorpora il “motore” direttamente nel nanorobot. Ora tutto accade davvero all’interno della particella nanoscopica, e questo quindi rende i sistemi più autonomi. Immagina una semplice particella micro o sub-micron, tipicamente sferica, che contiene i farmaci corretti ed è decorata con un catalizzatore o con enzimi all’esterno, dove avvengono le reazioni chimiche. Le reazioni cambiano l’ambiente chimico locale attorno alla particella in modo tale che possa spingersi in avanti. Un obiettivo della ricerca è progettare queste particelle chimicamente attive in modo tale che possano spostarsi attivamente in una posizione desiderata, ad esempio in un luogo in cui è presente una concentrazione di pH desiderata.
Infine, ci sono anche sforzi per utilizzare microrganismi viventi, come i batteri. Una cellula batterica può percepire autonomamente il suo ambiente, elaborare informazioni e agire, e può essere integrata o combinata con sistemi sintetici.
Vorrei sottolineare che in nessuno di questi esempi c’è un hardware che troveremmo nei robot di grandi dimensioni, cioè niente batterie o motori convenzionali: questi componenti si trovano solo in dispositivi su scala da centinaia di micron a millimetri.
Quali sono le possibili funzioni e applicazioni mediche dei sistemi nanorobotici?
Uno degli obiettivi prefissati è assistere con tutti gli aspetti delle potenziali procedure mediche: assistere con diagnosi, trattamento, chirurgia ecc. Ad esempio, se si sta prendendo in considerazione un intervento chirurgico, la particella può essere riscaldata da un laser o da un campo magnetico CA e quindi utilizzata per distruggere i tessuti. Nel caso della diagnostica potrebbe trattarsi di una particella creata per fornire un agente di contrasto che può aiutare con l’imaging. Nel caso del trattamento, le particelle potrebbero essere caricate con un farmaco e indirizzate verso una posizione di interesse (o spostate attivamente lì da sole). Tutti e tre sono oggetto di ricerca in corso e sono già in parte realizzabili con nanoparticelle passive.
Tuttavia, una prospettiva entusiasmante è che con un sistema nanorobotico si possano potenzialmente attraversare in modo più efficace le barriere nel corpo (la barriera emato-encefalica oi rivestimenti mucosi), che sono difficili da superare con particelle passive. L’obiettivo è raggiungere le aree del corpo dove le nanoparticelle passive non possono arrivare. Il vantaggio è che con i sistemi nanorobotici si potrebbero usare farmaci molto potenti – farmaci che non si possono somministrare sistemicamente – e portarli in una piccola regione mirata. Ci tengo però a sottolineare che allo stato attuale non esiste un sistema che sia già arrivato in clinica. Tuttavia, le particelle passive sono state e sono testate dal punto di vista medico e le particelle attive sono considerate un’estensione di questo lavoro.
Quanto è difficile costruire i nanorobot e come si può vedere dove si trovano?
Per muovere i nanorobot o per fargli fare del lavoro devi essere in grado di esercitare una forza sufficiente, devi essere in grado di controllarli e devi farlo in un ambiente dove è generalmente difficile muoversi, come in un tessuto o in un vaso sanguigno dove c’è un forte flusso sanguigno, ecc. In questo momento la maggior parte della ricerca si sta concentrando su come azionarli e osservarli, ma realizzarli può anche essere una sfida, specialmente su scala sub-micron. La maggior parte del lavoro in corso, tuttavia, si concentra ancora sulla locomozione, e qui ci sono già le prime dimostrazioni di tali esperimenti in vivo.
Anche la generazione di modi per interagire con le particelle è una sfida. La luce non può penetrare in profondità nei tessuti; i campi acustici possono penetrare in profondità nel tessuto, ma generano solo forze deboli. Mentre i campi magnetici vengono utilizzati in ambito medico, l’interazione con piccole particelle richiede gradienti di campo o campi magnetici che cambiano nel tempo, che in linea di principio possono essere realizzati, ma possono richiedere una strumentazione ingombrante.
Una sfida è sapere dove si trovano le particelle poiché sono troppo piccole per essere viste ad occhio nudo. Ciò richiede una modalità di imaging adeguata. Ad esempio, è possibile utilizzare la fotoacustica, ma funziona solo fino a un centimetro di profondità in un tessuto e generalmente richiede particelle più grandi. La luce infrarossa unita alla fluorescenza ha la risoluzione, ma non è adatta alla penetrazione dei tessuti. L’imaging magnetico può essere utilizzato per strutture più grandi, ma potrebbe non funzionare con alcune forme di attivazione magnetica e non ha una risoluzione molto elevata. Questa è una vera sfida, ma il guadagno è alto, in quanto qualsiasi anticipo può avvantaggiare immediatamente una serie di applicazioni. Non ci sarà una sola soluzione e molte direzioni sono attualmente perseguite da diversi gruppi di ricerca.
Di cosa sono fatti i nanorobot?
Se consideriamo un nanorobot come una particella controllata da un sistema esterno, come in un sistema nanorobotico, allora i materiali dipendono da come questa particella è controllata. L’idea è che potenzialmente puoi usare molti materiali. Naturalmente, se vuoi interagire con una particella tramite un campo esterno, deve rispondere al campo, quindi se vuoi controllarla con il campo magnetico devi avere un materiale magnetico, se vuoi controllarla con la luce deve rispondere alla luce e, se vuoi che interagisca con i campi acustici, deve mostrare un contrasto acustico sufficiente per farlo. Il sistema nanorobotico può anche contenere particelle chimicamente attive, enzimi o essere accoppiato a microrganismi.
Quali sono gli approcci medici più importanti?
Come vengono usati i nanorobot in medicina?
Professore di Chimica Fisica Peer Fischer sui nanorobot, perché è così difficile lavorarci e quale potrebbe essere la loro futura applicazione in medicina
colloqui | 3 febbraio 2020
Come vengono usati i nanorobot in medicina?
Daria Rasputina / postnauka.ru
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Alcune persone intendono semplicemente “molto molto piccolo” quando parlano di “nano”, tuttavia nella scienza “nano” significa che l’oggetto è inferiore a un micron in due o tre dimensioni. È possibile costruire un nanorobot di quelle dimensioni? In che modo i nanorobot possono aiutarci nella diagnostica e nel trattamento di diverse malattie? Serious Science ha chiesto a Peer Fischer dei nanorobot, perché è così difficile lavorarci e quale potrebbe essere la loro futura applicazione in medicina.
Cos’è la nanorobotica?
L’obiettivo della nanorobotica è quello di incorporare funzioni robotiche, ad esempio rilevamento, elaborazione di informazioni, qualche forma di azione e possibilmente comunicazione su una scala molto più piccola di una singola cella o di un microprocessore. Questo è estremamente impegnativo. La maggior parte dei sistemi nanorobotici sintetici sono solo semplici particelle che possono svolgere solo alcune di queste funzioni o necessitano di un sistema di controllo esterno per farlo.
Microrobotica
Microrobotica
L’informatico Sergej Fatikow sulla varietà di microrobot, le possibilità per la loro applicazione e le attuali sfide della ricerca
Uno degli obiettivi della nanorobotica è lo sviluppo di nuove applicazioni mediche. Nella pratica medica si utilizzano già micro e nanoparticelle: queste vengono attualmente spostate nel corpo dal flusso sanguigno. I “nanorobot” che le persone stanno cercando di sviluppare dovrebbero muoversi attivamente o essere spostati in un luogo specifico. Ciò consentirebbe una forma completamente nuova di consegna mirata. Pertanto, la caratteristica distintiva di un nanorobot è che esiste un modo per interagire con esso, spostandolo, accendendolo o leggendo qualcosa.
Quanto sono piccoli i nanorobot?
A seconda della disciplina, alcune persone intendono semplicemente “molto molto piccolo” quando parlano di “nano”, simile alla microchirurgia che può significare che il chirurgo usa un microscopio per guardare qualcosa che potrebbe essere grande diversi millimetri. Tuttavia, per uno scienziato ‘nano’ significa che almeno due (idealmente tre) dimensioni critiche sono inferiori al micron, cioè inferiori a un milionesimo di metro (< 10-6 m). Se tutte e tre le dimensioni sono inferiori a un micron, la dimensione di una tale nanoparticella è paragonabile alla dimensione di un grande virus. Tuttavia, sarebbe fuorviante pensare che “nanorobot” significhi che tutto accade all’interno di questa particella e avviene solo su scala nanometrica. Non esiste ancora una struttura di dimensioni micron o sub-micron creata dall’uomo in grado di percepire il suo ambiente, elaborare informazioni e agire, cioè funzionare come un nanorobot autonomo. Spesso all’esterno sono quindi presenti apparecchiature su larga scala necessarie per il controllo robotico. Quindi, più correttamente si dovrebbe parlare di sistemi nanorobotici.
Quali sono esempi di nanorobot?
Una classe di sistemi nanorobotici di solito è costituita da particelle e un controller esterno. La particella in sé è tipicamente molto semplice, cioè un minuscolo pezzo di un materiale, ma che può essere controllato con luce, campi magnetici o campi acustici. Ad esempio, un sistema nanorobotico può essere costituito da particelle inferiori al micron che possiedono un momento magnetico e una configurazione di laboratorio macroscopica con cui i campi magnetici le guidano in modo controllabile. Potrebbe esserci anche un sistema di imaging per tracciare le particelle. Lavori recenti hanno dimostrato, ad esempio, che è possibile controllare e muovere uno sciame di cavatappi come nanopropulsori magnetici attraverso i tessuti biologici. In questo caso i sistemi nanorobotici sono costituiti dalle particelle della nanoelica e dall’attrezzatura ausiliaria utilizzata sia per azionarle che per seguirle.
Un’altra classe di nanorobot non utilizza campi e configurazioni esterni, ma incorpora il “motore” direttamente nel nanorobot. Ora tutto accade davvero all’interno della particella nanoscopica, e questo quindi rende i sistemi più autonomi. Immagina una semplice particella micro o sub-micron, tipicamente sferica, che contiene i farmaci corretti ed è decorata con un catalizzatore o con enzimi all’esterno, dove avvengono le reazioni chimiche. Le reazioni cambiano l’ambiente chimico locale attorno alla particella in modo tale che possa spingersi in avanti. Un obiettivo della ricerca è progettare queste particelle chimicamente attive in modo tale che possano spostarsi attivamente in una posizione desiderata, ad esempio in un luogo in cui è presente una concentrazione di pH desiderata.
Infine, ci sono anche sforzi per utilizzare microrganismi viventi, come i batteri. Una cellula batterica può percepire autonomamente il suo ambiente, elaborare informazioni e agire, e può essere integrata o combinata con sistemi sintetici.
Vorrei sottolineare che in nessuno di questi esempi c’è un hardware che troveremmo nei robot di grandi dimensioni, cioè niente batterie o motori convenzionali: questi componenti si trovano solo in dispositivi su scala da centinaia di micron a millimetri.
Quali sono le possibili funzioni e applicazioni mediche dei sistemi nanorobotici?
Uno degli obiettivi prefissati è assistere con tutti gli aspetti delle potenziali procedure mediche: assistere con diagnosi, trattamento, chirurgia ecc. Ad esempio, se si sta prendendo in considerazione un intervento chirurgico, la particella può essere riscaldata da un laser o da un campo magnetico CA e quindi utilizzata per distruggere i tessuti. Nel caso della diagnostica potrebbe trattarsi di una particella creata per fornire un agente di contrasto che può aiutare con l’imaging. Nel caso del trattamento, le particelle potrebbero essere caricate con un farmaco e indirizzate verso una posizione di interesse (o spostate attivamente lì da sole). Tutti e tre sono oggetto di ricerca in corso e sono già in parte realizzabili con nanoparticelle passive.
Nanomedicina per la somministrazione di farmaci
Nanomedicina per la somministrazione di farmaci
Prof. Srinivas Sridhar della Northeastern University sulla diagnosi precoce del cancro, il targeting dei farmaci da parte delle nanoparticelle e l’applicazione della nanotecnologia alle principali sfide mediche
Tuttavia, una prospettiva entusiasmante è che con un sistema nanorobotico si possano potenzialmente attraversare in modo più efficace le barriere nel corpo (la barriera emato-encefalica oi rivestimenti mucosi), che sono difficili da superare con particelle passive. L’obiettivo è raggiungere le aree del corpo dove le nanoparticelle passive non possono arrivare. Il vantaggio è che con i sistemi nanorobotici si potrebbero usare farmaci molto potenti – farmaci che non si possono somministrare sistemicamente – e portarli in una piccola regione mirata. Ci tengo però a sottolineare che allo stato attuale non esiste un sistema che sia già arrivato in clinica. Tuttavia, le particelle passive sono state e sono testate dal punto di vista medico e le particelle attive sono considerate un’estensione di questo lavoro.
Quanto è difficile costruire i nanorobot e come si può vedere dove si trovano?
Per muovere i nanorobot o per fargli fare del lavoro devi essere in grado di esercitare una forza sufficiente, devi essere in grado di controllarli e devi farlo in un ambiente dove è generalmente difficile muoversi, come in un tessuto o in un vaso sanguigno dove c’è un forte flusso sanguigno, ecc. In questo momento la maggior parte della ricerca si sta concentrando su come azionarli e osservarli, ma realizzarli può anche essere una sfida, specialmente su scala sub-micron. La maggior parte del lavoro in corso, tuttavia, si concentra ancora sulla locomozione, e qui ci sono già le prime dimostrazioni di tali esperimenti in vivo.
Anche la generazione di modi per interagire con le particelle è una sfida. La luce non può penetrare in profondità nei tessuti; i campi acustici possono penetrare in profondità nel tessuto, ma generano solo forze deboli. Mentre i campi magnetici vengono utilizzati in ambito medico, l’interazione con piccole particelle richiede gradienti di campo o campi magnetici che cambiano nel tempo, che in linea di principio possono essere realizzati, ma possono richiedere una strumentazione ingombrante.
Una sfida è sapere dove si trovano le particelle poiché sono troppo piccole per essere viste ad occhio nudo. Ciò richiede una modalità di imaging adeguata. Ad esempio, è possibile utilizzare la fotoacustica, ma funziona solo fino a un centimetro di profondità in un tessuto e generalmente richiede particelle più grandi. La luce infrarossa unita alla fluorescenza ha la risoluzione, ma non è adatta alla penetrazione dei tessuti. L’imaging magnetico può essere utilizzato per strutture più grandi, ma potrebbe non funzionare con alcune forme di attivazione magnetica e non ha una risoluzione molto elevata. Questa è una vera sfida, ma il guadagno è alto, in quanto qualsiasi anticipo può avvantaggiare immediatamente una serie di applicazioni. Non ci sarà una sola soluzione e molte direzioni sono attualmente perseguite da diversi gruppi di ricerca.
Di cosa sono fatti i nanorobot?
Se consideriamo un nanorobot come una particella controllata da un sistema esterno, come in un sistema nanorobotico, allora i materiali dipendono da come questa particella è controllata. L’idea è che potenzialmente puoi usare molti materiali. Naturalmente, se vuoi interagire con una particella tramite un campo esterno, deve rispondere al campo, quindi se vuoi controllarla con il campo magnetico devi avere un materiale magnetico, se vuoi controllarla con la luce deve rispondere alla luce e, se vuoi che interagisca con i campi acustici, deve mostrare un contrasto acustico sufficiente per farlo. Il sistema nanorobotico può anche contenere particelle chimicamente attive, enzimi o essere accoppiato a microrganismi.
Quali sono gli approcci medici più importanti?
Nanotecnologie e Medicina
Nanotecnologie e Medicina
L’ingegnere biomedico Robert Langer sulla somministrazione di farmaci, il trattamento del cancro e i problemi di introduzione di nuovi metodi in medicina
Siamo ancora agli inizi della ricerca, ma in questa fase i sistemi azionati magneticamente si sono dimostrati piuttosto efficaci e costituiscono la maggior parte delle applicazioni in vivo fino ad oggi. Nei prossimi cinque anni circa mi aspetto più dimostrazioni in vivo e sospetto che sistemi un po’ più grandi, che si possono chiamare sistemi microrobotici o millirobotici, possano essere i primi ad essere adottati. Su scala nanometrica i materiali spesso si comportano in modo diverso rispetto ai materiali su scala più ampia, e quindi ciò potrebbe richiedere ulteriori passaggi normativi. Una volta che un sistema dimostrerà un chiaro vantaggio medico rispetto a particelle o terapie applicate passivamente, allora, penso, inizierà la ricerca verso l’applicazione clinica.
Quali vantaggi ti aspetti dalla ricerca sui nanorobot?
Gran parte dell’entusiasmo e dell’attenzione risiedono comprensibilmente nelle applicazioni mediche, poiché la consegna mirata controllata promette di aprire possibilità completamente nuove in medicina. Tuttavia, possiamo anche aspettarci importanti progressi tecnologici generali dalla ricerca sui nanorobot. Raggiungere le funzioni robotiche di rilevamento, elaborazione delle informazioni, azione e comunicazione su una scala inferiore a quella attualmente possibile con la microelettronica, richiede necessariamente tecnologie completamente nuove. Nessuna batteria funziona su questa scala, i metodi di fabbricazione devono essere inventati e gran parte dell’autonomia su questa scala coinvolgerà processi fisico-chimici che traggono ispirazione dalla natura. Sistemi biologici sofisticati, come i batteri, possono essere considerati microrobot biologici e ispirano gran parte della ricerca sui sistemi nanorobotici sintetici, ma non è stato ancora realizzato alcun sistema sintetico che si avvicini al livello di autonomia e complessità di un microrganismo biologico. I nanorobot sintetici, tuttavia, non sono limitati a funzionare come i loro sistemi naturali e possono assumere molte forme. Sono quindi convinto che molte nuove entusiasmanti direzioni di ricerca, possibilità mediche e tecnologiche emergeranno dalla ricerca nanorobotica.
Nanotecnologie e Medicina
L’ingegnere biomedico Robert Langer sulla somministrazione di farmaci, il trattamento del cancro e i problemi di introduzione di nuovi metodi in medicina
Nanomedicina per la somministrazione di farmaci
Prof. Srinivas Sridhar della Northeastern University sulla diagnosi precoce del cancro, il targeting dei farmaci da parte delle nanoparticelle e l’applicazione della nanotecnologia alle principali sfide mediche