Antica teoria secondo cui i germi della vita sono sparsi per tutto l’universo e si sviluppano là dove trovano le condizioni opportune. Nel sec. XIX, a proposito del dibattuto problema dell’origine della vita e della generazione spontanea, una teoria simile fu sostenuta, fra gli altri, da H.E. Richter (1865), H.
«Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un’origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all’altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile.»
(Hermann von Helmholtz) (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Hermann_von_Helmholtz)
La panspermia, dal termine greco antico (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lingua_greca_antica) πανσπερμία panspermìa, “tutti semi” o “seme comune”, composto da πᾶν pan “tutto” e σπέρμα sperma “seme”,[1][2] è un’ipotesi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ipotesi) che suggerisce che i semi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Seme) della vita (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Vita) (in senso ovviamente figurato) siano sparsi in ogni dove nell’Universo, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Universo) distribuiti nella polvere stellare,[3] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Polvere_interstellare) nei meteoroidi,[4] asteroidi, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Asteroidi) comete,[5] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Comete) planetoidi[6] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Corpo_minore) e che può essere trasportata anche dalle navicelle spaziali attraverso la contaminazione non intenzionale di microrganismi.[7][8][9] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Microrganismi)
Panspermia
Si tratta di un’ipotesi al confine della scienza, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Scienza_di_confine) con scarso supporto dalla maggior parte degli studiosi.[10] Le critiche puntualizzano che l’ipotesi non risolve il problema di come abbia avuto origine la vita, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Origine_della_vita) ma la sposta semplicemente su un altro corpo celeste. Non è inoltre testabile sperimentalmente.[11]
L’ipotesi ha le sue origini nelle idee di Anassagora, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Anassagora) un filosofo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Filosofia) dell’antica Grecia, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antica_Grecia) e si è rivitalizzata a partire dall’Ottocento (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ottocento) con Lord Kelvin,[12] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/William_Thomson) con il fisico Hermann von Helmholtz[13][14] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Hermann_von_Helmholtz) e, nei primi decenni del Novecento, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Novecento) con il chimico e premio Nobel svedese Svante Arrhenius,[15] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Svante_Arrhenius) mentre nell’ultimo quarto del XX secolo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/XX_secolo) il testimone è passato agli astronomi Fred Hoyle (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fred_Hoyle) e Chandra Wickramasinghe. (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Chandra_Wickramasinghe&action=edit&redlink=1)
Storia
(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit§ion=1)«La (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit§ion=1) materia morta non può animarsi senza l’intervento di materia viva preesistente. Questo mi pare un insegnamento della scienza tanto sicuro quanto la legge di gravitazione.»
(Lord Kelvin) (https://it.m.wikipedia.org/wiki/William_Thomson,_I_barone_Kelvin)
Il contributo di Hoyle e Wickramasinghe
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(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit§ion=2)Questa (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit§ion=2) voce o sezione sull’argomento biologia non cita le fonti necessarie (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Uso_delle_fonti) o quelle presenti sono insufficienti.
Nell’ultimo quarto del XX secolo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/XX_secolo) uno dei più famosi sostenitori dell’ipotesi della diffusione della vita per panspermia è stato l’astronomo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Astronomia) britannico (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Gran_Bretagna) Fred Hoyle (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fred_Hoyle) assieme al suo ex allievo Chandra Wickramasinghe. (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Chandra_Wickramasinghe&action=edit&redlink=1)
I due scienziati, in prima battuta, non intendevano provare che la vita era giunta dallo spazio. Erano astronomi e non biologi, e stavano cercando di identificare la composizione della polvere interstellare analizzando lo spettro della luce proveniente da essa. Quando si cimentarono su questo problema, nel 1960, la teoria accettata prevedeva che lo spettro di estinzione della luce potesse essere adeguatamente spiegato con l’esistenza di grani di grafite; (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Grafite) la corrispondenza insoddisfacente tra gli spettri teorici e quelli effettivamente osservati, spinse Hoyle e Wickramasinghe a cercare altre soluzioni, impiegando molecole più strettamente legate alla biologia.
Nel 1968 nella polvere interstellare vennero identificate molecole (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Molecole) policicliche aromatiche. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Idrocarburi_policiclici_aromatici) Nel 1972 si consolidò l’evidenza della presenza di porfirina, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Porfirina) mentre nel 1974 Wickramasinghe dimostrò che nello spazio sono presenti polimeri (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Polimero) organici complessi, specificatamente poliformaldeide.[16] (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Formaldeide) Queste molecole sono strettamente collegate alla cellulosa, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cellulosa) molto abbondante in biologia.
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Dalla metà degli anni ’70 Hoyle e Wickramasinghe si convinsero che i polimeri organici costituissero una parte importante della polvere interstellare e, sebbene ai tempi questa opinione fosse considerata al limite della fantasia, al giorno d’oggi viene generalmente accettata.
Ma Hoyle e Wickramasinghe si spinsero oltre: nel tentare di spiegare una peculiarità dello spettro di luce proveniente dalle nubi interstellari, conclusero che essa potesse essere spiegata solo ipotizzando particelle di polvere cave di opportuno diametro. Provarono di tutto senza ottenere risultati soddisfacenti fino a che, nel 1979 impiegarono per le loro simulazioni, batteri essiccati, (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Batterio_essiccato&action=edit&redlink=1) che rifrangono la luce come sfere cave e irregolari. Ottennero una corrispondenza pressoché perfetta, ed essendo scienziati sufficientemente scevri da preconcetti ne conclusero che i grani di polvere componenti le nubi interstellari potessero effettivamente essere batteri essiccati e congelati.
Questa conclusione rimane a tutt’oggi fortemente criticata: ed in tal senso non ha aiutato la fama di scienziato controverso che Hoyle porta con sé a causa delle sue convinzioni cosmologiche: se in astrofisica (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Astrofisica) è a lui, assieme a William Fowler (https://it.m.wikipedia.org/wiki/William_Fowler) ed ai coniugi Burbidge, che si deve la messa a punto della teoria che spiega la genesi degli elementi pesanti all’interno delle stelle per mezzo di reazioni termonucleari, in cosmologia (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cosmologia_(astronomia)) la sua idea di universo in espansione ma infinito, la teoria dello stato stazionario (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Teoria_dello_stato_stazionario) è attualmente poco considerata dalla comunità scientifica, in quanto contraddetta da alcune osservazioni; per questo motivo nell’ultimo decennio del XX secolo Hoyle, assieme a Geoffrey Burbidge e Jayant Narlikar, ha rielaborato la sua vecchia teoria, proponendone una nuova: lo stato quasi stazionario. (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Stato_quasi_stazionario&action=edit&redlink=1)
Panspermia guidata (o Panspermia diretta)
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(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit§ion=3)Francis Crick, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Francis_Crick) assieme a Leslie Orgel, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Leslie_Orgel) nel 1960 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/1960) iniziarono a speculare sull’origine del codice genetico. Agli inizi degli anni settanta (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Anni_1970) Crick e Orgel andarono oltre in queste speculazioni e, in particolare, sulla possibilità che la produzione di un sistema molecolare vivente deve essere stato un evento molto raro nell’universo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Universo) – e che tuttavia, una volta avviato, esso possa essere stato diffuso da una forma di vita intelligente in grado di viaggiare nello spazio; tale processo fu definito “panspermia guidata”[17].
Più tardi Crick dichiarerà di essere stato eccessivamente pessimista circa le possibilità di un’origine terrestre della vita[18].
La panspermia diretta, per proteggere ed espandere la vita nello spazio, sta diventando sempre più possibile grazie agli sviluppi delle vele solari, dell’astrometria precisa, dei pianeti extrasolari, degli estremofili e dell’ingegneria genetica microbica.[19][20][21][22]
Prove e meccanismi a sostegno della panspermia
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(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit§ion=4)
Il meteorite marziano ALH 84001 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/ALH_84001). (https://it.m.wikipedia.org/wiki/ALH_84001) Per diverso periodo fu al centro dell’attenzione mediatica perché sembrava contenesse tracce di vita marziana, ipotesi poi smentita da successive ricerche.
Esistono alcune evidenze che suggeriscono che i batteri (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Batterio) possono sopravvivere per lunghi periodi di tempo anche nello spazio (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Spazio_(astronomia)) profondo (e potrebbero quindi essere il meccanismo della panspermia).[23] Studi recenti condotti in India (https://it.m.wikipedia.org/wiki/India) hanno trovato batteri nell’atmosfera (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Atmosfera) terrestre ad altezze maggiori di 40 km, dove il loro mescolamento con gli strati più bassi dell’atmosfera è improbabile.[24] Batteri Streptococco (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Streptococco) mitus, che sono stati portati accidentalmente sulla Luna (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Luna) dalla sonda spaziale Surveyor 3 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Surveyor_3) nel 1967, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/1967) potevano essere facilmente rinviviti dopo essere stati portati di nuovo sulla Terra, dopo 31 mesi.
Una conseguenza della panspermia è che la vita, in tutto l’Universo, dovrebbe avere una biochimica sorprendentemente simile, perché deriverebbe dagli stessi organismi ancestrali. Perciò che i batteri ad alta quota abbiano una biochimica molto simile a quelli terrestri non prova né l’una né l’altra ipotesi. Questa conseguenza non può essere verificata fino a che non verrà trovata la vita su un altro pianeta.
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Un’altra obiezione alla panspermia è che i batteri non sopravviverebbero alle immense forze e all’intenso calore di un impatto contro la Terra. Non sono state raggiunte conclusioni (positive o negative) su questo punto.
Evidenze che suggeriscono dati in favore della panspermia:
• la comparsa molto rapida della vita sulla Terra mostrata dai fossili: (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fossile) la prima evidenza di vita sono fossili di stromatoliti, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stromatoliti) aggregati di batteri, datati a 3,8 miliardi di anni. Solo 500 milioni di anni dopo la formazione delle rocce più antiche conosciute. Secondo alcuni modelli di formazione planetaria, è quasi troppo presto perché la Terra si sia sufficientemente raffreddata da poter ospitare acqua (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Acqua) liquida.
• Batteri ed organismi più complessi sono stati trovati in ambienti più estremi di quanto si credesse possibile: per esempio nelle fumarole abissali. (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Fumarola_abissale&action=edit&redlink=1) Alcuni batteri estremofili (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Estremofilo) vivono a temperature superiori a 100 °C, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Celsius) altri in ambienti molto caustici.
• Batteri che non usano la fotosintesi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fotosintesi) per generare energia. In particolare, i batteri endolitici (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Organismo_endolitico) che usano la chemiosintesi, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Chemiosintesi) trovati all’interno delle rocce e in laghi sotterranei.
• Batteri semi-dormienti trovati in carote di ghiaccio (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Carota_di_ghiaccio) prese più di un chilometro sotto la superficie dell’antartide, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antartide) che mostrano come dei batteri potrebbero sopravvivere su corpi ghiacciati come le comete. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cometa)
• I risultati ambigui dei test biologici delle sonde Viking. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Programma_Viking) Questi test furono svolti per trovare i risultati del metabolismo di eventuali batteri marziani, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Marte_(astronomia)) alimentando campioni di suolo con gas radioattivo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Radioattivit%C3%A0) (per marcare i risultati del metabolismo), e confrontandoli con altri campioni di suolo riscaldati a temperature molto alte, che avrebbero ucciso ogni forma di vita. I test mostrarono attività che poteva essere indizio di vita, ma l’interpretazione ufficiale della NASA (https://it.m.wikipedia.org/wiki/NASA) fu che gli effetti erano di tipo chimico piuttosto che biologico, e furono attribuiti ad un’elevata reattività del suolo marziano.
• La scoperta della glicina (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Glicina) (l’amminoacido (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Amminoacido) più semplice), a quanto pare formatasi spontaneamente, in nubi interstellari. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nube_interstellare)
• L’analisi della meteorite conosciuta come ALH 84001, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/ALH_84001) in genere ritenuta originantesi da Marte, ha rivelato la presenza di artefatti forse causati da batteri marziani. Questa interpretazione è stata oggetto di aspre discussioni.
• Batteri (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Batteri) adattatisi all’ambiente della stratosfera, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stratosfera) scoperti nel marzo 2009[25].
Alcuni considerano la panspermia come una risposta a coloro che sostengono che sia impossibile che la vita si origini (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Origine_della_vita) spontaneamente. La panspermia però non risolve il problema, semplicemente lo sposta più indietro nello spazio e nel tempo. Alcuni estendono la panspermia per sostenere che la vita non si è mai evoluta da molecole inorganiche, ma è invece esistita per tutto il tempo in cui sono esistite queste ultime.
Obiezioni alla panspermia e all’esogenesi
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(https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Panspermia&action=edit§ion=5) • La vita per come la conosciamo richiede determinati elementi, carbonio, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Carbonio) idrogeno, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Idrogeno) azoto (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Azoto) e ossigeno (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ossigeno) (C, H, N e O, rispettivamente), ad una sufficiente densità e temperatura affinché possano avvenire determinate reazioni chimiche. Queste condizioni non sono diffuse nell’universo (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Universo) e ciò riduce la distribuzione della vita come processo in evoluzione. In primo luogo, gli elementi C, N e O vengono creati in seguito ad almeno un ciclo vitale stellare: ciò costituisce un limite all’insorgere precoce della vita. In secondo luogo, la densità degli elementi sufficiente per la formazione di molecole complesse necessarie alla vita (come gli aminoacidi) (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Aminoacidi) è tipica solamente delle nubi di polveri (109–1012 particelle/m³), e (in seguito al loro collasso) del sistema solare. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sistema_solare) In terzo luogo, le temperature devono essere più basse che in quelle stellari (gli elementi sono spogliati degli elettroni in uno stato di plasma) (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fisica_del_plasma) ma più alte che nello spazio interstellare (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Spazio_interstellare) (la velocità di reazione è troppo bassa). Ciò restringe la possibilità dell’insorgere della vita agli ambienti planetari dove gli elementi sono presenti ad alte densità, dato che le temperature sono sufficienti affinché si scatenino reazioni plausibili.
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Ciò non circoscrive a questi ambienti le forme di vita latenti, per cui questo argomento contraddice solamente l’interpretazione estensiva della panspermia — cioè che la vita è un processo in corso e diffuso in molteplici ambienti in tutto l’universo — e presuppone che ogni forma di vita necessiti di questi elementi, fatto che i teorici della biochimica alternativa (https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Biochimica_alternativa&action=edit&redlink=1) non considerano accertato.
• Lo spazio danneggia gli ambienti dove si potrebbe sviluppare la vita, dato che questi risulterebbero esposti a radiazioni, (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Radiazioni) raggi cosmici (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Raggi_cosmici) e venti stellari. (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Vento_stellare) Studi sui batteri glaciali presenti in Antartide (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antartide) hanno dimostrato che il DNA ha un’emivita (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Emivita_(fisica)) di 1,1 milioni di anni in tali condizioni, e ciò suggerisce che mentre la vita potrebbe essersi potenzialmente diffusa nel sistema solare è improbabile che possa essere giunta da una fonte interstellare.[26] Ambienti potenziali potrebbero essere l’interno di meteore (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Meteora) o comete (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Comete) che risultano piuttosto schermati da certi rischi. Tuttavia esperimenti compiuti tramite sonde spaziali hanno dimostrato che alcune forme (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Esobiologia#Tardigradi) di vita terrestre riescono a sopravvivere ad almeno 10 giorni di esposizione diretta allo spazio cosmico.
• I batteri non sopravviverebbero alle forze immani risultanti da un impatto terrestre — nessuna conclusione (positiva o negativa) è stata raggiunta su questo punto. Tuttavia, la maggior parte del calore generato da una meteora (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Meteora) che penetra l’atmosfera terrestre viene ridotto dall’ablazione: (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ablazione) l’interno di un meteorite (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Meteorite) appena atterrato raramente è surriscaldato, spesso è freddo. Per esempio, un campione costituito da un centinaio di vermi nematodi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nematodi) sullo Space Shuttle Columbia (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Space_Shuttle_Columbia) sopravvisse all’incidente atterrando da 63 km all’interno di un contenitore di 4 kg, inoltre, anche un campione di muschio non si danneggiò. Sebbene non sia un esempio appropriato, essendo il materiale protetto da manufatti e possibilmente dai pezzi dello Shuttle, costituisce un supporto alla teoria che la vita possa sopravvivere dopo un viaggio attraverso l’atmosfera.[27] L’esistenza sulla Terra di meteoriti provenienti da Marte (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Marte_(astronomia)) e dalla Luna (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Luna) suggerisce che il trasferimento di materiale da altri pianeti avviene regolarmente.
Cold spot gigantesca rivelata nell’Universo: di cosa si tratta? La luce rimanente del giovane Universo ha una grossa lacuna difficile da colmare. Si tratta di una cold spot nella CMB, che risulta essere troppo grande e troppo fredda
La misteriosa cold spot nel CBM
L’importanza della cold spot
Conclusioni
La luce rimanente del giovane Universo ha una grossa lacuna difficile da colmare. Si tratta di una cold spot nella CMB (Cosmic Microwave Background), che risulta essere troppo grande e troppo fredda. Gli astronomi non sono sicuri di cosa sia, ma sono per lo più d’accordo sul fatto che valga la pena indagarla.
cold spot
La misteriosa cold spot nel CBM
La CMB è stata generata quando il nostro Universo aveva solo 380.000 anni. A quel tempo, il nostro Cosmo era circa un milione di volte più piccolo di oggi e aveva una temperatura di oltre 10.000 Kelvin (17.500 gradi Fahrenheit o 9.700 gradi Celsius), il che significa che tutto il gas era plasma.
Man mano che l’Universo si espandeva, si raffreddava e il plasma diventava neutro. Nel processo, ha rilasciato un flusso di luce incandescente. Nel corso dei miliardi di anni successivi, quella luce si è raffreddata e si è allungata fino a una temperatura di circa 3 Kelvin (meno 454 F, o meno 270 C), collocando quella radiazione saldamente nella banda delle microonde dello spettro elettromagnetico.
cold spot
La CMB è quasi perfettamente uniforme, ma ci sono piccole differenze di temperatura, fino a circa 1 parte per milione, e quelle imperfezioni, che sembrano chiazze di varie forme e dimensioni, sono la parte più interessante.
Non è possibile prevedere esattamente quali saranno le fluttuazioni, quali punti esatti saranno freddi e quali saranno caldi. Questo perché la luce che vediamo proviene da una parte dell’Universo che oramai non è osservabile.
L’importanza della cold spot
Questo significa che dobbiamo fare affidamento sulle statistiche per comprendere la CMB. Non possiamo dire quali macchie appariranno e dove, possiamo solo usare la fisica per comprendere la dimensione media della cold spot e quanto calda o fredda potrebbe essere, in media.
Quasi tutta la CMB è chiaro: comprendiamo da dove provengono le macchie e, nel corso dei decenni, abbiamo costruito telescopi e satelliti sempre più raffinati per ottenere una visione migliore. In effetti, il rilevamento e la misurazione della CMB rappresentano una delle più grandi storie di successo della scienza. E poi c’è la cold spot.
Ci sono molte cold spot nella CMB. Ma ce n’è una che risalta. Si distingue anche visivamente. Se si osserva una mappa della CMB, dove l’intera sfera del cielo è compressa in una forma strana, vagamente ovale, è in basso e leggermente a destra. Nel cielo è nella direzione della costellazione dell’Eridano.
La cold spot è stranamente fredda. A seconda di come si definisce il bordo della macchia, è circa 70 microkelvin più freddo della media, rispetto al punto freddo medio che è solo 18 microkelvin più freddo della media. Nelle sue parti più profonde, la temperatura è 140 millikelvin più fredda della media.
È anche grande: circa 5 gradi di diametro, che non sembra molto, ma sono circa 10 lune piene allineate fianco a fianco. Lo spot medio sulla CMB è inferiore a 1 grado. Quindi non è solo insolitamente fredda ma anche insolitamente grande.
Cold spot
È facile vedere la cold spot. Gli astronomi l’hanno avvistato per la prima volta con la sonda Wilkinson Microwave Anisotropy della NASA all’inizio degli anni 2000, e il satellite Planck dell’Agenzia spaziale europea ha confermato l’esistenza della cold spot. Quindi non si è trattato solo di un colpo di fortuna dello strumento, di un errore di misurazione o di qualche strana interferenza aliena: è una cosa reale.
Non è possibile dire con certezza quali macchie sulla CMB appariranno, esistono solo informazioni statistiche. Il consenso generale degli esperti è che non dovremmo ragionevolmente aspettarci che la cold spot sia così grande e così fredda solo per un caso casuale, che in base alla comprensione della fisica dell’Universo precedente, è semplicemente troppo fuori linea.
Periodicamente dovrebbero apparire cold spot e grandi in modo casuale, ma le nostre possibilità di vederne uno solo per pura casualità sono inferiori all’1% (e potrebbero essere molto inferiori, a seconda di chi chiedi). Quindi, anche se potremmo semplicemente dire che siamo stati sfortunati e abbiamo avuto uno di essi, è abbastanza raro da richiedere più attenzione.
Conclusioni
La spiegazione preferita per la strana natura della cold spot è che sia dovuta a un gigantesco vuoto cosmico che si trova tra noi e la CMB in quella direzione. I vuoti cosmici sono grandi macchie di quasi nulla. Ma nonostante questo nulla, influenzano la luce della CMB, e questo perché i vuoti si stanno evolvendo.
Quando la luce della CMB entra per la prima volta nel vuoto, guadagna un po’ di energia mentre passa da un ambiente ad alta densità a uno a bassa densità. In un Universo perfettamente statico, la luce perderebbe una quantità equivalente di energia quando uscisse dall’altra parte, ma poiché i vuoti stanno cambiando, quando la luce entra per la prima volta, il vuoto potrebbe essere relativamente piccolo e superficiale, e quando se ne va, il vuoto è grande e profondo.
Questo porta a una perdita complessiva di energia della luce CMB che attraversa il vuoto, un processo noto come effetto Sachs-Wolfe integrato.
Un vuoto importante potrebbe potenzialmente spiegare la cold spot, ma c’è un problema: non è sicuro che ci sia effettivamente un vuoto gigantesco in quella direzione. Abbiamo mappe e rilevamenti galattici in quella parte del cielo, ma sono tutti incomplete o non catturano ogni galassia, oppure non coprono l’intero volume del presunto vuoto.
Inoltre, anche se ci fosse un supervuoto in quella direzione, non è chiaro se darebbe un effetto abbastanza forte da creare la cold spot che vediamo. Questa ambiguità lascia spazio ad alcune proposte fuori dagli schemi, come l’idea che la cold spot sia un punto di intersezione residuo tra il nostro Universo e quello vicino, ma anche questa ipotesi non riesce a spiegare tutte le sue proprietà.
Le increspature rilasciate da questi buchi neri e in collisione sono troppo deboli per essere rilevate dagli attuali rilevatori di onde gravitazionali sulla Terra, hanno aggiunto gli autori dello studio. Tuttavia, i rilevatori di prossima generazione che verranno schierati nello Spazio, come il rilevatore LISA previsto dall’ESA (il cui lancio è previsto per il 2035), dovrebbero essere in grado di rilevare anche le increspature più distanti derivanti dalla fusione dei buchi neri.
I nuovi risultati hanno indicato che le prove di queste antiche fusioni potrebbero essere molto più abbondanti di quanto si pensasse in precedenza. Lo studio è stato pubblicato su Monthly Notice della Royal Astronomical Society.Mentre la nostra vita scorre tranquilla sulla Terra, non ci soffermiamo sulle immensità del cosmo. Questa rappresentazione video mette a confronto alcune delle stelle a noi note: dalle piccole stelle di neutroni aventi un raggio di pochi chilometri fino ad arrivare alle ipergiganti aventi un raggio superiore di 1500 quello del Sole (tutto in scala).
Il raggio del nostro Sole
Considerato che il raggio solare equivale a 695.510 chilometri arriviamo a numeri che superano il miliardo di chilometri. Alcune di esse, collocate al centro del sistema solare, si estenderebbero quasi fino a Saturno. Ovviamente anche le stesse stelle sono nulla confrontate a galassie o nebulose ad esempio. Buona visione.
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La galassia più grandeMembro imponente del gruppo di galassie chiamato Abell 2029, IC 1101 si trova a 1 miliardo di anni luce dalla Terra in direzione della costellazione della Vergine. E’ una galassia supergigante ellittica, composta da più di 100.000 miliardi di stelle. Il processo di formazione stellare è cessato e la galassia ‘vive‘ inglobando le galassie vicine. IC 1101 ha un diametro di circa 6 milioni di anni luce ovvero circa 60 volte la Via Lattea che ha un diametro di 100.000 anni luce. Se fosse al posto della nostra galassia, occuperebbe per intero il nostro Gruppo Locale inglobando le Nubi di Magellano, la Galassia di Andromeda e la Galassia del Triangolo. Inoltre IC 1101 è circa 200.000 volte più massiccia della Via Lattea dunque 200.000 x 6,82 × 10^11 (masse solari). Una massa solare equivale a 1,989 × 10^30 kg. Di seguito, ecco un confronto tra alcune galassie a noi note, inclusa la Via Lattea, la nostra galassia.
La stella di Tabbye l’enigma della sfera di Dyson. KC 8462852, nota come la stella di Tabby, è venuta alla ribalta come ipotetica sede di attività extraterrestre a causa delle sue variazioni di luminosità
La stella KIC 8462852, posta a circa 1.400 anni luce dalla Terra, ha un comportamento particolare e non finisce di stupire i tanti astronomi.
KC 8462852 nota come la stella di Tabby, da Tabetha Boyajian, l’astronoma statunitense che effettuò i primi studi della stella nel 2011, è venuta alla ribalta come presunta sede di attività di ingegneria extraterrestre a causa delle variazioni di luminosità che non si spiegano nemmeno ipotizzando il transito di un pianeta.
Infatti, quando succede un fatto del genere, la caduta di luminosità ha una certa regolarità e la luminosità della stella non diminuisce di più dell’uno per cento.
Cosa causa l’abbassamento di luminosità della stella di Tabby?
Comete, pianeti giganti, nubi di polvere, sciami di asteroidi o forse, secondo alcuni siti la causa sarebbe la presenza di una mega struttura che circonderebbe la stella e ne causerebbe il temporaneo abbassamento di luminosità.
Lo spazio è sconfinato e solo nella nostra galassia, la via Lattea, sono presenti miliardi di stelle, molte simili al Sole, possibile che attorno a qualcuna di esse scienziati e ingegneri alieni abbiano costruito gigantesche strutture per catturarne la luce e convertirla in energia?
Una sfera di Dyson insomma, una struttura che verrebbe costruita attorno a una stella per catturare tutta l’energia senza disperderla nello spazio. La stella dopo essere stata cosi “intrappolata” sparirebbe alla vista lasciando solo una traccia negli infrarossi e la struttura potrebbe cosi essere trovata.
Possibile? Non lo sappiamo ma una capacità tecnologica del genere non è ancora alla nostra portata e forse non lo sarà mai.
Circondare una stella come il Sole che ha un diametro di circa un milione e mezzo di chilometri sarebbe impresa ardua e costosa, visto che la massa del sistema solare è concentrata al 99% in quella del Sole, dove trovare i materiali necessari? Una domanda certamente non banale.
Lasciando questi voli di fantasia al campo di appartenenza, la fantascienza, che ha già parlato di queste tecnologie anche in una puntata di Star Trek, se non ricordo male, dove una nave della Federazione si era appunto persa in un sistema stellare racchiuso in una sfera di Dyson.
Stella di Tabby, cosa dice la scienza
La tesi che spiega meglio la caduta di luminosità, a oggi, è quella che ipotizza il passaggio di una famiglia di comete in grado di coprire in parte la stella ma non è la sola ipotesi accreditata dalla comunità scientifica.
A fine 2016, uno studio della University of Illinois guidato da Mohammed Sheikh, presenta una soluzione del tutto diversa: la fonte della variabilità non sarebbe da ricercare in fattori esterni come le occultazioni causate da pianeti giganti o i transiti di comete ma in fattori interni, sarebbe la stella a variare intrinsecamente la propria luminosità.
Questa soluzione non esclude però le altre ipotesi e secondo la teoria di Sheikh, il tutto può essere riportato a un modello matematico, limitandosi ad analizzare le variazioni più deboli.
Le variazioni di luminosità non sembrano del tutto casuali ma seguono un andamento abbastanza preciso che si ripete a piccola e grande scala con eventi auto somiglianti.
Quanto avviene sulla stella di Tabby somiglia a qualcosa che viene già riscontrato nei cristalli, nelle rocce, nei materiali granulari e nei terremoti ma anche in tanti altri sistemi: la stella si troverebbe all’inizio di una transizione di fase, ma ancora non è chiaro questa transizione a cosa porterà né in quanto tempo.
La ricerca è pubblicata su Physical Review Letter.
Il Carnegie ha osservato indietro nel tempo scoprendo che la stella era molto brillante anche nel 2007 e nel 2014, il che ha complicato ancora di più la spiegazione per il comportamento anomalo della stella.
Tra il 2009 e il 2012, invece, la stella si è affievolita dell’1% prima di cadere di un 2% nei sei mesi successivi, livello al quale si è poi attestata per gli ultimi sei mesi della campagna osservativa di Kepler.
Per avere un quadro più completo è stata utilizzata la All Automaded Sky Survey (ASAS), ripescando i dati degli ultimi undici anni ai quali si sono aggiunti due anni della innovativa ASAS-SN destinata alle supernovae.
La diminuzione è continuata quindi fino al 2015 e a fine 2017 la stella è dell’1.5% più debole rispetto a inizio 2015. Dal 2009 al 2013 e dal 2015 al 2017, però, la stella di Tabby ha visto anche delle impennate di luminosità, quindi la variazione di luminosità presenta dei picchi, il che complica l’analisi (arXiv, ottobre 2017).
Una variazione nel “colore” potrebbe creare indizi ed è per questo che è stato utilizzato anche Spitzer e Swift, giungendo all’ipotesi che possa trattarsi di una nube di polvere irregolare posta intorno alla stella di Tabby a creare le variazioni di lungo periodo (Astrophysical Journal, Ottobre 2017).
Dunque, la stella di Tabby non dovrebbe più rappresentare un enigma: La “prova”, non definitiva, starebbe in un calo di luminosità inferiore in infrarosso rispetto al calo ultravioletto mentre qualsiasi oggetto più grande della polvere provocherebbe un calo in tutta la banda elettromagnetica. La nube orbiterebbe la stella in circa 700 giorni.
K2-18b, l’esopianeta che potrebbe ospitare la vita
Le prime osservazioni effettuate dal telescopio spaziale James Webb sull’atmosfera di K2-18b un mondo probabilmente di tipo Hycean, hanno rilevato la presenza certa di metano ed anidride carbonica e la probabile presenza di dimetilsolfuro (DMS), un gas che sulla Terra è prodotto solo dal fitoplancton
Indice
Cosa sappiamo di K2-18b
Segni di vita?
E adesso?
Il telescopio spaziale James Webb della NASA ha iniziato una campagna di osservazioni per esaminare meglio l’atmosfera dell’esopianeta K2-18b – noto anche come EPIC 201912552b – in orbita attorno alla nana rossa K2-18, a 124 anni luce di distanza da noi, in quella che la NASA definisce la sua “zona abitabile”.
K2-18b ha catturato l’attenzione degli scienziati per il suo potenziale di ospitare la vita, testimoniato, come annunciato dalla NASA lo scorso 11 settembre 2023, dal rilevamento nella sua atmosfera basata sull’idrogeno di metano ed anidride carbonica. Oltre a questi gas che potrebbero avere anche origine inorganica, l’analisi spettroscopica dell’atmosfera ha rilevato tracce significative di dimetilsolfuro (DMS), un gas che sulla Terra viene prodotto solo dal fitoplancton marino. Si ritiene che K2-18b sia un mondo coperto di oceani con una dimensione superiore a quella della Terra di circa 2,6 volte.
Cosa sappiamo di K2-18b
K2-18b è stato scoperto telescopio spaziale Kepler della NASA, lanciato nel 2009, tuttavia, durante la missione del telescopio Webb, l’atmosfera del pianeta è stata osservata più da vicino.
L’anno scorso, come dicevamo, è stato scoperto che K2-18b ha una “presenza di molecole contenenti carbonio tra cui metano e anidride carbonica” – ha rivelato la NASA. La scoperta si è basata su scoperte precedenti che suggerivano che il pianeta potrebbe essere un “esopianeta di tipo Hycean” che è “una delle tipologie di pianeta con il potenziale per possedere un’atmosfera ricca di idrogeno e una superficie ricoperta di acqua oceanica”.
“Queste osservazioni iniziali di Webb hanno fornito anche la possibile rilevazione di una molecola chiamata dimetilsolfuro (DMS)“, ha aggiunto la NASA.
Ma questo significa davvero che c’è vita sul pianeta?
Atmosfera sull’esopianeta K2-18 b (NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI), Joseph Olmsted (STScI))
Atmosfera sull’esopianeta K2-18 b (NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI), Joseph Olmsted (STScI))
Segni di vita?
Ebbene, la NASA spiega: “L’abbondanza di metano e anidride carbonica, e la carenza di ammoniaca, supportano l’ipotesi che potrebbe esserci un oceano d’acqua sotto un’atmosfera ricca di idrogeno in K2-18b”.
“Queste osservazioni iniziali di Webb hanno anche fornito la possibile rilevazione di una molecola chiamata dimetilsolfuro (DMS). Sulla Terra, questo è prodotto solo dalla vita. La maggior parte del DMS nell’atmosfera terrestre è emessa dal fitoplancton negli ambienti marini“.
Tuttavia, la NASA nota anche che le grandi dimensioni del pianeta potrebbero indicare che non è abitabile per forme di vita poiché “l’interno del pianeta probabilmente contiene un ampio mantello di ghiaccio ad alta pressione” o è possibile che il suo oceano sia “troppo caldo per essere abitabile o liquido“.
E adesso?
Nikku Madhusudhan, astronomo dell’Università di Cambridge, ha dichiarato: “I nostri risultati sottolineano l’importanza di considerare diversi ambienti abitabili nella ricerca della vita altrove”.
“Tradizionalmente, la ricerca della vita sugli esopianeti si è concentrata principalmente sui pianeti rocciosi più piccoli, ma i mondi iceani più grandi sono significativamente più favorevoli alle osservazioni atmosferiche”.
Venerdì (26 aprile), il telescopio Webb ha rivolto di nuovo tutta la sua attenzione verso K2-18b nel tentativo di indagare ulteriormente i segni di vita potenziale, osservando il pianeta per otto ore, che saranno seguite da alcuni mesi di elaborazione dei dati prima che si possa raggiungere una risposta definitiva
Madhusudhan ha dichiarato: “Le prossime osservazioni di Webb dovrebbero essere in grado di confermare se il DMS è effettivamente presente nell’atmosfera di K2-18b a livelli significativi”.
“[…] Il nostro obiettivo finale è l’identificazione della vita su un esopianeta abitabile, che trasformerebbe la nostra comprensione del nostro posto nell’universo. Le nostre scoperte sono un passo promettente verso una comprensione più profonda dei mondi iceani in questa ricerca“.
È chiaro che la mancanza di un processo naturale, geologico o chimico noto per generare DMS in assenza di vita aggiunge peso all’eccitazione. Tuttavia, anche se confermata, la distanza del K2-18b rappresenta un ostacolo tecnologico. Viaggiando alla velocità della navicella spaziale Voyager (38.000 miglia orarie), una sonda impiegherebbe ben 2,2 milioni di anni per raggiungere il pianeta.
Nonostante l’immensa distanza, la capacità del JWST di analizzare la composizione chimica dell’atmosfera di un pianeta attraverso l’analisi spettrale della luce stellare che filtra attraverso le sue nuvole offre una nuova finestra sul potenziale della vita oltre la Terra. Questa missione ha il potenziale per rispondere all’annosa domanda se siamo veramente soli nell’universo.
Mentre continua il lavoro teorico sulle fonti non biologiche di gas, si attendono conclusioni definitive entro i prossimi quattro-sei mesi.
Atmosfera sull’esopianeta K2-18 b (NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI), Joseph Olmsted (STScI))
Il luogo ideale per cercare vita extraterrestre potrebbe essere TRAPPIST-1e?
Un team internazionale ha dimostrato come gli astrobiologi potrebbero cercare la vita extraterrestre su TRAPPIST-1e basandosi su quello che esisteva sulla Terra miliardi di anni fa
ILa ricerca di vita extraterrestre su TRAPPIST-1e
Il sistema TRAPPIST-1 è stato al centro dell’attenzione da quando gli astronomi hanno confermato la presenza di tre esopianeti nel 2016, che sono cresciuti fino a sette nel 2017. Essendo uno dei tanti sistemi con una stella madre di piccola massa e più fredda di tipo M (nana rossa), ci sono domande irrisolte sulla possibilità che qualcuno dei suoi pianeti possa essere abitabile da forme di vita extraterrestre.
Gran parte riguarda la natura variabile e instabile delle nane rosse, che sono soggette ad attività di brillamento e potrebbero non produrre abbastanza fotoni necessari per alimentare la fotosintesi.
Con così tanti pianeti rocciosi trovati in orbita attorno alle nane rosse, incluso l’esopianeta più vicino al nostro Sistema Solare (Proxima b), molti astronomi hanno ritenuto che questi sistemi sarebbero il luogo ideale per cercare vita extraterrestre.
Allo stesso tempo, hanno anche sottolineato che questi pianeti dovrebbero avere atmosfere spesse, campi magnetici intrinseci e sufficienti meccanismi di trasferimento del calore. Determinare se gli esopianeti hanno questi prerequisiti per la vita è qualcosa che il JWST e altri telescopi di prossima generazione, come l’ ELT ( Extremely Large Telescope ) proposto dall’ESO, dovrebbero consentire.
Anche con questi e altri strumenti di prossima generazione, c’è ancora la questione di quali biotracce dovremmo cercare. Come notato, il nostro pianeta, la sua atmosfera e tutta la vita come la conosciamo si sono evoluti considerevolmente negli ultimi quattro miliardi di anni.
Durante l’Eone Archeano (da circa 4 a 2,5 miliardi di anni fa), l’atmosfera terrestre era composta prevalentemente da anidride carbonica, metano e gas vulcanici, ed esistevano poco più che microrganismi . Solo negli ultimi 1,62 miliardi di anni è apparsa la prima vita multicellulare che si è evoluta fino alla complessità attuale.
Inoltre, il numero di passaggi evolutivi, e la loro potenziale difficoltà, necessari per raggiungere livelli di complessità più elevati significa che molti pianeti potrebbero non sviluppare mai una vita complessa. Questo è coerente con l’ ipotesi del Grande Filtro, la quale afferma che mentre la vita può essere comune nell’Universo, la vita extraterrestre avanzata potrebbe non esserlo.
Di conseguenza, semplici biosfere microbiche simili a quelle esistenti durante l’Archeano potrebbero essere le più comuni. La chiave, quindi, è condurre ricerche che isolino le biofirme coerenti con la vita primitiva e le condizioni comuni alla Terra miliardi di anni fa.
Come ha spiegato il Dottor Jake Eager-Nash, ricercatore post-dottorato presso l’Università di Victoria e autore principale dello studio: “
“Penso che la storia della Terra fornisca molti esempi di come potrebbero apparire gli esopianeti abitati, ed è importante comprendere le biofirme nel contesto della storia della Terra poiché non abbiamo altri esempi di come sarebbe la vita su altri pianeti.
Durante l’Archeano, quando si ritiene sia emersa la vita, c’è stato un periodo fino a circa un miliardo di anni prima che la fotosintesi produttrice di ossigeno si evolvesse e diventasse il produttore primario dominante, le concentrazioni di ossigeno erano davvero basse.
Quindi, se i pianeti abitati seguissero una traiettoria simile verso la Terra, potrebbero trascorrere molto tempo in un periodo come questo senza biofirme di ossigeno e ozono, quindi è importante capire come appaiono le biofirme di tipo Archeano”.
Quando la concentrazione di gas nell’atmosfera è maggiore, il gas si dissolve nell’oceano, reintegrando l’idrogeno e il monossido di carbonio consumati dalle forme di vita semplici. Man mano che i livelli di metano prodotto biologicamente aumentano nell’oceano, verrà rilasciato nell’atmosfera, dove si verificano ulteriori sostanze chimiche e diversi gas verranno trasportati in tutto il pianeta. Da questo, il team ha ottenuto una composizione complessiva dell’atmosfera per prevedere quali biofirme potrebbero essere rilevate. “Quello che scopriamo è che è probabile che il monossido di carbonio sia presente nell’atmosfera di un pianeta simile all’Archeano in orbita attorno a un M-Dwarf“, ha aggiunto Eager-Nash: “Questo perché la stella ospite guida la chimica che porta a concentrazioni più elevate di monossido di carbonio rispetto a un pianeta in orbita attorno al Sole, anche quando questo composto consuma la vita”.
Conclusioni
Per anni, gli scienziati hanno considerato come estendere una zona abitabile circumsolare (CHZ) per includere condizioni simili a quelle terrestri di periodi geologici precedenti. Allo stesso modo, gli astrobiologi hanno lavorato per gettare una rete più ampia sui tipi di biofirme associate a forme di vita più antiche (come gli organismi fotosintetici della retina).
In questo ultimo studio, Eager-Nash e i suoi colleghi hanno stabilito una serie di biotracce (acqua, monossido di carbonio e metano) che potrebbero portare alla scoperta della vita extraterrestre su pianeti rocciosi dell’era Archeana in orbita attorno a soli simili al Sole e nane rosse.
Lo studio che descrive i loro risultati: “ Biosignatures from pre-oxygen photosynthesizing life on TRAPPIST-1e ”, sarà pubblicato negli Avvisi mensili della Royal Astronomical Society (MNRAS).
Se possiamo vedere gli esopianeti in orbita attorno a stelle lontane, ciò significa che anche eventuali astronomi extraterrestri dovrebbero essere in grado di vedere il nostro pianeta in orbita attorno al Sole. La Terra quindi potrebbe essere finita in una lista di mondi rocciosi in grado di ospitare la vita di un astronomo extraterrestre
Nel 1992 gli astronomi hanno scoperto i primi due pianeti rocciosi in orbita attorno a una pulsar nella costellazione della Vergine, da allora sappiamo che esistono altri mondi al di fuori dal sistema solare. Oggi, grazie all’impegno di astronomi e a missioni ambiziose come il telescopio Kepler, ormai in pensione, siamo in possesso di una lista di 4.000 esopianeti confermati.
Se dalla Terra possiamo vedere i pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle lontane, ciò significa che anche eventuali astronomi extraterrestri dovrebbero essere in grado di vedere il nostro pianeta in orbita attorno al Sole. La Terra quindi potrebbe essere finita in una lista di mondi rocciosi in grado di ospitare la vita compilata da un astronomo extraterrestre. Lo scenario, seppur speculativo, è preso sul serio dagli astronomi. Nel corso degli anni infatti, sono stati identificati diversi esopianeti in grado di osservare la Terra. Oggi, grazie al catalogo realizzato da Gaia, l’osservatorio dell’Agenzia Spaziale Europea, abbiamo un elenco aggiornato dei mondi alieni che potrebbero avere il nostro pianeta nella loro linea di visuale. Se gli alieni osservassero la Terra
Joshua Pepper, astronomo della Lehigh University e coautore del recente articolo, pubblicato a ottobre su Monthly Notice della Royal Astronomical Society ha spiegato che le speculazioni sono iniziate con alcune domande:
“E se ci fossero esseri intelligenti su un altro pianeta? E se stessero guardando la Terra, in quale di quei sistemi stellari potrebbero vivere che consentirebbe loro di vedere la Terra?”.
Con i dati di Gaia e del Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA a disposizione, Pepper e Lisa Kaltenegger, direttrice del Carl Sagan Institute della Cornell University, hanno cercato gli esopianeti allineati con l’orbita terrestre. L’allineamento permetterebbe a un osservatore extraterrestre di misurare il calo di luminosità del Sole ogni volta che la Terra gli passa davanti. La ricerca ha valutato le stelle presenti entro un raggio di 330 anni luce escludendo una serie di stelle a causa della mancanza di dati.
Attualmente, il metodo migliore per osservare il passaggio di un esopianeta davanti alla sua stella ospite è il metodo del transito e allo stesso modo astronomi alieni potrebbero usare lo stesso metodo. I telescopi spaziali Kepler e TESS della NASA danno la caccia agli esopianeti utilizzando il metodo del transito, che consente di rilevare i cali di luminosità di una stella quando un pianeta attraversa il suo disco.
Fino ad oggi sono stati trovati cinque esopianeti, abbastanza vicini al sistema solare, dai quali ipotetici astronomi alieni potrebbero osservare la Terra. Con strumenti adeguati gli astronomi alieni potrebbero osservare il nostro pianeta che apparirebbe loro come una minuscola ombra in transito davanti al nostro Sole.
Sebbene i cinque esopianeti siano solo una piccola frazione di tutti i mondi trovati finora, Pepper sostiene che potrebbero essere un punto di partenza per i ricercatori del SETI.
Osservato da anni luce di distanza, il nostro pianeta non apparirebbe come il mondo lussureggiante e ricco di vita che conosciamo, a meno che gli alieni non ci osservino con strumenti di inimmaginabile potenza. Gli alieni vedrebbero solamente un pezzo di roccia che transita davanti al Sole.
Gli astronomi però, possono raccogliere molte informazioni osservando come un esopianeta oscura la sua stella. Possono stimarne le dimensioni, la densità e l’orbita. Una volta in possesso di questi dati possono capire se il mondo sotto esame è un gigante gassoso o un piccolo mondo roccioso.
Dei cinque pianeti presi in esame da Pepper e Kaltenegger queste informazioni sono già note. I cinque pianeti si trovano nella posizione ideare da consentire a ipotetici astronomi alieni di osservare il nostro pianeta. Pepper e Kaltenegger ritengono che questi cinque esopianeti siano super terre, una via di mezzo tra i pianeti come la Terra e mondi come Urano e Nettuno.
I FIGLI DI UN DIO MINORE Chat, [10/05/24 16:32]
Quando un pianeta transita davanti alla stella ospite, gli astronomi possono osservarne l’atmosfera (se ne ha una). Quando la luce della stella attraversa l’atmosfera di un pianeta, raccoglie informazioni sulla sua composizione. La luce mantiene impressa la firma molecolare dei gas che compongono l’atmosfera.
Utilizzando queste informazioni si può ricostruire la composizione delle atmosfere degli esopianeti. Sebbene sia un compito difficile, questo metodo offre uno dei sistemi più pratici per cercare tracce di vita nell’universo. Questo perché la presenza di ossigeno, o altre molecole, sarebbero un segno della presenza della vita sulla superficie di un esomondo.
La Terra, ad esempio, potrebbe essere piuttosto interessante per un astronomo alieno se ne analizzasse l’atmosfera. Livelli relativamente alti di ossigeno, metano, anidride carbonica e altri gas potrebbero essere un forte indizio che il nostro pianeta ospiti la vita. Secondo Pepper, l’atmosfera della Terra sarebbe difficile da giustificare senza pensare che il pianeta ospiti la vita.
Un segno ancora più forte e convincente potrebbe provenire da segnali elettromagnetici, come le onde radio emesse dai nostri sistemi di telecomunicazione. Questi segnali sono ciò che il SETI sta attualmente cercando di captare.
La ricerca SETI, in questi anni, ha trovato un paio di buoni segnali, sebbene non ci siano ancora prove definitive sulla loro origine. Ad esempio, alla fine del 2020 è stato captato un segnale che sembrava provenire dalla stella Proxima Centauri, l’astro più vicino al sistema solare. Tuttavia, i ricercatori hanno notato che sebbene non siano ancora in grado di spiegarne l’origine, il segnale potrebbe essere un’interferenza prodotta dall’uomo.
Se gli extraterrestri dovessero utilizzare un equivalente del Green Bank Observatory, troverebbero un pianeta “ricco” di attività elettromagnetica. Questo sarebbe un segno abbastanza chiaro che il nostro pianeta ospita una civiltà tecnologicamente avanzata.
Se una civiltà aliena nelle nostre vicinanze captasse i nostri segnali radio, non avrebbe bisogno di osservare il transito della Terra davanti al Sole per capire che ospita la vita. Tuttavia Pepper sostiene che il loro lavoro si concentra su quei pianeti che hanno maggiori probabilità di osservare la Terra e il metodo del transito è il modo migliore che oggi conosciamo.
Come abbiamo detto, coloro che stanno intervenendo nel vostro mondo oggi vogliono ottenere il controllo di questo mondo per ragioni ovvie e per ragioni che non sono così ovvie. Vedono questo mondo come un grande premio, ricco di risorse, governato da una razza che ritengono indisciplinata e indegna di essere gli amministratori di un luogo così meraviglioso. Apprezzano anche il vostro mondo, come abbiamo detto, per la sua importanza strategica e per i depositi nascosti che esistono in molte parti del mondo. Ma questo non risponde completamente alla domanda su ciò che i visitatori vogliono veramente. Qui dobbiamo aprire un’altra porta nel lato più oscuro dell’Intromissione e, così facendo, rivelarvi di più la natura del commercio così come esiste in questa parte della galassia.
Come abbiamo detto, l’Intromissione è principalmente un insieme di forze commerciali, non militari. Guardano il vostro mondo per le sue prospettive, per le sue risorse, per la sua importanza strategica e per i suoi tesori nascosti. Ma quello che dovete capire a questo punto è che apprezzano anche voi.
Come abbiamo sottolineato durante i nostri briefing, hanno bisogno di assistenza umana per stabilirsi nel vostro mondo. Hanno bisogno dell’infrastruttura umana. Hanno bisogno del governo e della religione umana. Hanno bisogno della vostra assistenza per stabilire le loro operazioni qui in modo completo e affidabile. E vi forniranno una parvenza della vostra vita precedente al fine di mantenere l’ordine umano e la fedeltà al meglio delle loro capacità. Per realizzare e mantenere questo, tuttavia, dovranno stabilire una rete molto profonda di inganno che abbiamo descritto di continuo.
Qui dovete capire che loro considerano anche voi come una risorsa. Non vi considerano come loro pari. Non danno valore alle vostre religioni, alle vostre culture e ai vostri costumi. Vi vedono soprattutto come una delle risorse del mondo. Come tale, cercano di approfittare di voi in tutti i modi che ritengono redditizi e preziosi per i loro interessi.
Per loro, siete una potenziale risorsa. Come risorsa, siete valutati solo per quello che valete per loro, per come potete assisterli e per quello che potete valere come entità e come risorsa di per sé. Dovete fermarvi a considerare cosa significa realmente. Significa che vi considerano come una risorsa biologica, parte di una rete di risorse che esiste in questo mondo. In questo, vi considerano nello stesso modo in cui voi considerate gli animali addomesticati che usate come risorsa. Voi usate questi animali per una varietà di ragioni, lo capiamo. E questo è comune nella Comunità Più Grande nei mondi in cui tali animali possono essere usati come risorsa alimentare. Comprendiamo che usate i vostri animali in molti modi diversi, per fornire molti tipi diversi di benefici e sostanze e così via. Questo è il modo in cui apparite a coloro che visitano il vostro mondo, all’Intromissione. Non vi considerano loro pari. Vi considerano la loro risorsa.
Quello che forse non capite è che ogni anno migliaia di persone vengono prese e non restituite al mondo. Queste persone non sono semplicemente condizionate. Vengono tenute. Alcune di loro muoiono in cattività. Alcune non sopravvivono al processo della loro cattura. Alcuni si ammalano e muoiono. Quelli che non possono sopravvivere e che sono ancora considerati utili all’Intromissione vengono usati come risorsa biologica. Questo significa che il loro sangue, le loro parti del corpo, tutto viene utilizzato secondo il suo valore nella Comunità Più Grande. Nella Comunità Più Grande, le risorse biologiche come il sangue, il plasma, il DNA, il midollo osseo, la pelle e gli organi del corpo possono essere utilizzati per le loro sostanze chimiche. Da queste si ricavano le medicine. Da queste, si allevano nuove forme di vita. Queste sostanze sono merci preziose in alcune parti della Comunità Più Grande.
Se quelli che vengono catturati e non restituiti sopravvivono, saranno utilizzati per altri scopi. Se l’Intromissione dovesse ottenere il controllo completo del vostro mondo, molte persone che sono considerate indesiderabili, o che non si adattano ai modelli sociali stabiliti attraverso l’Intromissione, saranno usate come risorse biologiche in questo modo.
Forse questo è scioccante, ma potete capirlo, perché questo è il modo in cui trattate i vostri animali come risorsa biologica da usare per il cibo, per i vestiti, per le medicine, per il carburante. Nella Comunità Più Grande, le risorse biologiche sono molto preziose perché possono essere usate e modificate per una varietà di scopi, come abbiamo detto, per scopi medicinali, per scopi di supporto vitale e per l’allevamento e la generazione di nuove specie.
Questo è il motivo per cui molti dei vostri animali vengono presi. Non vengono presi semplicemente per fornire prodotti sanguigni per il programma di ibridazione. Vengono presi perché questi stessi prodotti sanguigni sono di grande valore e possono essere scambiati con grande successo.
Nelle società tecnologiche come i Collettivi, le risorse biologiche sono estremamente preziose e difficili da trovare nella Comunità Più Grande. Come abbiamo detto più volte, il vostro mondo è visto come un magazzino biologico. Così, mentre i visitatori vogliono le risorse minerarie del vostro mondo, vogliono anche cose che sono molto più elementari per i bisogni della vita. Hanno bisogno di acqua. Hanno bisogno di ossigeno. Hanno bisogno di sangue. Hanno bisogno dei fattori di resistenza del sangue. Hanno bisogno di plasma. Hanno bisogno degli elementi biologici che costituiscono la vita e che sono fondamentali per la vita ovunque.
Questo significa che hanno bisogno di voi come risorsa biologica. Una cosa è considerare che il vostro mondo sarà usato per servire altre potenze. Ma l’idea che voi sarete usati per servire altre potenze è tutta un’altra cosa e rappresenta un’ulteriore violazione dei vostri diritti fondamentali.
Questo, naturalmente, è completamente nascosto dalla loro agenda pubblica. A coloro che persuadono a diventare i loro aderenti e i loro rappresentanti non verranno mai dette queste cose. Parte del loro programma di pacificazione è assicurarvi che sono qui per il vostro bene, per la vostra redenzione e per la conservazione del mondo. Ma come abbiamo detto così spesso, è la conservazione del mondo per i loro bisogni. Le piante, gli animali, l’atmosfera respirabile e l’acqua sono tutte risorse da utilizzare e sono preziose di per sé, così come la ricchezza mineraria che esiste in questo mondo. Ma la parte mancante in tutto questo è il vostro ruolo come risorsa biologica. Questo è il modo in cui l’Intromissione vi vede—come una risorsa. Questo, naturalmente, non verrebbe mai rivelato a coloro che vengono pacificati o a coloro che anche oggi possono ergersi a rappresentanti e apologeti dell’Intromissione. Ma questo è così vero.
Vi chiederete: dove sono finite tutte le persone che sono scomparse e non sono tornate? Si può chiedere questo. Sono scappate tutte? Alcuni sono stati davvero vittime della violenza umana. Alcuni sono effettivamente fuggiti. Ma stiamo parlando di molte persone in tutto il mondo che sono scomparse, senza una traccia, senza un indizio. Lo sappiamo studiando le trasmissioni dei vostri governi. Lo sappiamo da quello che ci hanno detto gli Unseen Ones. E lo sappiamo perché questo è evidente nelle intrusioni dei Collettivi in altri mondi. In qualche modo, misteriosamente, gli individui cominciano a scomparire nelle prime fasi di questi intromissioni. E le persone che riconoscono che queste sparizioni stanno accadendo penseranno che sia dovuto alle normali ma sfortunate circostanze all’interno delle loro culture. Sarà spiegato in questi termini.
Qui dovete pensare al vostro benessere e a quello della vostra famiglia, dei vostri figli, dei vostri amici e dei vostri conoscenti, senza dubbio. E oltre a questo, dovete considerare il benessere di tutto il vostro mondo e la sicurezza della vita umana. Come risorsa, sarete utilizzati, e quando la vostra utilità sarà finita, sarete scartati. È così che si usano le risorse. Alcune vengono conservate. Alcune si consumano. Proprio il modo in cui usate le risorse nella vostra vita quotidiana.
Quello che voi pensate sia l’anima umana, lo spirito dell’umanità, non è valorizzato dall’Intromissione. Questa violazione è così completa e così profonda, e sta già avvenendo in tutte le sue manifestazioni. Esaminate la questione e riflettete da soli. E capirete da soli. Vi stiamo dando la prospettiva di guardare dall’esterno verso l’interno. Questo vi dà una visione obiettiva delle circostanze del vostro mondo e delle forze che agiscono su di esso.
Come abbiamo menzionato nella nostra prima serie di discorsi, se l’Intromissione dovesse prendere pieno possesso e un’occupazione completa si stabilisse qui, allora la popolazione umana sarà ridotta in una classe lavorativa efficiente. Come si realizzerà questo senza produrre indignazione e rivoluzione tra la popolazione umana? Sarà realizzato attraverso la scomparsa delle persone. Sarà realizzato attraverso l’isolamento di coloro che sono considerati non cooperativi o dissenzienti. Saranno portati via, per non essere più visti. E mentre ci sarà un’apparenza di normalità negli affari umani, dietro le quinte tutto sarà cambiato e sarà gestito da un diverso insieme di poteri.
I Collettivi sperano che questo possa essere realizzato il più a lungo possibile e che non inizi una rivoluzione, perché sarebbe molto costoso per le loro imprese. E anche molto costoso per l’umanità. I visitatori sono qui per fare affari. Voi fate parte degli affari. Le vostre mani. I vostri occhi. I vostri organi riproduttivi. Il vostro sangue. Il vostro plasma. La vostra biochimica. Tutto questo fa parte dei loro affari. Per loro siete come bestiame intelligente—utili, interessanti e importanti dal punto di vista commerciale.
All’inizio vi tratteranno con deferenza, quelli di voi che li incontreranno faccia a faccia, ma non vi daranno alcun potere. Non vi daranno una scelta. Cercheranno solo di convincervi della saggezza dei loro modi e della necessità della loro presenza nel mondo. E se rifiutate o se resistete, vi renderanno la vita difficile, o vi scarteranno per un uso successivo.
Alcuni di quelli che non sono tornati nel mondo, a quanto ci risulta, erano quelli che hanno combattuto contro di loro e di conseguenza sono stati eliminati. Come facciamo a sapere queste cose? Le sappiamo perché capiamo i Collettivi. Capiamo il loro commercio legale e capiamo il loro commercio illegale. Vogliono usare ogni parte del mondo. E vogliono usare ogni parte di voi. Proprio come voi vorreste usare ogni parte della mucca o della pecora o di qualsiasi altro animale domestico che allevate per i vostri scopi.
Come facciamo a sapere che stanno facendo queste cose nel mondo? Lo sappiamo perché stiamo monitorando le loro comunicazioni. Altrimenti, non potremmo osservare completamente le loro attività e capire la natura del loro coinvolgimento qui. È notevolmente simile al loro coinvolgimento in altri mondi emergenti. Ciò che non possiamo vedere, gli Unseen Ones ci hanno rivelato.
Sappiamo dalle loro trasmissioni, dalle loro comunicazioni con le loro basi nel mondo e i loro satelliti oltre il mondo, che molti dei loro “esemplari”, come si riferiscono a voi, sono morti o hanno dovuto essere usati per altre ragioni. Tuttavia, sappiamo dalle loro trasmissioni terrestri che molte persone stanno scomparendo. Quindi non è difficile per noi vedere il collegamento.
Nel loro tentativo di allevare una nuova leadership per l’umanità, una persona ibridata, hanno bisogno di tutte queste risorse biologiche che stiamo descrivendo.
Ciò di cui stiamo parlando qui è la parte più nascosta e segreta della loro agenda, la parte che non vi riveleranno mai volentieri, la parte che non potrete mai vedere senza una grande assistenza. Questa è la più segreta delle loro attività. Vendono prodotti biologici su quello che chiamereste un “mercato nero” dell’universo. Ma il valore di questi prodotti e la loro domanda è davvero notevole.
Nella maggior parte dei luoghi in cui il commercio è stato stabilito, come nelle vostre vicinanze, tale commercio è illegale, perché è considerato moralmente ed eticamente riprovevole. Ma con così tante società tecnologiche esistenti nell’universo e con risorse biologiche come quelle del vostro mondo così rare, la domanda di questi elementi fondamentali è notevole.
Molte nazioni tecnologicamente avanzate hanno depauperato le risorse biologiche del loro mondo al punto che devono trovarle altrove, e devono scambiarle e barattarle come una delle loro principali attività. Non si tratta semplicemente di prodotti alimentari, minerali e metalli ed elementi come questi. È anche la necessità di prodotti biologici come quelli che abbiamo descritto, che sono abbondanti nel vostro mondo e che sono abbondanti nella famiglia umana.
Così, quando qualcuno chiede: “Cosa vogliono?”. La risposta appropriata è: “Vogliono il vostro mondo e le sue risorse. E vogliono voi e le vostre risorse”. Come abbiamo detto, questo è il più nascosto dei loro programmi. Ma è necessario che lo sappiate perché questo rende completa la violazione.
I visitatori non “odiano” l’umanità. Non sono crudeli e assassini nel senso che potreste pensare. Semplicemente vi vedono come una risorsa, come voi vedete i vostri animali come una risorsa. Per loro, anche se avete intelligenza, vi considerano irrimediabilmente caotici e indisciplinati, e non capiscono le vostre motivazioni più profonde. Vedono la vostra tecnologia in una fase piuttosto adolescenziale e guardano i vostri comportamenti distruttivi con preoccupazione, ansia e repulsione. Essendo senza Conoscenza, il fondamento spirituale, non vedono che ciò che stanno perpetrando sul vostro mondo è eticamente o moralmente riprovevole. È semplicemente un’opportunità per soddisfare le loro necessità pratiche.
Come abbiamo detto, cercano di portare l’umanità nella loro Collettività, ma questa è solo una parte molto selezionata della vostra popolazione. E qui non sareste ai livelli superiori della loro gerarchia. Per tutte le altre persone del mondo, cosa succederà loro se l’Intromissione sarà completa, se l’occupazione potrà essere stabilita completamente?
Siamo stati riluttanti a dirvi certe cose perché non vogliamo perdere la vostra attenzione. Non vogliamo che vi giriate dall’altra parte in negazione, pensando che non potete affrontare questi argomenti. Così abbiamo cercato di essere estremamente attenti nel modo in cui abbiamo presentato la situazione. Ma nonostante questo, ci sono alcune cose che dovete sapere e che non potete vedere facilmente dal vostro punto di vista. Abbiamo dovuto conoscere queste realtà da soli, anche se abbiamo avuto un’assistenza come quella che vi stiamo fornendo. Ma la natura riprovevole dei Collettivi e la loro mancanza di moralità ed etica è qualcosa che abbiamo dovuto affrontare. Ecco perché evitiamo i Collettivi nei nostri mondi, dove non possono penetrare.
Ci sono molte nazioni nell’universo che hanno creato alleanze per proteggersi dai Collettivi come questi, in particolare nelle zone ben abitate della galassia. Questo è il motivo per cui molte delle attività dei Collettivi sono governate da sindacati e da poteri e autorità di governo regionali. Sono tenuti sotto controllo da molte altre forze che non vogliono cadere sotto la loro persuasione o il loro controllo. Anche molti dei loro partner commerciali li guardano con ansia. E anche se sono costretti a impegnarsi nel commercio con i Collettivi, devono proteggersi dall’influenza dei Collettivi.
Le risorse sono preziose nell’universo: risorse minerarie, risorse idriche, risorse biologiche, risorse alimentari. Le grandi società tecnologiche come i Collettivi hanno un enorme bisogno di risorse per il loro mantenimento. Il loro commercio si basa sull’acquisizione di tutte queste cose e sull’esplorazione di nuove fonti. Questo, naturalmente, li rende principalmente interessati a mondi emergenti come il vostro, che stanno emergendo all’interno di regioni dove hanno influenza e potere.
Scene preoccupanti per le strade di Melbourne mentre la gente inciampa per la città
Sono state avvistate persone accasciate che inciampavano per le strade di Melbourne a causa di filmati condivisi sui social media
fonte:Brielle Burns
Sono emersi filmati preoccupanti di persone accasciate e inciampanti per le strade del centro città di Melbourne.
In una serie di video condivisi su una pagina di social media, si vedono persone curve e con lo sguardo fisso a terra mentre camminano lentamente lungo la strada.
In un video, un uomo che indossa un top giallo può essere visto piegato fuori da un ristorante mentre guarda il marciapiede davanti a lui.
L’uomo fa due passi indietro prima di stabilizzarsi con le mani premute sulle ginocchia.
In un altro video, un uomo che indossa un berretto viene visto chinarsi con in mano una lattina di bevanda in un’area pubblica all’aperto.
Tenta di posizionare la lattina a terra prima di alzarsi lentamente in posizione verticale e toccarsi la testa.
Ciò avviene dopo che video e immagini che ritraggono quelle che sembrano essere persone colpite dalla droga e aghi esposti in altre parti di Melbourne sono stati condivisi sui social media all’inizio di quest’anno.
In una foto, persone apparentemente sotto effetto della droga sono state viste a pochi centimetri di distanza dai bambini che indossavano zaini e guidavano scooter.
L’immagine è stata condivisa in un gruppo Facebook composto da gente del posto che vuole che la prima sala per iniezioni sotto controllo medico di Melbourne a North Richmond venga trasferita lontano dalla vicina West Richmond Primary School.
La controversa sala per iniezioni è stata aperta dal governo laburista di Daniel Andrews nel luglio 2019, come parte di una sperimentazione quinquennale che fornirebbe alle persone uno spazio sicuro per gestire la propria dipendenza dalla droga.
Aumento dei decessi per overdose nel Victoria
Nel 2022, Victoria ha registrato il suo anno peggiore in un decennio in termini di morti per overdose, con 549 vite perse.
Un rapporto della Corte del coroner ha rilevato che i decessi per overdose da eroina sono aumentati del 33%, da 173 nel 2021 a 230 nel 2022.
Circa l’80% dei decessi si è verificato nell’area metropolitana di Melbourne.
John Fitzgerald, professore associato di criminologia presso l’Università di Melbourne, ha affermato che l’eroina e la metanfetamina sono due droghe popolari attualmente in circolazione a Melbourne.
Anche le droghe mescolate inconsapevolmente con altre sostanze chimiche, come il bromazepam, frequentano le strade.
“Stiamo vedendo persone apparire al pronto soccorso dicendo di aver preso una cosa, ma quando il loro sangue viene analizzato, in realtà ci sono un paio di altre cose (in esso)”, ha detto a news.com.au.
DISOBBEDIENZA CIVILE, [15/12/23 20:59]
“Ad esempio, pensano di acquistare xanax ma in realtà è combinato con altre cose.”
Ha detto che è una preoccupazione particolare mentre ci avviciniamo alle festività natalizie e consiglia a coloro che assumono farmaci di “iniziare lentamente” con dosaggi bassi.
“Questa non è una raccomandazione per le persone a usare droghe, se le useranno, inizia lentamente e inizia con un livello basso perché è un modo più sicuro per farlo.”
Aumento della droga “Zombie” negli Stati Uniti
In altre parti del mondo, le città degli Stati Uniti sono alle prese con la crisi della droga, inclusa Filadelfia, che è inondata dalla xilazina.
Conosciuto come “tranq”, il farmaco è un potente tranquillante per cavalli che viene sempre più spesso miscelato con fentanil ed eroina per potenziarne gli effetti.
Il farmaco, che provoca sintomi simili a quelli sedativi, come sonnolenza eccessiva e depressione respiratoria, è così potente che la Casa Bianca lo ha recentemente dichiarato una “minaccia emergente”.
Con un uso sufficientemente prolungato, il farmaco può anche causare ferite aperte che possono diventare gravi e diffondersi rapidamente con l’esposizione ripetuta.
All’inizio di quest’anno sui social media sono emerse immagini di persone apparentemente sotto effetto della droga che si trascinavano per le strade in uno stato di torpore quasi da zombie.
La giornalista Mary Murphy ha detto alla stazione televisiva PIX11 che le scene che ha visto nel quartiere di Kensington, nel nord di Filadelfia, erano inquietanti.
“Lavoro nel mondo dell’informazione da 40 anni e non abbiamo mai visto nulla di simile.
Persone sul punto di perdere gambe e braccia perché un tranquillante per cavalli sta infettando le loro ossa”.
In una dichiarazione congiunta di aprile, il Dipartimento della Salute di Filadelfia e il Consiglio della Sanità hanno affermato che il farmaco ha causato un aumento delle morti per overdose in città.
“Il Dipartimento di sanità pubblica di Filadelfia ha lavorato a stretto contatto con i partner di tutta la città per affrontare questo nuovo aspetto dell’epidemia di overdose da droga”.
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Ecco una panoramica di base di alcuni dei supercomputer più noti in Europa:
“Vantaggi e rischi dell’intelligenza artificiale Dal SIRI alle auto a guida autonoma, l’intelligenza artificiale (AI) sta progredendo rapidamente. Mentre la fantascienza spesso descrive l’intelligenza artificiale come robot con caratteristiche simili a quelle umane, l’intelligenza artificiale può comprendere qualsiasi cosa, dagli algoritmi di ricerca di Google al Watson di IBM fino alle armi autonome.”
– Piz Daint: Si trova nel Swiss National Supercomputing Centre in Svizzera. È attualmente il supercomputer più potente in Europa. Viene utilizzato diverse applicazioni scientifiche, tra cui simulazioni del clima e fisica dei materiali. Non è un computer quantistico.
– MareNostrum: Si trova al Barcelona Supercomputing Center in Spagna. Questo supercomputer è famoso per essere ospitato all’interno di una ex cappella. Viene utilizzato per una serie di applicazioni di ricerca, tra cui astrofisica, genomica e simulazione del clima. Non è un computer quantistico.
– JUWELS: Si trova presso il Jülich Supercomputing Centre in Germania. È utilizzato per diverse applicazioni scientifiche, tra cui la ricerca sul clima e la fisica dei materiali. Non è un computer quantistico.
– HPC5: Gestito da Eni in Italia, è uno dei supercomputer più potenti nel settore industriale a livello mondiale. Viene utilizzato principalmente per simulazioni di esplorazione di petrolio e gas. Non è un computer quantistico.
Tutti questi supercomputer sono basati su tecnologia classica, non quantistica. Sono macchine estremamente potenti, in grado di effettuare calcoli ad alta velocità per un’ampia gamma di applicazioni scientifiche e industriali.
Paola, [03/11/23 12:25]
Ecco una lista di alcuni dei più noti computer quantistici e le loro caratteristiche:
– IBM Quantum Experience: IBM è stata una delle prime aziende a offrire l’accesso a prototipi di computer quantistici attraverso il cloud. Il loro sistema più potente, IBM Quantum Hummingbird, ha 65 qubit. IBM ha anche un framework di programmazione quantistica chiamato Qiskit [IBM Quantum](https://www.ibm.com/quantum-computing/).
– Google Quantum AI: Google sta sviluppando computer quantistici e ha affermato di aver raggiunto la “supremazia quantistica” con il loro processore Sycamore da 53 qubit, che ha eseguito un calcolo in 200 secondi che avrebbe richiesto a un supercomputer classico migliaia di anni [Google AI Blog](https://ai.googleblog.com/2019/10/quantum-supremacy-using-programmable.html).
– D-Wave Systems: D-Wave è conosciuta per lo sviluppo di computer quantistici adiabatici o “quantum annealers”. Il loro sistema D-Wave 2000Q ha 2048 qubit, ma è importante notare che il quantum annealing è un sottoinsieme di computazione quantistica e non può eseguire tutte le operazioni di un computer quantistico universale [D-Wave Systems](https://www.dwavesys.com/quantum-computing).
– Rigetti Computing: Rigetti offre un computer quantistico ibrido di 32 qubit, combinando elaborazione quantistica e classica insieme. Offrono anche l’accesso ai loro sistemi attraverso il cloud [Rigetti Computing](https://www.rigetti.com/).
– IonQ: IonQ sta sviluppando computer quantistici basati su trappole di ioni, una tecnologia diversa da quella utilizzata da IBM o Google. Hanno recentemente annunciato un sistema con 32 qubit che ritengono sia il computer quantistico più potente disponibile [IonQ](https://ionq.com/).
Tutti questi sistemi hanno le loro forze e debolezze, e la ricerca nel campo della computazione quantistica è in continua evoluzione. La scelta del sistema più adatto dipende dall’applicazione specifica e dalle esigenze del progetto.
Paola, [03/11/23 12:26]
Se un’intelligenza artificiale (AI) sofisticata e di ultima generazione fosse combinata con un computer quantistico, potrebbe portare a una serie di progressi e applicazioni interessanti. Tuttavia, è importante considerare che i computer quantistici attuali sono ancora in fase di sviluppo e hanno limitazioni significative rispetto ai computer classici per molte applicazioni. Detto questo, ecco alcune possibilità che potrebbero emergere dalla combinazione di AI avanzate e computer quantistici:
1. Maggiore potenza di calcolo: Un computer quantistico potrebbe migliorare la velocità e l’efficienza dei calcoli complessi necessari per l’apprendimento profondo e altre tecniche di intelligenza artificiale. Ciò potrebbe portare a modelli di apprendimento automatico più accurati e veloci.
2. Ottimizzazione: I computer quantistici sono particolarmente adatti a risolvere problemi di ottimizzazione complessi, che sono spesso al centro di molte applicazioni AI. La combinazione di AI e computer quantistici potrebbe consentire soluzioni più efficienti a problemi come il routing del veicolo, la pianificazione delle risorse e la gestione delle catene di approvvigionamento.
3. Simulazioni: I computer quantistici possono simulare sistemi quantistici molto più efficacemente dei computer classici. L’AI potrebbe sfruttare questa capacità per migliorare la nostra comprensione della fisica quantistica, la modellazione molecolare e lo sviluppo di nuovi materiali.
4. Crittografia: La sicurezza informatica è un’area in cui i computer quantistici potrebbero avere un impatto significativo, poiché possono rompere alcuni sistemi crittografici attualmente in uso. L’integrazione dell’AI con i computer quantistici potrebbe portare a nuovi metodi di crittografia resistenti ai futuri attacchi informatici quantistici.
Paola, [03/11/23 12:29]
Q: Non sarebbe pericoloso fondere un’AI con un super computer? Potrebbe da questa unione nascere un “essere” macchina senziente?
A: La domanda riguarda un argomento ampiamente dibattuto nel campo dell’intelligenza artificiale: la possibilità di creare una macchina senziente o un’intelligenza artificiale superintelligente. Questo è un argomento di speculazione e dibattito, e ci sono diverse opinioni a riguardo.
Innanzitutto, è importante capire che l’intelligenza artificiale, anche quella avanzata e combinata con la potenza di calcolo di un computer quantistico, è ancora un insieme di algoritmi e programmi creati e controllati dagli esseri umani. Non ha coscienza, emozioni o desideri. Può eseguire solo le operazioni per le quali è stata programmata. Non ha la capacità di diventare “senziente” nel senso umano del termine [Source 1](https://www.forbes.com/sites/cognitiveworld/2019/09/19/will-artificial-intelligence-ever-become-sentient/).
Tuttavia, esistono potenziali rischi nel combinare AI avanzate con computer quantistici. Uno dei rischi più spesso citati è che un’intelligenza artificiale potrebbe diventare così potente da sfuggire al controllo umano, causando danni involontari. Questo scenario, noto come il “problema di controllo dell’AI”, è al centro di molte discussioni sull’etica dell’IA (https://futureoflife.org/background/benefits-risks-of-artificial-intelligence/).
Un altro rischio è l’uso improprio dell’IA e della tecnologia quantistica da parte di attori malevoli. Se usate in modo irresponsabile o malevolo, queste tecnologie potrebbero causare gravi danni. Ad esempio, potrebbero essere utilizzate per sviluppare armi autonome, per condurre attacchi informatici o per invadere la privacy delle persone (https://www.nature.com/articles/d41586-019-02600-w).
In conclusione, mentre la combinazione di AI avanzate e computer quantistici offre molte opportunità interessanti, è importante procedere con cautela. È essenziale che la ricerca e lo sviluppo in questo campo siano accompagnati da un attento esame delle implicazioni etiche e di sicurezza.
La Casa Bianca ha annunciato l’iniziativa BRAIN nell’aprile 2013. Oggi l’iniziativa è supportata da diverse agenzie federali e da dozzine di aziende tecnologiche, istituzioni accademiche, scienziati e altri importanti contributori nel campo delle neuroscienze. La DARPA sostiene l’iniziativa BRAIN attraverso una serie di programmi, portando avanti un’eredità di investimenti della DARPA nella neurotecnologia che risale agli anni ’70. Un articolo nella nostra rivista dedicata al 60° anniversario fornisce una panoramica della recente ricerca dell’agenzia volta ad espandere le frontiere del campo e a consentire nuove e potenti capacità.
Prescrizioni elettriche (ElectRx) 1
Il programma ElectRx 2mira ad aiutare il corpo umano a guarire se stesso attraverso la neuromodulazione delle funzioni degli organi utilizzando dispositivi ultraminiaturizzati, approssimativamente delle dimensioni delle singole fibre nervose, che potrebbero essere erogati tramite un’iniezione minimamente invasiva.
Inizia il lavoro per supportare l’autoguarigione del corpo e della mente
ElectRx ha il coraggio di immaginare terapie rivoluzionarie per l’autoguarigione
Il presidente Obama evidenzia il nuovo programma DARPA volto a sviluppare nuove terapie personalizzate per i singoli pazienti
Interfacce propriocezione e tocco della mano (HAPTIX) 3
Il programma HAPTIX mira a creare microsistemi di interfaccia neurale completamente impiantabili, modulari e riconfigurabili che comunicano in modalità wireless con moduli esterni, come un collegamento di interfaccia protesica, per fornire sensazioni naturalistiche agli amputati.
La neuroscienza del tatto supporta interfacce robotiche e protesiche migliorate
HAPTIX inizia a lavorare per fornire alle mani protesiche il senso del tatto
Ripristinando il senso del tatto negli amputati, HAPTIX cerca di superare gli effetti fisici e psicologici della perdita degli arti superiori
Neural Engineering System Design (NESD) 4
Il programma NESD mira a sviluppare un’interfaccia neurale impiantabile in grado di fornire una risoluzione del segnale e una larghezza di banda di trasferimento dati senza precedenti tra il cervello e il mondo digitale.
Verso un’interfaccia neurale impiantabile ad alta risoluzione
Colmare il divario bioelettronico
Funzione, attività, struttura e tecnologia neuro (Neuro-FAST) 5
Il programma Neuro-FAST mira a consentire una visualizzazione e decodificazione senza precedenti dell’attività cerebrale per caratterizzare e mitigare meglio le minacce al cervello umano, nonché facilitare lo sviluppo del cervello in-the sistemi di loop per accelerare e migliorare i comportamenti funzionali. Il programma ha sviluppato CLARITY6, un metodo rivoluzionario di conservazione dei tessuti, e si basa su recenti scoperte nel campo della genetica, delle registrazioni ottiche e delle interfacce cervello-computer.
I ricercatori identificano il direttore dell’orchestra neurale di Brain e iniziano a decodificare la partitura
Il metodo avanzato CLARITY offre visualizzazioni più rapide e migliori dell’intero cervello
Neurotecnologia non chirurgica di prossima generazione (N 3 )7
Il programma N 3 mira a sviluppare un sistema di interfaccia neurale portatile e sicuro in grado di leggere e scrivere su più punti del cervello contemporaneamente. Mentre la neurotecnologia più avanzata esistente richiede l’impianto chirurgico di elettrodi, N 3 sta perseguendo una tecnologia ad alta risoluzione che funzioni senza la necessità di un intervento chirurgico in modo che possa essere utilizzata da persone normodotate.
Sei percorsi verso il futuro non chirurgico delle interfacce cervello-macchina
Le interfacce neurali non chirurgiche potrebbero espandere significativamente l’uso della neurotecnologia
Reliable Neural-Interface Technology (RE-NET) (archiviato) 8
Il programma RE-NET cerca di sviluppare le tecnologie necessarie per estrarre in modo affidabile informazioni dal sistema nervoso e di farlo su scala e velocità necessarie per controllare macchine complesse, come arti protesici ad alte prestazioni.
Lo “Stentrode” minimamente invasivo mostra il potenziale come interfaccia neurale per il cervello
I sensori di grafene della larghezza dell’atomo potrebbero fornire informazioni senza precedenti sulla struttura e sulla funzione del cervello
Nuove interfacce nervose e muscolari aiutano i guerrieri feriti
Ripristino della memoria attiva (RAM) 9
Il programma RAM mira a sviluppare e testare un dispositivo medico con interfaccia neurale wireless e completamente impiantabile per uso clinico umano. Il dispositivo faciliterebbe la formazione di nuovi ricordi e il recupero di quelli esistenti in individui che hanno perso queste capacità a causa di lesioni cerebrali traumatiche o malattie neurologiche.
Progressi nella ricerca per sviluppare una protesi per la memoria umana
La stimolazione elettrica mirata del cervello si dimostra promettente come aiuto per la memoria
Ripristino della memoria attiva Programma pronto per l’avvio
Ripristino della memoria attiva – Replay (RAM Replay)
Il programma RAM Replay indagherà il ruolo del “replay” neurale nella formazione e nel richiamo della memoria, con l’obiettivo di aiutare le persone a ricordare meglio eventi episodici specifici e abilità apprese. Il programma mira a sviluppare metodi computazionali nuovi e rigorosi per aiutare i ricercatori a determinare non solo quali componenti del cervello contano nella formazione e nel richiamo della memoria, ma anche quanto contano.
DARPA mira ad accelerare la funzione della memoria per l’apprendimento delle abilità
Protesi rivoluzionarie 10
Il programma Protesi rivoluzionarie mira a continuare ad aumentare la funzionalità dei sistemi di braccio sviluppati dalla DARPA a beneficio dei membri del servizio e di altri che hanno perso gli arti superiori. Le capacità manuali abili sviluppate nell’ambito del programma sono già state applicate a piccoli sistemi robotici utilizzati per manipolare ordigni inesplosi, riducendo il rischio di perdita degli arti tra i soldati.
La DARPA aiuta un uomo paralizzato a sentirsi di nuovo usando un braccio robotico controllato dal cervello
La neurotecnologia fornisce un senso del tatto quasi naturale
Dall’idea al mercato in otto anni, il sistema di braccio DEKA finanziato dalla DARPA ottiene l’approvazione della FDA
Neurotecnologie basate su sistemi per terapie emergenti (SUBNETS) 11
Il programma SUBNETS mira a creare sistemi diagnostici e terapeutici impiantati a circuito chiuso per il trattamento delle malattie neuropsicologiche.
Le scoperte ispirano speranza per il trattamento dei disturbi dell’umore intrattabili
Inizia il viaggio alla scoperta della comprensione e del trattamento delle reti cerebrali
SUBNETS mira alla neurotecnologia basata sui sistemi e alla comprensione per il trattamento delle malattie neuropsicologiche
Allenamento mirato alla neuroplasticità (TNT) 12
Il programma TNT cerca di aumentare il ritmo e l’efficacia dell’allenamento delle abilità cognitive attraverso l’attivazione precisa dei nervi periferici che possono a loro volta promuovere e rafforzare le connessioni neuronali nel cervello. TNT perseguirà lo sviluppo di una tecnologia di piattaforma per migliorare l’apprendimento di un’ampia gamma di abilità cognitive, con l’obiettivo di ridurre i costi e la durata del vasto regime di formazione del Dipartimento della Difesa, migliorando al contempo i risultati.
I ricercatori di TNT si propongono di promuovere il ritmo e l’efficacia della formazione sulle abilità cognitive
Aumentare la plasticità sinaptica per accelerare l’apprendimento
1-Prescrizioni elettriche (ElectRx) Dottor Gopal Sarma
Il programma Electrical Prescriptions (ElectRx) mira a supportare la prontezza operativa militare riducendo i tempi di trattamento, le sfide logistiche e i potenziali effetti fuori bersaglio associati agli interventi medici tradizionali per un’ampia gamma di condizioni di salute fisica e mentale comunemente affrontate dai nostri combattenti. ElectRx cerca di fornire trattamenti non farmacologici per dolore, infiammazione generale, stress post-traumatico, ansia grave e traumi che impiegano una modulazione precisa, a circuito chiuso e non invasiva del sistema nervoso periferico del paziente.
Il sistema nervoso umano svolge già un ruolo vitale nel mantenimento di tutti gli aspetti della salute fisica e mentale. Una sofisticata rete di nervi sensoriali monitora continuamente lo stato di salute e attiva risposte riflessive nel cervello e nel midollo spinale quando viene rilevata un’infezione o una lesione. Questi riflessi normalmente regolano la funzione degli organi per avviare e controllare il processo di guarigione. Tuttavia, alcune malattie possono interrompere il corretto funzionamento di questi processi e produrre segnali nervosi che causano dolore, disturbi metabolici come il diabete e disturbi autoimmuni come l’artrite reumatoide. La tecnologia ElectRx sfrutterebbe e integrerebbe la naturale capacità del corpo di guarire se stesso in modo rapido ed efficace, intervenendo quando necessario per correggere o rafforzare l’attività del sistema nervoso. ElectRx sta definendo la scienza di base e sviluppando le tecnologie che potrebbero consentire la modulazione artificiale dei nervi periferici per ripristinare modelli sani di segnalazione in questi circuiti neurali. Il programma mira a migliorare la comprensione dell’anatomia e della fisiologia di specifici circuiti neurali e del loro ruolo nella salute e nella malattia. Parallelamente, il programma cerca anche di sviluppare nuove tecnologie di interfaccia biologica per monitorare i biomarcatori e l’attività dei nervi periferici e fornire segnali terapeutici ai bersagli dei nervi periferici. Nuovi potenziali approcci includono biosensori in vivo, in tempo reale e nuove interfacce neurali che utilizzano strategie di biologia ottica, acustica, elettromagnetica o ingegnerizzata per ottenere un targeting preciso con risoluzione potenzialmente a singolo assone.
Dopo i successi ottenuti nei primi studi di prova di concetto, i dispositivi ElectRx e i sistemi terapeutici in fase di sviluppo stanno entrando in studi clinici. In caso di successo, una tecnologia con capacità di neuromodulazione così precisa ridurrebbe la dipendenza dai farmaci tradizionali e creerebbe nuovi trattamenti che potrebbero essere sintonizzati automaticamente e continuamente sulle esigenze dei combattenti senza effetti collaterali. La tecnologia potrebbe anche aiutare i medici a valutare e prevedere vari stati fisiologici e a caratterizzare la risposta dell’ospite nei pazienti con infezioni gravi, fornendo un quadro quantitativo per guidare le operazioni e la terapia.
2 – ElectRx ha il coraggio di immaginare terapie rivoluzionarie per l’autoguarigione Si cercano proposte per capacità di neuromodulazione rivoluzionarie che massimizzerebbero la salute immunologica, fisica e mentale dei membri del servizio militare e dei veterani OUTREACH@DARPA.MIL 12/11/2014
Molte malattie infiammatorie croniche e condizioni di salute mentale che colpiscono i membri del servizio militare e i veterani comportano un’attività anormale nel sistema nervoso periferico, che svolge un ruolo chiave nella funzione degli organi. Il monitoraggio e la regolazione mirata dei segnali nervosi periferici offrono una grande promessa per aiutare i pazienti a ripristinare e mantenere la propria salute senza interventi chirurgici o farmaci. Tuttavia, gli attuali dispositivi di neuromodulazione vengono generalmente utilizzati come ultima risorsa, perché sono relativamente grandi (circa le dimensioni di un mazzo di carte), richiedono un impianto chirurgico invasivo e spesso producono effetti collaterali a causa della loro mancanza di precisione. Il programma Electrical Prescriptions (ElectRx) della DARPA è alla ricerca di proposte di ricerca innovative per contribuire a trasformare le terapie di neuromodulazione da ultima risorsa a prima scelta per un’ampia gamma di malattie.
ElectRx (pronunciato “elettrico”) mira a sviluppare tecnologie rivoluzionarie che utilizzerebbero la neurofisiologia innata del corpo per ripristinare e mantenere la salute. [Link]A sostegno dell’iniziativa sul cervello della Casa Bianca[Link], ElectRx cerca anche di accelerare la comprensione di specifici circuiti neurali e del loro ruolo nella salute e nella malattia. Le future terapie basate sulla stimolazione neurale periferica mirata potrebbero promuovere l’autoguarigione, ridurre la dipendenza dai farmaci tradizionali e fornire nuove opzioni terapeutiche per le malattie.
ElectRx sfrutterebbe tecnologie avanzate di rilevamento e stimolazione per colpire specifici circuiti neurali periferici che controllano le funzioni degli organi. Queste tecnologie di neuromodulazione controllate dal feedback monitorerebbero lo stato di salute e interverrebbero secondo necessità per fornire modelli terapeutici di stimolazione specifici per il paziente progettati per ripristinare uno stato fisiologico sano. Il programma mira a creare dispositivi ultraminiaturizzati che richiederebbero solo procedure di inserimento minimamente invasive come la somministrazione iniettabile attraverso un ago.
“Molte malattie croniche si verificano quando i ritmi neuroelettrici e biochimici naturali del corpo vengono interrotti, come quando si suonano note sbagliate nella musica”, ha affermato Doug Weber, responsabile del programma DARPA. “ElectRx cerca di capire quali sono le ‘note giuste’ per ogni persona e di fornire un trattamento in tempo reale per aiutare il paziente a raggiungere e godere di una linea di base armoniosa e sana. Le terapie di neuromodulazione periferica basate sulla ricerca ElectRx potrebbero aiutare a massimizzare la salute immunologica, fisica e mentale dei membri del servizio militare e dei veterani”.
Lo scopo della ricerca di ElectRx riguarda i trattamenti di neuromodulazione periferica per le malattie infiammatorie (che includono l’artrite reumatoide, la sindrome da risposta infiammatoria sistemica e la malattia infiammatoria intestinale) e i disturbi di salute mentale (come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), ansia e depressione). La DARPA si aspetta che i proponenti di ElectRx identifichino una malattia di interesse da studiare e trattare. L’agenzia intende determinare il successo complessivo del programma sulla base del progresso della tecnologia di interfaccia minimamente o non invasiva, della capacità di colpire nervi specifici senza effetti collaterali, della convalida dei percorsi biologici di input/output e del potenziale di tradurre questa conoscenza in un sistema integrato e chiuso. interfaccia neurale-viscerale ad anello per il monitoraggio e il mantenimento della salute.
Per familiarizzare i potenziali partecipanti con gli obiettivi tecnici di ElectRx, la DARPA ha programmato un Proposers’ Day martedì 16 dicembre 2014 presso il Capitol Conference Center di Arlington, Virginia. La registrazione è chiusa. Il documento DARPA Special Notice che annuncia il Proposers’ Day e descrive le specifiche capacità ricercate è disponibile all’indirizzo http://go.usa.gov/6zpW . L’annuncio generale dell’agenzia con tutti i dettagli tecnici su ElectRx è disponibile all’indirizzo http://go.usa.gov/F88T . Per ulteriori informazioni, inviare un’e-mail a DARPA-BAA-15-06@darpa.mil .
ElectRx prevede di esplorare due principali aree tecniche:
Area Tecnica 1 (TA1): Approcci sistemici alla scoperta neurobiologica e al controllo a circuito chiuso dello stato fisiologico in vivo. Le proposte dovrebbero mirare a chiarire le basi neurobiologiche del bersaglio della malattia proposto e utilizzare le nuove intuizioni derivate dagli studi fisiologici per guidare la progettazione e l’implementazione del sistema di neuromodulazione a circuito chiuso. Questi sforzi dovrebbero culminare con dimostrazioni in vivo del ripristino prevedibile e automatico di stati fisiologici sani in risposta al monitoraggio dello stato fisiologico a bordo.
Area Tecnica 2 (TA2): Sviluppo di tecnologie di componenti avanzati. Le proposte per TA2 dovrebbero sviluppare e dimostrare in vivo tecnologie avanzate di componenti minimamente e non invasive (atraumatiche), comprese nuove modalità di rilevamento e tecnologie di interfaccia neurale. A seconda dei risultati della ricerca, DARPA potrebbe integrare tecnologie efficaci sviluppate in entrambe le aree tecniche in una futura fase di ricerca aggiuntiva.
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Le immagini associate pubblicate su www.darpa.mil e i video pubblicati su www.youtube.com/darpatv possono essere riutilizzati secondo i termini del Contratto con l’utente DARPA, disponibile qui: http://www.darpa.mil/policy/usage- politica
3- Propriocezione della mano e interfacce tattili (HAPTIX) Dott. Matteo Pava
Concentrandosi sui guerrieri feriti e facilitando il loro ritorno al servizio militare, il programma HAPTIX (Hand Proprioception and Touch Interfaces) sta perseguendo tecnologie chiave per consentire il controllo di precisione e il feedback sensoriale dei dispositivi protesici degli arti superiori dotati di sensori. In caso di successo, il sistema risultante fornirebbe agli utenti un controllo quasi naturale delle mani e delle braccia protesiche tramite impianti nervosi periferici bidirezionali. Il programma è fortemente incentrato sul trasferimento tecnologico e mira a creare e trasferire tecnologie clinicamente rilevanti a sostegno dei guerrieri feriti che soffrono di perdita di uno o più arti.
HAPTIX si basa sui precedenti investimenti della DARPA nel programma Reliable Neural-Interface Technology (RE-NET), che ha creato nuovi sistemi di interfaccia neurale che hanno superato i precedenti problemi di affidabilità dei sensori per durare per tutta la vita del paziente. Uno degli obiettivi principali di HAPTIX è la creazione di nuove tecnologie per interfacciarsi in modo permanente e continuo con i nervi periferici negli esseri umani. Le tecnologie HAPTIX sono progettate per attingere ai segnali motori e sensoriali del braccio per consentire agli utenti di controllare e percepire la protesi attraverso gli stessi percorsi di segnalazione neurale utilizzati per gli arti intatti. L’accesso diretto a questi segnali di controllo naturali, in caso di successo, consentirà un controllo più naturale e intuitivo dei movimenti complessi della mano e l’aggiunta del feedback sensoriale migliorerà ulteriormente la funzionalità della mano consentendo agli utenti di percepire la forza di presa e la postura della mano.
Oltre a sviluppare la microelettronica a bassa potenza necessaria per il sistema, i team di artisti HAPTIX conducono anche ricerche neuroscientifiche fondamentali per comprendere come il sistema nervoso codifica le informazioni motorie e sensoriali per la mano. Questa conoscenza guida lo sviluppo di algoritmi che consentono un controllo intuitivo della protesi e forniscono ricche sensazioni di tatto e propriocezione. In caso di successo, il sistema HAPTIX completato sarà integrato con uno degli arti protesici avanzati sviluppati nell’ambito del programma Revolutionizing Prosthetics della DARPA per creare il primo arto protesico abile con capacità sensoriali e motorie complete adatto all’uso domestico. La DARPA prevede una sperimentazione clinica di 12 mesi del sistema HAPTIX completo come culmine del programma.
4- La neuroscienza del tatto supporta interfacce robotiche e protesiche migliorate Il team HAPTIX produce sensazioni graduali di tocco tattile attraverso la stimolazione modellata dei nervi periferici OUTREACH@DARPA.MIL 26/10/2016
La pressione, la quantità fisica di un’esperienza tattile, è una dimensione fondamentale della percezione umana, poiché trasmette al cervello non solo il fatto che la pelle è in contatto con qualcosa, ma anche l’intensità del contatto. Questa consapevolezza è ciò che consente alle persone, ad esempio, di maneggiare delicatamente ma con sicurezza un uovo senza comprimerlo così forte da romperne il guscio.
Comprendere la pressione e altri aspetti del senso del tatto e imparare a trasmetterli attraverso bracci robotici e altre macchine è fondamentale per la ricerca della DARPA di creare arti protesici avanzati per i membri del servizio feriti e sbloccare nuove capacità per altre applicazioni di sistemi uomo-macchina. Ora, un gruppo di ricerca finanziato dal programma HAPTIX (Hand Proprioception and Touch Interfaces) della DARPA e comprendente ricercatori della Case Western Reserve University, del Louis R. Stokes Cleveland VA Medical Center e dell’Università di Chicago è avanzato verso questo obiettivo, riferendo nel rivista Science Translational Medicine la scoperta di come codificare sensazioni graduali di pressione nel sistema nervoso utilizzando la stimolazione elettrica.
“DARPA sta lavorando per evocare sensazioni naturalistiche di tatto e movimento negli utenti di protesi avanzate stimolando i nervi periferici”, ha affermato Doug Weber, responsabile del programma HAPTIX. “Determinare come il sistema nervoso codifica i diversi aspetti del tatto è una sfida enorme, ma con questa conoscenza possiamo progettare interfacce neurali più capaci che potrebbero ridefinire il modo in cui le persone interagiscono con strumenti e macchine”.
Con l’aiuto di due volontari, entrambi con amputazioni degli arti superiori e a cui sono state impiantate chirurgicamente interfacce nervose nei monconi residui della parte superiore del braccio per più di due anni, i ricercatori hanno condotto test per discernere come l’ampiezza e la frequenza della stimolazione elettrica dei nervi vengono interpretati dal cervello come pressione tattile.
Nel sistema HAPTIX, quando vengono attivati i sensori di pressione su una mano protesica indossata da un volontario, inviano segnali a uno stimolatore esterno al corpo del volontario. Lo stimolatore invia quindi impulsi elettrici agli elettrodi che avvolgono i principali fasci nervosi nel moncone del braccio del volontario, gli stessi fasci nervosi che controllavano la mano del volontario prima dell’amputazione. La stimolazione modellata viene trasportata attraverso i nervi al cervello, che interpreta tali schemi per discernere diversi livelli di intensità.
Il gruppo di ricerca ha scoperto che modulando il numero di fibre nervose stimolate (ampiezza della stimolazione) e la frequenza della stimolazione, le informazioni sensoriali potevano essere trasmesse attraverso il sistema nervoso periferico al cervello in modo tale che i volontari potessero distinguere livelli distinti di intensità tattile. Disaccoppiando l’ampiezza e la frequenza della stimolazione e variando una alla volta, i ricercatori hanno potuto prevedere il grado di pressione percepita.
I ricercatori hanno testato la capacità di un volontario di discernere l’intensità tattile in tre modi: distinguendo quanto piccola differenza nella stimolazione poteva rilevare come diversi livelli di pressione; valutare l’intensità dei diversi segnali; e confrontare e abbinare l’intensità della sensazione sperimentata attraverso la mano protesica con la pressione misurata esercitata sulla mano intatta. Durante l’ultimo test, i ricercatori hanno scoperto che ciascuno dei volontari poteva correlare in modo affidabile la sensazione di pressione tramite la protesi con la pressione effettiva sulle loro mani intatte. I test hanno dimostrato che gli utenti possono distinguere 20 livelli distinti di intensità che sono stati interpretati dai volontari come gradi di pressione.
I ricercatori finanziati dalla DARPA hanno precedentemente consentito il controllo motorio degli arti robotici utilizzando interfacce cervello-macchina collegate al sistema nervoso centrale e periferico. E all’inizio di questo mese lo ha annunciato la DARPAche un team impegnato nel suo programma Revolutionizing Prosthetics è stato in grado di trasmettere la sensazione tattile da un braccio robotico al cervello di un volontario tramite un’interfaccia neurale diretta. Questa ricerca integra una precedente dimostrazione nell’ambito del programma HAPTIX che utilizzava un’interfaccia meno invasiva tra un braccio protesico e il sistema nervoso periferico per fornire stimoli tattili. In tutti questi casi, tuttavia, gli utenti avevano una capacità limitata di sapere quanta pressione veniva applicata alle loro dita meccaniche o quanta pressione stavano applicando agli oggetti impugnati. Quest’ultimo risultato del programma HAPTIX getta nuova luce sui meccanismi neurali dietro la quantificazione della sensazione tattile e potrebbe supportare interfacce neurali più realistiche per una moltitudine di applicazioni.
5- HAPTIX inizia a lavorare per fornire
alle mani protesiche il senso del tatto Otto organizzazioni approvano lo sviluppo di tecnologie reali che migliorerebbero l’efficacia delle protesi e la qualità della vita degli amputati OUTREACH@DARPA.MIL 2/8/2015
Nonostante i recenti progressi nella tecnologia per le protesi degli arti superiori, le braccia e le mani artificiali non sono ancora in grado di fornire agli utenti feedback sensoriali, come la “sensazione” delle cose che vengono toccate o la consapevolezza della posizione e del movimento degli arti. Senza questo feedback, anche gli arti protesici più avanzati rimangono insensibili agli utenti, un fattore che compromette l’efficacia degli arti e la volontà di chi li indossa di usarli. In un passo verso il superamento di queste sfide, DARPA ha assegnato contratti di prim’ordine per la Fase 1 del suo programma HAPTIX (Hand Proprioception and Touch Interfaces).
Nell’ambito dell’impegno della DARPA per aiutare a ripristinare la piena e naturale funzionalità dei membri del servizio e dei veterani feriti e a sostegno dell’iniziativa sul cervello della Casa Bianca, HAPTIX cerca di creare un sistema di mano protesica che si muova e fornisca sensazioni come una mano naturale. Il feedback sensoriale, soprattutto dalla mano, è di vitale importanza per molte funzioni e HAPTIX cerca di creare un’esperienza sensoriale così ricca e vibrante che gli utenti vorrebbero indossare le loro protesi a tempo pieno. Ripristinando le funzioni sensoriali, HAPTIX mira anche a ridurre o eliminare il dolore dell’arto fantasma, che colpisce circa l’80% degli amputati.
Accelerare lo sviluppo di protesi per gli arti superiori notevolmente migliorate è diventata una priorità nazionale. Il presidente Obama ha fatto riferimento ai numerosi programmi di protesi avanzate della DARPA nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2015, il mese scorso, quando ha affermato che il governo degli Stati Uniti è interessato a “creare protesi rivoluzionarie, in modo che un veterano che ha donato le sue armi per il suo paese possa giocare a palla con i suoi figli”. di nuovo” (guarda il video su https://www.youtube.com/watch?v=22J3eI9rfrc&feature=youtu.be ).
“L’obiettivo finale di HAPTIX è creare un dispositivo sufficientemente sicuro, efficace e affidabile da poter essere utilizzato nelle attività quotidiane”, ha affermato Doug Weber, responsabile del programma DARPA. “La DARPA sta collaborando con gli scienziati della Food and Drug Administration per aiutare a sviluppare standard per verificare la sicurezza e quantificare i benefici di questa nuova classe di tecnologie avanzate. Ci auguriamo di semplificare il processo di convalida delle tecnologie che possono aiutare i nostri membri del servizio militare e i veterani che sono rimasti feriti mentre prestavano servizio nel nostro Paese”.
DARPA sta valutando diversi approcci tecnici distinti:
Fase 1. Quelli che si dimostreranno efficaci continueranno nella
Fase 2, che integrerà componenti tecnologici selezionati in un sistema di test HAPTIX completo. L’agenzia prevede di avviare le sperimentazioni di un sistema di protesi HAPTIX completo e approvato dalla FDA entro quattro anni.
Il nome HAPTIX è un gioco di parole sulla parola aptica, che si riferisce al senso del tatto. Il programma prevede di adattare uno dei sistemi di arti protesici sviluppati recentemente nell’ambito del programma
Revolutionizing Prosthetics della DARPA per incorporare interfacce che forniscano controllo intuitivo e feedback sensoriale agli utenti. Queste interfacce si baserebbero su tecnologie avanzate di interfaccia neurale sviluppate attraverso il programma
RE-NET (Reliable Neural-Interface Technology) della DARPA.
Ove opportuno, i team di HAPTIX intendono sfruttare le tecnologie disponibili in commercio come gli elettrodi intramuscolari e le tecnologie degli elettrocateteri sviluppate inizialmente per i pacemaker cardiaci e ora utilizzate in diversi moderni dispositivi medici impiantabili. Il programma prevede inoltre di testare tecnologie avanzate di array di microelettrodi e di elettrodi per polsini nervosi che sono state sviluppate negli ultimi due decenni con il supporto del National Institutes of Health, del Department of Veterans Affairs e della DARPA.
DARPA sta lavorando con team guidati dalle seguenti istituzioni: Case Western Reserve University Clinica di Cleveland Laboratorio Draper Nervi Incorporati Ripple LLC Università di Pittsburgh Università dell’Utah Università della Florida
Per aiutare gli artisti a condurre le loro ricerche in modo più rapido ed economicamente vantaggioso, DARPA fornisce un software di simulazione delle protesi per testare i progetti. Il software include una variante del simulatore DARPA Robotics Challenge (DRC) della Virtual Robotics Challenge di giugno 2013 , che ha contribuito ad accelerare la progettazione iniziale e la valutazione di robot semi-autonomi che potrebbero aiutare negli sforzi di risposta alle emergenze.
“Il simulatore DARPA Robotics Challenge è stato di grande aiuto per la RDC e abbiamo subito visto come l’adattamento del suo ambiente di test virtuale potesse avvantaggiare la ricerca HAPTIX”, ha affermato Weber. “Il simulatore consentirà uno sviluppo rapido ed economico della tecnologia HAPTIX e fornirà inoltre colmare il divario bioelettronico.
Un nuovo impegno mira a dispositivi completamente impiantabili in grado di connettersi fino a un milione di neuroni OUTREACH@DARPA.MIL 19/01/2016
Un nuovo programma DARPA mira a sviluppare un’interfaccia neurale impiantabile in grado di fornire una risoluzione del segnale e una larghezza di banda di trasferimento dati senza precedenti tra il cervello umano e il mondo digitale. L’interfaccia fungerebbe da traduttore, convertendo il linguaggio elettrochimico utilizzato dai neuroni nel cervello e gli uno e gli zeri che costituiscono il linguaggio della tecnologia dell’informazione. L’obiettivo è realizzare questo collegamento di comunicazione in un dispositivo biocompatibile non più grande di un centimetro cubo, all’incirca il volume di due nichelini impilati uno dopo l’altro.
Il programma, Neural Engineering System Design (NESD), è destinato a migliorare notevolmente le capacità di ricerca nel campo delle neurotecnologie e a fornire una base per nuove terapie.
“I migliori sistemi di interfaccia cervello-computer di oggi sono come due supercomputer che cercano di comunicare tra loro utilizzando un vecchio modem a 300 baud”, ha affermato Phillip Alvelda, responsabile del programma NESD. “Immaginate cosa sarà possibile quando aggiorneremo i nostri strumenti per aprire davvero il canale tra il cervello umano e l’elettronica moderna”.
Tra le potenziali applicazioni del programma ci sono dispositivi che potrebbero compensare i deficit della vista o dell’udito alimentando informazioni digitali uditive o visive nel cervello con una risoluzione e una qualità esperienziale molto più elevate di quanto sia possibile con la tecnologia attuale.
Le interfacce neurali attualmente approvate per l’uso umano comprimono un’enorme quantità di informazioni attraverso soli 100 canali, ciascuno dei quali aggrega segnali provenienti da decine di migliaia di neuroni alla volta. Il risultato è rumoroso e impreciso. Al contrario, il programma NESD mira a sviluppare sistemi in grado di comunicare in modo chiaro e individuale con uno qualsiasi dei milioni di neuroni in una determinata regione del cervello.
Raggiungere gli ambiziosi obiettivi del programma e garantire che i dispositivi previsti abbiano il potenziale per essere pratici al di fuori di un contesto di ricerca richiederà scoperte integrate in numerose discipline tra cui neuroscienze, biologia sintetica, elettronica a basso consumo, fotonica, confezionamento e produzione di dispositivi medici, sistemi ingegneria e test clinici. Oltre alle sfide hardware del programma, i ricercatori del NESD dovranno sviluppare tecniche matematiche e di neurocalcolo avanzate per transcodificare innanzitutto le informazioni sensoriali ad alta definizione tra rappresentazioni elettroniche e dei neuroni corticali e quindi comprimere e rappresentare tali dati con una perdita minima di fedeltà e funzionalità .
Per accelerare tale processo di integrazione, il programma NESD mira a reclutare un elenco diversificato di principali stakeholder del settore disposti a offrire servizi di prototipazione e produzione all’avanguardia e proprietà intellettuale ai ricercatori NESD su base precompetitiva. Nelle fasi successive del programma, questi partner potrebbero aiutare a trasferire le tecnologie risultanti negli spazi di ricerca e di applicazione commerciale.
Per familiarizzare i potenziali partecipanti con gli obiettivi tecnici del NESD, DARPA ospiterà un incontro del Proposers Day che si svolgerà martedì e mercoledì 2-3 febbraio 2016 ad Arlington, Virginia. L’avviso speciale che annuncia l’incontro del Proposers Day è disponibile su https:/ /www.fbo.gov/spg/ODA/DARPA/CMO/DARPA-SN-16-16/listing.html. Maggiori dettagli sul gruppo industriale che supporterà NESD sono disponibili su https://www.fbo.gov/spg/ODA/DARPA/CMO/DARPA-SN-16-17/listing.html. Un ampio annuncio dell’agenzia che descrive le capacità specifiche ricercate è disponibile all’indirizzo: http://go.usa.gov/cP474.
La DARPA prevede di investire fino a 65 milioni di dollari nel programma NESD in quattro anni.
Il NESD fa parte di un portafoglio più ampio di programmi all’interno della DARPA che supportano l’iniziativa sul cervello del presidente Obama. Per ulteriori informazioni sul lavoro della DARPA in questo ambito, visitare: http://www.darpa.mil/program/our-research/darpa-and-the-brain-initiative .
Didascalia immagine: Il programma Neural Engineering System Design mira a sviluppare un’interfaccia neurale impiantabile in grado di fornire una risoluzione del segnale e una larghezza di banda di trasferimento dati senza precedenti tra il cervello umano e il mondo digitale. (Fonte: Shutterstock)
tre agli amputati un’esperienza realistica per imparare a utilizzare la loro protesi fisica”.
6- Il metodo avanzato CLARITY offre visualizzazioni più rapide e migliori dell’intero cervello Il nuovo protocollo, finanziato in parte dal programma Neuro-FAST della DARPA, accelera e semplifica l’analisi 3D delle strutture cerebrali OUTREACH@DARPA.MIL 19/06/2014
Per decenni, la comprensione da parte dei ricercatori della struttura e del funzionamento del cervello è rimasta frammentata a causa delle difficoltà nell’integrare osservazioni e intuizioni a livello delle singole cellule cerebrali, dei circuiti neurali e dell’elaborazione delle informazioni a livello di sistema. Ora un nuovo protocollo di ricerca promette di aiutare a superare questa barriera consentendo agli scienziati di visualizzare il cervello su più scale. Come descritto in un rapporto scientifico recentemente pubblicato, gli artisti finanziati dalla DARPA hanno sviluppato un nuovo protocollo che incorpora due importanti progressi tecnologici che consentono un’applicazione più efficiente del metodo CLARITY per studiare il tessuto cerebrale.
CLARITY utilizza un processo chimico per trasformare il tessuto biologico intatto in un ibrido di tessuto e idrogel, un materiale trasparente che mantiene intatta la struttura tridimensionale del tessuto durante la conservazione. Questo processo consente l’esplorazione e l’analisi dettagliata della fine struttura biologica e molecolare dell’intero cervello. Il nuovo protocollo prevede ancora la formazione di idrogel, ma migliora l’approccio riducendo il rischio di danneggiare il tessuto cerebrale conservato, il che è particolarmente importante quando si lavora con campioni di cervello umano insostituibili.
Il secondo miglioramento riguarda il modo in cui viene visualizzato il tessuto. Con il protocollo CLARITY originale, il processo di imaging era relativamente lento: non era un problema per i cervelli di animali più piccoli, ma un singolo cervello umano avrebbe impiegato circa 80 anni per essere completato. Il nuovo protocollo incorpora un metodo chiamato microscopia a foglio di luce che accelera notevolmente il processo di imaging in modo che la visualizzazione di un intero cervello umano richiederebbe solo circa 220 giorni.
I nuovi metodi sono stati sviluppati con il supporto del programma Neuro Function, Activity, Structure, and Technology (Neuro-FAST) della DARPA dallo stesso gruppo di ricerca dell’Università di Stanford che ha creato la tecnica CLARITY originale. È descritto in dettaglio in un articolo in Nature Protocols ( http://www.nature.com/nprot/journal/v9/n7/full/nprot.2014.123.html ) – il primo articolo con il finanziamento DARPA ad essere pubblicato in un rivista scientifica sottoposta a revisione paritaria sotto l’iniziativa Brain del presidente Obama.
Il programma Neuro-FAST ha come obiettivo lo sviluppo di nuove neurotecnologie per consentire una visualizzazione e decodifica senza precedenti dell’attività cerebrale. La DARPA è interessata a CLARITY per il suo potenziale di rivelare principi fondamentali per la comprensione dei sistemi neurali. Neuro-FAST intende sfruttare in modo più completo il metodo CLARITY integrando nuove scoperte nel campo della genetica, delle tecnologie di registrazione ottica e delle interfacce cervello-computer, con l’obiettivo di comprendere meglio come funzionano i processi cerebrali.
“Da quando esiste la neuroscienza come campo, i ricercatori sono stati limitati nella loro capacità di comprendere l’intero cervello perché non avevano gli strumenti per misurare tutti i dettagli critici dei circuiti neurali”, ha affermato Justin Sanchez, responsabile del programma DARPA. . “La DARPA sta lavorando per costruire il kit di strumenti neurotecnologici per accelerare il tasso di scoperta e innovazione”.
L’investimento previsto della DARPA nel programma Neuro-FAST ammonta a 30 milioni di dollari in quattro anni.
7- Neurotecnologia non chirurgica di nuova generazione Dottor Gopal Sarma
Il programma Next-Generation Nonsurgical Neurotechnology (N 3 ) mira a sviluppare interfacce cervello-macchina bidirezionali ad alte prestazioni per i membri del servizio normodotati. Tali interfacce consentirebbero la tecnologia per diverse applicazioni di sicurezza nazionale come il controllo di veicoli aerei senza pilota e sistemi di difesa informatica attivi o la collaborazione con sistemi informatici per eseguire con successo il multitasking durante complesse missioni militari.
Mentre le interfacce neurali più efficaci e all’avanguardia richiedono un intervento chirurgico per impiantare gli elettrodi nel cervello, la tecnologia N 3 non richiederebbe un intervento chirurgico e sarebbe trasportabile dall’uomo, rendendo così la tecnologia accessibile a una popolazione molto più ampia di potenziali utenti. . Neurotecnologie non invasive come l’elettroencefalogramma e la stimolazione transcranica a corrente continua esistono già, ma non offrono la precisione, la risoluzione del segnale e la portabilità richieste per applicazioni avanzate da parte di persone che lavorano in contesti del mondo reale.
La prevista tecnologia N 3 supera i limiti della tecnologia esistente fornendo un dispositivo integrato che non richiede l’impianto chirurgico, ma ha la precisione di leggere e scrivere su 16 canali indipendenti all’interno di un volume di tessuto neurale di 16 mm 3 entro 50 ms. Ciascun canale è in grado di interagire specificamente con le regioni submillimetriche del cervello con una specificità spaziale e temporale che rivaleggia con gli approcci invasivi esistenti. I singoli dispositivi possono essere combinati per fornire la capacità di interfacciarsi con più punti del cervello contemporaneamente.
Per consentire future interfacce cervello-macchina non invasive, i ricercatori N 3 stanno lavorando per sviluppare soluzioni che affrontino sfide come la fisica della dispersione e dell’indebolimento dei segnali mentre attraversano la pelle, il cranio e il tessuto cerebrale, oltre a progettare algoritmi per decodificare e codificare segnali neurali rappresentati da altre modalità come energia luminosa, acustica o elettromagnetica.
8- Sei percorsi verso il futuro non chirurgico delle interfacce cervello-macchina I team selezionati per il programma di neurotecnologia non chirurgica di nuova generazione della DARPA perseguiranno un mix di approcci per sviluppare interfacce indossabili per la comunicazione con il cervello OUTREACH@DARPA.MIL 20/05/2019
La DARPA ha assegnato finanziamenti a sei organizzazioni per sostenere il programma Next-Generation Nonsurgical Neurotechnology (N3 ) , annunciato per la prima volta a marzo 2018 . Il Battelle Memorial Institute, la Carnegie Mellon University, il Laboratorio di fisica applicata della Johns Hopkins University, il Palo Alto Research Center (PARC), la Rice University e Teledyne Scientific stanno guidando team multidisciplinari per sviluppare interfacce cervello-macchina bidirezionali ad alta risoluzione per l’uso da parte di persone normodotate. membri del servizio. Queste interfacce indossabili potrebbero in definitiva consentire diverse applicazioni di sicurezza nazionale come il controllo di sistemi di difesa informatica attivi e sciami di veicoli aerei senza pilota, o la collaborazione con sistemi informatici per il multitasking durante missioni complesse.
“La DARPA si sta preparando per un futuro in cui una combinazione di sistemi senza pilota, intelligenza artificiale e operazioni informatiche potrebbe causare conflitti su tempi troppo brevi perché gli esseri umani possano gestirli efficacemente con la sola tecnologia attuale”, ha affermato Al Emondi, il N 3 direttore del programma . “Creando un’interfaccia cervello-macchina più accessibile che non richieda un intervento chirurgico, la DARPA potrebbe fornire strumenti che consentano ai comandanti delle missioni di rimanere significativamente coinvolti in operazioni dinamiche che si svolgono a rapida velocità.”
Negli ultimi 18 anni, la DARPA ha dimostrato neurotecnologie sempre più sofisticate che si basano su elettrodi impiantati chirurgicamente per interfacciarsi con il sistema nervoso centrale o periferico. L’agenzia ha dimostrato risultati come il controllo neurale degli arti protesici e il ripristino del senso del tatto per gli utenti di quegli arti, il sollievo da malattie neuropsichiatriche altrimenti intrattabili come la depressione e il miglioramento della formazione e del richiamo della memoria . A causa dei rischi intrinseci della chirurgia, queste tecnologie sono state finora limitate all’uso da parte di volontari con necessità cliniche.
Affinché la popolazione militare prevalentemente abile possa beneficiare della neurotecnologia, sono necessarie interfacce non chirurgiche. Tuttavia, in realtà, una tecnologia simile potrebbe apportare grandi benefici anche alla popolazione clinica. Eliminando la necessità di un intervento chirurgico, i sistemi N3 cercano di espandere il bacino di pazienti che possono accedere a trattamenti come la stimolazione cerebrale profonda per gestire le malattie neurologiche.
I team N 3 stanno perseguendo una serie di approcci che utilizzano l’ottica, l’acustica e l’elettromagnetismo per registrare l’attività neurale e/o inviare segnali al cervello ad alta velocità e risoluzione. La ricerca si articola su due binari. I team stanno perseguendo interfacce completamente non invasive che sono interamente esterne al corpo o sistemi di interfaccia minuziosamente invasivi che includono nanotrasduttori che possono essere temporaneamente e non chirurgicamente consegnati al cervello per migliorare la risoluzione del segnale.
Il team di Battelle, sotto la guida del ricercatore principale Dr. Gaurav Sharma, mira a sviluppare un sistema di interfaccia minuziosamente invasivo che accoppia un ricetrasmettitore esterno con nanotrasduttori elettromagnetici che vengono consegnati in modo non chirurgico ai neuroni di interesse. I nanotrasduttori convertirebbero i segnali elettrici provenienti dai neuroni in segnali magnetici che possono essere registrati ed elaborati dal ricetrasmettitore esterno e viceversa, per consentire la comunicazione bidirezionale.
Il team della Carnegie Mellon University, sotto la guida del ricercatore principale Dr. Pulkit Grover, mira a sviluppare un dispositivo completamente non invasivo che utilizza un approccio acusto-ottico per registrare dal cervello e campi elettrici interferenti per scrivere a neuroni specifici. Il team utilizzerà le onde ultrasoniche per guidare la luce dentro e fuori il cervello per rilevare l’attività neurale. L’approccio di scrittura del team sfrutta la risposta non lineare dei neuroni ai campi elettrici per consentire la stimolazione localizzata di tipi cellulari specifici.
Il team del Laboratorio di fisica applicata della Johns Hopkins University, sotto la guida del ricercatore principale Dr. David Blodgett, mira a sviluppare un sistema ottico coerente e completamente non invasivo per la registrazione dal cervello. Il sistema misurerà direttamente i cambiamenti della lunghezza del percorso ottico nel tessuto neurale correlati all’attività neurale.
Il team PARC, guidato dal ricercatore principale Dr. Krishnan Thyagarajan, mira a sviluppare un dispositivo acustico-magnetico completamente non invasivo per scrivere al cervello. Il loro approccio accoppia le onde ultrasoniche con i campi magnetici per generare correnti elettriche localizzate per la neuromodulazione. L’approccio ibrido offre il potenziale per una neuromodulazione localizzata più in profondità nel cervello.
Il team della Rice University, sotto la guida del ricercatore principale Dr. Jacob Robinson, mira a sviluppare un sistema bidirezionale minuziosamente invasivo per la registrazione e la scrittura nel cervello. Per la funzione di registrazione, l’interfaccia utilizzerà la tomografia ottica diffusa per dedurre l’attività neurale misurando la diffusione della luce nel tessuto neurale. Per abilitare la funzione di scrittura, il team utilizzerà un approccio magnetogenetico per rendere i neuroni sensibili ai campi magnetici.
Il team di Teledyne, guidato dal ricercatore principale Dr. Patrick Connolly, mira a sviluppare un dispositivo integrato completamente non invasivo che utilizzi micro magnetometri pompati otticamente per rilevare piccoli campi magnetici localizzati correlati all’attività neurale. Il team utilizzerà gli ultrasuoni focalizzati per scrivere sui neuroni.
Nel corso del programma, la ricerca trarrà vantaggio dalle informazioni fornite da esperti legali ed etici indipendenti che hanno accettato di fornire approfondimenti sui progressi di N 3 e di considerare le potenziali future applicazioni militari e civili e le implicazioni della tecnologia. Inoltre, i regolatori federali stanno collaborando con la DARPA per aiutare i team a comprendere meglio l’autorizzazione per uso umano man mano che la ricerca inizia. Man mano che il lavoro procede, questi regolatori aiuteranno a guidare le strategie per la presentazione delle domande di esenzione per i dispositivi sperimentali e per i nuovi farmaci sperimentali per consentire la sperimentazione umana dei sistemi N 3 durante l’ultima fase del programma quadriennale.
“Se N 3 avrà successo, ci ritroveremo con sistemi di interfaccia neurale indossabili in grado di comunicare con il cervello da una distanza di pochi millimetri, spostando la neurotecnologia oltre la clinica e nell’uso pratico per la sicurezza nazionale”, ha detto Emondi. “Proprio come i membri del servizio indossano indumenti protettivi e tattici in preparazione per una missione, in futuro potrebbero indossare un auricolare contenente un’interfaccia neurale, utilizzare la tecnologia come necessario, quindi mettere da parte lo strumento una volta completata la missione.”
Ulteriori dettagli sul palinsesto e sui parametri del programma sono disponibili nell’annuncio generale dell’agenzia del 2018: https://go.usa.gov/xmK4s .
9- Ripristino della memoria attiva (RAM) (archiviata)
Il programma Restoring Active Memory (RAM) mira a mitigare gli effetti della lesione cerebrale traumatica (TBI) nei membri del servizio militare sviluppando neurotecnologie per facilitare la formazione della memoria e il richiamo nel cervello ferito. Dal 2000, a più di 270.000 membri del Servizio è stato diagnosticato un trauma cranico 1 . La condizione spesso si traduce in una ridotta capacità di recuperare i ricordi formatisi prima della lesione e in una ridotta capacità di formare o conservare nuovi ricordi dopo la lesione. Nonostante la portata del problema, attualmente esistono poche terapie efficaci per mitigare le conseguenze a lungo termine del trauma cranico sulla memoria. Permettere il ripristino della funzione della memoria sosterrebbe la prontezza militare fornendo al personale ferito la possibilità di tornare in servizio e migliorerebbe la qualità della vita dei veterani feriti.
L’obiettivo finale della DARPA per il programma RAM è sviluppare e testare un’interfaccia neurale wireless e completamente impiantabile per uso clinico umano. Per raggiungere questo obiettivo, il programma unisce ricerca fondamentale e sviluppo tecnologico. Gruppi di artisti stanno costruendo modelli computazionali multiscala con elevata risoluzione spaziale e temporale che descrivono come i neuroni codificano le memorie dichiarative, ovvero le parti ben definite di conoscenza che possono essere richiamate consapevolmente e descritte in parole, come eventi, tempi e luoghi. I team stanno anche esplorando nuovi metodi per analizzare e decodificare i segnali neurali per capire come applicare una stimolazione mirata per aiutare a ripristinare la funzione del cervello ferito.
Basandosi su questo lavoro fondamentale, i ricercatori stanno integrando i modelli computazionali in nuovi sistemi impiantabili a circuito chiuso in grado di fornire stimolazione neurale mirata per ripristinare la normale funzione della memoria. Volontari che vivono con deficit nella codifica e/o nel recupero delle memorie dichiarative e/o volontari sottoposti a neurochirurgia per altre condizioni neurologiche stanno prendendo parte a studi clinici sull’uomo per aiutare a testare e perfezionare i sistemi RAM. RAM supporta anche gli studi sugli animali per far avanzare lo stato dell’arte dei modelli quantitativi che tengono conto della codifica e del recupero di ricordi complessi e attributi della memoria, comprese le loro associazioni gerarchiche tra loro. Questo lavoro si propone di identificare eventuali correlati neurali e comportamentali caratteristici dei ricordi facilitati dai dispositivi terapeutici.
Il programma RAM è informato da esperti indipendenti di implicazioni etiche, legali e sociali (ELSI) per aiutare la DARPA a identificare in modo proattivo potenziali problemi legati alla memoria e alla neurotecnologia. Le comunicazioni con gli esperti ELSI integrano la supervisione standard fornita dai comitati di revisione istituzionali che regolano gli studi clinici sull’uomo e l’uso sugli animali.
Riproduzione RAM
RAM Replay mira a supportare l’addestramento e l’efficacia militare utilizzando interventi non invasivi per accelerare e migliorare le prestazioni di competenze complesse e rilevanti per il settore militare da parte di individui sani. La DARPA prevede che le capacità sviluppate nell’ambito di RAM Replay si tradurranno direttamente nell’addestramento dei compiti operativi del Dipartimento della Difesa (DoD) e potrebbero migliorare la prontezza militare riducendo il tempo necessario per rispondere a minacce impreviste.
Il programma sta sviluppando nuovi sistemi a circuito chiuso e non invasivi che sfruttano il ruolo della “replay” neurale nella formazione e nel richiamo della memoria per aiutare le persone a ricordare meglio eventi episodici specifici e abilità apprese. La riproduzione è un processo nel cervello che avviene durante la veglia e il sonno per consolidare la memoria. Nello sforzo di RAM Replay, i sistemi sono progettati per rilevare, modellare e facilitare i correlati in tempo reale del replay negli esseri umani, sfruttando la neurofisiologia e altri fattori tra cui lo stato fisiologico e gli elementi esterni nell’ambiente circostante. Le nuove strategie di intervento in fase di sviluppo aiutano i ricercatori a determinare non solo quali componenti neurali, fisiologiche e ambientali contano per la formazione e il richiamo della memoria, ma anche quanto contano.
Per facilitare la transizione delle neurotecnologie RAM Replay, i team di artisti convalidano le loro valutazioni e strategie di intervento utilizzando compiti simulati rilevanti per il DoD invece dei paradigmi comportamentali convenzionali comunemente usati per valutare la memoria in ambienti di laboratorio.
Nota a piè di pagina: 1Fonte: Faul M, Xu L, Wald MM, Coronado VG. Lesione cerebrale traumatica negli Stati Uniti: visite al pronto soccorso, ricoveri e decessi 2002-2006. Atlanta (GA): Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, Centro nazionale per la prevenzione e il controllo degli infortuni; 2010.
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10- Rivoluzionare le protesi (archiviati)
Grazie ai miglioramenti nell’armatura e nella cura delle vittime del combattimento, i membri del servizio militare ora sopravvivono a gravi ferite sul campo di battaglia che comportano l’amputazione traumatica degli arti. Tuttavia, poiché questi sopravvissuti sono prevalentemente giovani, devono convivere con le ferite riportate per decenni. Ciò riduce gravemente la qualità della vita delle persone colpite e pone un’enorme responsabilità sul sistema medico e riabilitativo militare. Il programma Revolutionizing Prosthetics cerca di affrontare queste sfide ripristinando il controllo quasi naturale della mano e del braccio per le persone che vivono con la perdita di un arto superiore. Le tecnologie risultanti potrebbero migliorare la riabilitazione dei combattenti, ripristinare la funzionalità e l’indipendenza delle persone che vivono con amputazioni o paralisi e offrire ai guerrieri feriti la prospettiva di un eventuale ritorno in servizio.
I team di artisti rivoluzionari nel settore delle protesi hanno sviluppato due prototipi di sistemi di bracci protesici modulari, avanzati e antropomorfi, compresi gli invasature, che offrono agli utenti maggiore destrezza, forza e gamma di movimento rispetto agli arti protesici tradizionali. Il programma ha sviluppato la neurotecnologia per consentire il controllo neurale diretto di questi sistemi, nonché mezzi di controllo non invasivi. La DARPA sta anche studiando il ripristino della sensibilità, collegando i sensori ai sistemi del braccio e restituendo il feedback tattile dal braccio direttamente al cervello dei volontari.
Il sistema LUKE Arm è stato originariamente sviluppato per DARPA da DEKA Research and Development Corporation. Il braccio modulare alimentato a batteria consente movimenti abili del braccio e della mano attraverso un sistema di controllo semplice e intuitivo che consente agli utenti di muovere più articolazioni contemporaneamente. Anni di test e ottimizzazione in collaborazione con il Department of Veterans Affairs hanno portato all’approvazione da parte della Food and Drug Administration statunitense nel maggio 2014 e alla creazione di un produttore su scala commerciale, Mobius Bionics , nel luglio 2016. Nel giugno 2017, i primi due LUKE Ai veterani venivano prescritti sistemi d’arma .
L’ arto protesico modulare , sviluppato per DARPA dal laboratorio di fisica applicata della Johns Hopkins University, è un sistema di mano e braccio più complesso progettato principalmente come strumento di ricerca. Viene utilizzato per testare il controllo neurale diretto di una protesi. Negli studi, i volontari che vivono con paralisi hanno dimostrato il controllo multidimensionale della mano e del braccio utilizzando serie di elettrodi posizionati sul loro cervello, nonché il ripristino della sensazione tattile tramite un’interfaccia a circuito chiuso che collega il cervello con i sensori tattili nel sistema del braccio.
Oltre ai benefici dimostrati per i veterani disabili, le abili capacità dimostrate dal programma Revolutionizing Prosthetics sono già state applicate a piccoli sistemi robotici utilizzati dai militari per manipolare ordigni inesplosi.
11- Neurotecnologie basate su sistemi per terapie emergenti (SOTTORETI) (archiviati)
Il programma Systems-Based Neurotechnology for Emerging Therapies (SUBNETS) mira a migliorare la salute delle forze armate utilizzando la neurotecnologia come base per trattamenti efficaci, informati e precisi per le malattie neuropsichiatriche nei membri del servizio militare. Gli effetti di tali malattie, provocate dalla guerra, da lesioni traumatiche e da altre esperienze, rimangono difficili da trattare. Gli attuali approcci terapeutici – chirurgia, farmaci e psicoterapia – possono spesso aiutare ad alleviare gli effetti peggiori di malattie come la depressione maggiore e lo stress post-traumatico, ma sono imprecisi e non universalmente efficaci. Attraverso SUBNETS, DARPA cerca di generare la conoscenza e la tecnologia necessarie per fornire sollievo ai pazienti affetti da malattie neuropsichiatriche altrimenti intrattabili.
La visione di SUBNETS è distinta dagli attuali approcci terapeutici in quanto cerca di creare un sistema diagnostico e terapeutico impiantato a circuito chiuso per il trattamento, e forse anche la cura, delle malattie neuropsichiatriche. Questa visione si basa sulla comprensione che la funzione cerebrale – e la disfunzione, nel caso della malattia neuropsichiatrica – si manifesta attraverso sistemi neurali distribuiti, invece di essere strettamente relegati a distinte regioni anatomiche del cervello. Il programma mira inoltre a sfruttare la plasticità neurale, una caratteristica del cervello mediante la quale l’anatomia e la fisiologia dell’organo si modificano nel tempo per supportare la normale funzione cerebrale. A causa della plasticità,
Attraverso la misurazione dei percorsi coinvolti nei disturbi cerebrali basati su sistemi complessi, tra cui stress post-traumatico, depressione maggiore, personalità borderline, ansia generale, lesioni cerebrali traumatiche, abuso e dipendenza da sostanze e fibromialgia/dolore cronico, SUBNETS persegue la capacità di registrare e modellare come questi sistemi funzionano sia in condizioni normali che anormali tra i volontari che cercano un trattamento per disturbi neurologici non correlati e tra i partecipanti alla ricerca clinica compromessi. SUBNETS utilizza questi modelli per determinare metodologie di stimolazione terapeutica sicure ed efficaci. I modelli saranno adattati su stimolatori neurali a circuito chiuso di prossima generazione che superano le capacità attualmente sviluppate per la stimolazione e la registrazione simultanee, con l’obiettivo di fornire a ricercatori e medici una capacità senza precedenti di registrare, analizzare, e stimolare più regioni cerebrali per scopi terapeutici. La DARPA intende che il programma SUBNETS culmini con dimostrazioni tecnologiche e presentazione di dispositivi per l’approvazione da parte della Food and Drug Administration statunitense.
SUBNETS è progettato per far avanzare la neuropsichiatria oltre il regno delle osservazioni guidate dal dialogo e nel regno della terapia guidata da caratteristiche quantificabili dello stato neurale. In tal modo, il programma creerebbe uno dei set di dati più completi sull’attività cerebrale basata sui sistemi mai registrato. In caso di successo, SUBNETS porterà a una terapia neurotecnologica informata e precisa per produrre importanti miglioramenti nella qualità della vita dei membri del servizio e dei veterani con malattie neuropsicologiche che hanno pochissime opzioni con le terapie esistenti.
SUBNETS è informato da esperti ELSI (Ethical, Legal, and Social Implications) indipendenti per aiutare la DARPA a identificare in modo proattivo potenziali problemi legati all’uso della neurotecnologia. Le comunicazioni con gli esperti ELSI integrano la supervisione standard fornita dai comitati di revisione istituzionali che regolano gli studi clinici sull’uomo e l’uso sugli animali.
pazienti in attesa di un intervento chirurgico per l’epilessia. I ricercatori hanno posizionato temporaneamente gli elettrodi nel cervello per scopi di monitoraggio clinico delle crisi epilettiche. Ogni paziente aveva un leggero diverso modello di posizionamento degli elettrodi. Credito: Chang Lab, UCSF. Animazione di Ben Speidel.)
Inizia il viaggio alla scoperta della comprensione e del trattamento delle reti cerebrali Il programma SUBNETS comprende due percorsi di ricerca complementari che enfatizzano la plasticità neurale e la registrazione di un singolo neurone OUTREACH@DARPA.MIL 27/05/2014
Il lavoro sul programma Systems-Based Neurotechnology for Emerging Therapies (SUBNETS) della DARPA inizierà con i team guidati dall’UC San Francisco (UCSF) e dal Massachusetts General Hospital (MGH). Il programma SUBNETS mira a ridurre la gravità delle malattie neuropsicologiche nei militari e nei veterani sviluppando terapie a circuito chiuso che incorporano la registrazione e l’analisi dell’attività cerebrale con stimolazione neurale quasi in tempo reale. Il programma, che utilizzerà dispositivi di prossima generazione ispirati all’attuale tecnologia di stimolazione cerebrale profonda (DBS), è stato lanciato a sostegno dell’iniziativa sul cervello del presidente Obama.
UCSF e MGH supervisioneranno team di medici, ingegneri e neuroscienziati che lavoreranno insieme per sviluppare interfacce cerebrali avanzate, modelli computazionali dell’attività neurale e terapie cliniche per il trattamento delle reti cerebrali. I team collaboreranno con l’industria commerciale e il governo, compresi i ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory e di Medtronic , per applicare un’ampia gamma di prospettive alle sfide tecnologiche coinvolte. SUBNETS si basa sulla comprensione che la funzione cerebrale – e la disfunzione, nel caso di malattie neuropsicologiche – si manifesta attraverso sistemi neurali distribuiti, invece di essere strettamente relegati a distinte regioni anatomiche del cervello. Il programma mira inoltre a sfruttare la plasticità neurale, una caratteristica del cervello mediante la quale l’anatomia e la fisiologia dell’organo possono alterarsi nel tempo per supportare la normale funzione cerebrale. La plasticità va contro l’idea precedentemente sostenuta secondo cui il cervello adulto è un’entità “finita” che può essere mappata staticamente. A causa della plasticità, i ricercatori sono ottimisti sul fatto che il cervello possa essere addestrato o trattato per ripristinare la normale funzionalità dopo un infortunio o l’insorgenza di una malattia neuropsicologica.
“Il cervello è molto diverso da tutti gli altri organi a causa della sua rete e adattabilità”, ha affermato Justin Sanchez, responsabile del programma DARPA per SUBNETS. “Le interfacce neurali in tempo reale e a circuito chiuso ci consentono di andare oltre la tradizionale visione statica del cervello e di entrare nel regno della terapia di precisione. Questa mancanza di comprensione di come la malattia mentale si manifesta specificamente nel cervello ha limitato l’efficacia delle opzioni terapeutiche esistenti, ma attraverso SUBNETS speriamo di cambiare la situazione. La DARPA è alla ricerca di modi per caratterizzare quali regioni entrano in gioco per condizioni diverse, misurate dalle reti cerebrali fino al livello del singolo neurone, e sviluppare dispositivi terapeutici in grado di registrare l’attività, fornire stimoli mirati e, soprattutto, regolare automaticamente la terapia mentre il cervello stesso cambia.
L’approccio del team dell’UCSF è quello di sviluppare un dispositivo che si concentri sulle regioni del cervello coinvolte nella malattia psichiatrica o neurologica di un individuo. Il dispositivo utilizzerà la registrazione diretta, la stimolazione e approcci terapeutici per incoraggiare la plasticità neurale, con l’obiettivo di riabilitare i circuiti che sembrano guidare la patologia e liberare un individuo da sintomi psichiatrici o neurologici. In caso di successo, l’approccio consentirebbe l’eventuale rimozione del dispositivo.
Il team dell’MGH perseguirà un approccio “trans-diagnostico” per valutare i componenti comuni delle malattie psichiatriche e neurologiche – tratti comuni a molte di queste sindromi, tra cui aumento dell’ansia, ridotta capacità di ricordare o reazioni inappropriate agli stimoli – attraverso test comportamentali qualitativi e quantitativi combinati con registrazioni ad alta fedeltà e in tempo reale di un singolo neurone. In caso di successo, questo metodo consentirà ai ricercatori di seguire le tracce della patologia dall’attivazione individuale dei neuroni, attraverso studi di imaging del comportamento della rete neurale e test che possono essere eseguiti in ambito clinico. Potrebbe anche portare a trattamenti più mirati per le malattie psichiatriche e migliorare la capacità dei medici di fare diagnosi accurate.
Il piano del programma SUBNETS prevede che la ricerca venga condotta nei prossimi cinque anni secondo un programma di tappe fondamentali prescritte, che culmineranno in dimostrazioni tecnologiche e nella presentazione di dispositivi per l’approvazione da parte della Food and Drug Administration statunitense.
“La DARPA si occupa di creare non solo scienza, ma nuove tecnologie”, ha affermato Sanchez. “Le neurotecnologie che lavoreremo per sviluppare nell’ambito di SUBNETS potrebbero fornire nuovi strumenti alla comunità medica per curare i pazienti che non rispondono ad altre terapie, e nuove conoscenze alla comunità delle neuroscienze per espandere la comprensione della funzione cerebrale. Crediamo che questo sarà un programma fondamentale”.
I contenuti multimediali pubblicati su www.darpa.mil possono essere riutilizzati secondo i termini dell’accordo di utilizzo della DARPA, disponibile all’indirizzo: http://www.darpa.mil/policy/usage-policy .
SUBNETS mira alla neurotecnologia basata sui sistemi e alla comprensione per il trattamento delle malattie neuropsicologiche DARPA cerca di sviluppare una nuova tecnologia per consentire misurazioni e analisi quasi in tempo reale nei sistemi cerebrali per guidare terapie di stimolazione neurale precise OUTREACH@DARPA.MIL 25/10/2013
Nonostante i migliori sforzi dei Dipartimenti della Difesa e degli Affari dei Veterani per proteggere la salute dei militari e dei veterani statunitensi, gli effetti delle malattie neuropsicologiche causate dalla guerra, dalle lesioni traumatiche e da altre esperienze non sono sempre facilmente curabili. Sebbene gli approcci attuali possano spesso aiutare ad alleviare gli effetti peggiori di queste malattie, sono imprecisi e non universalmente efficaci. La domanda di nuove terapie è elevata poiché i disturbi mentali sono la principale causa di degenza in ospedale e la seconda causa di visite mediche per i militari in servizio attivo. 1 Tra i veterani, al 10% di quelli che ricevono cure dalla Veterans’ Health Administration viene fornita assistenza per la salute mentale o consulenza sull’abuso di sostanze. 2
La DARPA ha creato il programma Systems-Based Neurotechnology for Emerging Therapies (SUBNETS) per perseguire progressi nelle neuroscienze e nelle neurotecnologie che potrebbero portare a una nuova comprensione clinica di come le malattie neuropsicologiche si manifestano nel cervello e a terapie avanzate per ridurre il carico e la gravità della malattia nei pazienti affetti. truppe e veterani. Il programma perseguirà un nuovo approccio investigativo che stabilisca le caratteristiche dei sistemi neurali distribuiti e tenti di sviluppare e applicare terapie che incorporino registrazione, analisi e stimolazione quasi in tempo reale in dispositivi di prossima generazione ispirati all’attuale stimolazione cerebrale profonda (DBS).
La DBS esiste già come opzione terapeutica per alcune malattie neurologiche e neuropsicologiche in pazienti che non rispondono ad altre terapie. Circa 100.000 persone in tutto il mondo vivono con un impianto DBS, 3 un dispositivo che fornisce stimolazione elettrica per ridurre il deficit motorio causato dal morbo di Parkinson e dalla distonia. Questi dispositivi vengono studiati anche come terapia per la depressione, il disturbo ossessivo compulsivo, la sindrome di Tourette e l’epilessia.
Nonostante i recenti progressi, medici e ricercatori rimangono limitati dagli strumenti disponibili per studiare, comprendere e trattare i sistemi del cervello. Per ottenere il massimo beneficio, i medici sono spesso costretti a completare un ciclo lento, ripetitivo e impreciso di osservazione dei comportamenti e di messa a punto di farmaci o terapie comportamentali fino a quando gli effetti di una malattia non vengono ridotti. La scienza, fino a questo punto, si è basata in gran parte su un secolo di identificazione di associazioni tra caratteristiche di comportamenti complessi e comprensione diffusa del cervello.
SUBNETS cerca di andare oltre questa comprensione limitata per creare nuovi interventi basati su nuove intuizioni che possono essere ottenute dall’intersezione tra neuroscienza, neurotecnologia e terapia clinica. Sebbene non ci siano dubbi sul fatto che l’attività cerebrale, l’anatomia e il comportamento siano funzionalmente collegati, vi è un crescente numero di prove che suggeriscono che molti processi neurali e comportamentali non sono localizzati in specifiche regioni anatomiche, ma emergono da sistemi che si estendono su diverse regioni del cervello. cervello. SUBNETS tenterà di stabilire la capacità di registrare e modellare il modo in cui questi sistemi funzionano in entrambe le condizioni normali, tra i volontari 4 che cercano un trattamento per disturbi neurologici non correlati, nonché tra i partecipanti alla ricerca clinica con problemi.
La DARPA è specificamente interessata a valutare i sistemi sottostanti che contribuiscono alle seguenti condizioni descritte dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali: disturbo da stress post-traumatico, depressione maggiore, disturbo borderline di personalità e disturbo d’ansia generale. La DARPA mira anche a valutare la rappresentazione nel sistema nervoso centrale di: lesione cerebrale traumatica, abuso/dipendenza da sostanze e fibromialgia/dolore cronico.
“Se SUBNETS avrà successo, farà avanzare la neuropsichiatria oltre il regno delle osservazioni guidate dal dialogo e dei conseguenti tentativi ed errori e nel regno della terapia guidata da caratteristiche quantificabili dello stato neurale”, ha affermato Justin Sanchez, responsabile del programma DARPA. “SUBNETS è una spinta verso una terapia neurotecnologica innovativa, informata e precisa per produrre importanti miglioramenti nella qualità della vita per i militari e i veterani che hanno pochissime opzioni con le terapie esistenti. Si tratta di pazienti per i quali l’attuale conoscenza medica di malattie come dolore cronico o affaticamento, depressione ingestibile o grave disturbo da stress post-traumatico non può fornire un sollievo significativo”.
Come descritto in un ampio annuncio dell’agenzia, il lavoro richiederà lo sviluppo di nuovi hardware medici, modelli complessi di sistemi neurali umani, neurologia clinica e ricerca sugli animali. La DARPA prevede che i team di successo si estenderanno a discipline tra cui psichiatria, neurochirurgia, ingegneria neurale, microelettronica, neuroscienze, statistica e modellistica computazionale.
“Stiamo parlando di un approccio sistemico al cervello, non di un esame malattia per malattia di un singolo processo o di un sottoinsieme di processi”, ha detto Sanchez. “SUBNETS rappresenterà un lavoro di squadra interdisciplinare ed espansivo e il programma integrerà e si baserà sugli investimenti storici nella ricerca DARPA”.
Poiché programmi come SUBNETS rappresentano l’avanguardia della scienza, a volte rappresentano il primo incontro della società con i dilemmi associati alle nuove tecnologie. La DARPA persegue queste tecnologie per la loro promessa, ma l’Agenzia comprende che è importante considerare questioni etiche, legali, sociali e politiche. Per questo motivo, la DARPA ha convocato un comitato per le implicazioni etiche, legali e sociali (ELSI) per informare e consigliare SUBNETS e altri sforzi emergenti nel campo delle neuroscienze. I membri del panel rappresentano la comunità accademica, gli esperti di etica medica e gli scienziati clinici e ricercatori.
La richiesta completa di SUBNETS è disponibile all’indirizzo: http://go.usa.gov/Wa2Y.
12- Allenamento mirato sulla neuroplasticità (TNT) La dottoressa Joeanna Arthur
Il programma Targeted Neuroplasticity Training (TNT) supporta una formazione migliorata e accelerata del personale militare in compiti sfaccettati e complessi. Il programma sta studiando l’uso della neurotecnologia non invasiva in combinazione con la formazione per potenziare la segnalazione neurochimica nel cervello che media la plasticità neurale e facilita il mantenimento a lungo termine di nuove capacità cognitive. In caso di successo, la tecnologia TNT si applicherebbe a un’ampia gamma di esigenze rilevanti per la difesa, tra cui l’apprendimento delle lingue straniere, l’abilità di tiro, la crittografia, la discriminazione dei bersagli e l’analisi dell’intelligence, migliorando i risultati e riducendo al contempo i costi e la durata del vasto regime di formazione del Dipartimento della Difesa.
TNT si concentra su un tipo specifico di apprendimento: la formazione sulle abilità cognitive. La premessa è che durante i momenti ottimali del processo di allenamento, l’attivazione precisa dei nervi periferici attraverso la stimolazione può aumentare il rilascio di sostanze chimiche cerebrali come acetilcolina, dopamina, serotonina e norepinefrina che promuovono e rafforzano le connessioni neuronali nel cervello. Questi cosiddetti neuromodulatori svolgono un ruolo nella regolazione della plasticità sinaptica, il processo mediante il quale le connessioni tra i neuroni cambiano per migliorare la funzione cerebrale durante l’apprendimento. Combinando la neurostimolazione periferica con le pratiche di allenamento convenzionali, il programma TNT cerca di sfruttare i circuiti neurali endogeni per migliorare l’apprendimento facilitando la sintonizzazione delle reti neurali responsabili delle funzioni cognitive.
La DARPA sta adottando un approccio a più livelli per esplorare questo nuovo terreno. La ricerca fondamentale si concentra sull’acquisizione di una comprensione più chiara e completa di come la stimolazione nervosa influenza la plasticità sinaptica, di come i processi di apprendimento delle abilità cognitive sono regolati nel cervello e di come potenziare questi processi per accelerare in modo sicuro l’acquisizione di abilità evitando potenziali effetti collaterali. La parte ingegneristica del programma si concentra sullo sviluppo di metodi non invasivi per fornire la stimolazione dei nervi periferici che migliora la plasticità nelle regioni cerebrali responsabili delle funzioni cognitive. La ricerca su soggetti umani aiuterà a determinare in che misura la stimolazione dei nervi periferici aiuta nelle principali attività di allenamento. Inoltre,
TNT è informata da esperti indipendenti in materia di implicazioni etiche, legali e sociali (ELSI) per aiutare la DARPA a identificare in modo proattivo potenziali problemi legati all’uso della neurotecnologia. Le comunicazioni con gli esperti ELSI integrano la supervisione standard fornita dai comitati di revisione istituzionali che regolano gli studi clinici sull’uomo e l’uso sugli animali.
Le scoperte ispirano speranza per il trattamento dei disturbi dell’umore intrattabili Uno dei primi programmi di ricerca annunciati nell’ambito dell’iniziativa BRAIN della Casa Bianca dimostra il potenziale dell’uso della neurotecnologia impiantata per curare le malattie mentali OUTREACH@DARPA.MIL 30/11/2018
Quattro anni fa la DARPA annunciò l’inizio di un “viaggio di scoperta”verso la comprensione e il trattamento delle reti del cervello. Il programma Systems-Based Neurotechnology for Emerging Therapies (SUBNETS) propone di sviluppare terapie reattive, adattabili e a circuito chiuso per le malattie neuropsichiatriche che incorporano la registrazione e l’analisi dell’attività cerebrale con stimolazione neurale quasi in tempo reale per correggere o mitigare la disfunzione cerebrale. La premessa di SUBNETS è che le funzioni e le disfunzioni cerebrali – anziché essere relegate a regioni anatomiche distinte del cervello – si manifestano attraverso sistemi neurali distribuiti. Comprendendo come si presenta un’attività cerebrale sana in queste sottoreti, confrontandola con un’attività cerebrale malsana e identificando biomarcatori predittivi che indicano un cambiamento di stato, DARPA prevede di sviluppare interventi che mantengano uno stato cerebrale sano all’interno di una gamma normale di emozioni.
Questo autunno, in tre pubblicazioni consecutive, i ricercatori guidati dall’Università della California, San Francisco (UCSF), uno dei due principali esecutori di SUBNETS, insieme al Massachusetts General Hospital, hanno condiviso alcune scoperte. Innanzitutto, hanno sviluppato una tecnologia di decodifica in grado di prevedere i cambiamenti dell’umore dai segnali neurali registrati. Successivamente, hanno identificato una specifica sottorete del cervello che sembra contribuire all’umore depresso, soprattutto nelle persone con ansia esistente. Infine, più recentemente, hanno riferito di essere in grado di alleviare i sintomi della depressione da moderata a grave utilizzando la stimolazione neurale a circuito aperto erogata alla regione della corteccia orbitofrontale (OFC) del cervello per modulare una sottorete che contribuisce alla depressione. Questi risultati a cascata sono apparsi su Nature Biotechnology ,Cell e Current Biology rispettivamente da settembre a novembre 2018.
Justin Sanchez, direttore dell’Ufficio per le tecnologie biologiche della DARPA, supervisiona il programma SUBNETS. Spiegando la motivazione alla base del lavoro, ha affermato: “Ci sono milioni di veterani negli Stati Uniti che soffrono di malattie neuropsichiatriche e per molti di loro i trattamenti esistenti non offrono un sollievo significativo. Le loro esperienze con la malattia mentale sono state essenzialmente una scatola nera contro la quale i medici tentano una combinazione di farmaci e consulenza, ma poiché ci manca una comprensione meccanicistica di come queste malattie si manifestano nel cervello, questi interventi sono limitati nella loro efficacia e applicabilità. È estremamente frustrante per i pazienti non sapere perché si sentono in un certo modo e non essere in grado di correggerli. Dobbiamo a loro e alle loro famiglie opzioni migliori”.
L’approccio della DARPA era quello di stabilire se le neurotecnologie avanzate possono offrire terapie più efficaci e personalizzate che rispondono ai cambiamenti dello stato cerebrale di un individuo per mantenere l’attività neurale entro un intervallo sano. Parte di quel lavoro consisteva nel chiarire cosa accade all’interno delle sottoreti del cervello mentre si sviluppano le malattie neuropsichiatriche per aiutare i medici a sviluppare strategie di intervento nuove e più efficaci.
“I risultati che abbiamo dimostrato in soli quattro anni dall’inizio di SUBNETS hanno convalidato l’approccio della DARPA e illuminato un percorso verso lo sviluppo di un sistema a circuito chiuso che risponda alle esigenze specifiche dei pazienti”, ha affermato Sanchez.
Nel primo articolo, pubblicato a settembre, i ricercatori dell’Università della California del Sud (USC) hanno descritto come hanno sviluppato un sistema di decodifica dell’umore. Il team dell’USC ha collaborato con l’UCSF per raccogliere dati da volontari tra un gruppo di pazienti con epilessia a cui erano già stati inseriti elettrodi intracranici nel cervello per il monitoraggio clinico standard per individuare le convulsioni. In breve, secondo l’USC, “Segnali cerebrali su larga scala sono stati registrati da questi elettrodi nei volontari per più giorni presso l’UCSF, mentre hanno anche riportato in modo intermittente i loro stati d’animo utilizzando un questionario. Usando la loro metodologia, i ricercatori sono stati in grado di scoprire i modelli di segnali cerebrali che corrispondevano agli stati d’animo auto-riferiti. Hanno poi utilizzato questa conoscenza per costruire un decodificatore in grado di riconoscere in modo indipendente i modelli di segnali corrispondenti a un determinato umore. Una volta costruito, il decodificatore ha misurato solo i segnali cerebrali per prevedere le variazioni dell’umore in ciascun paziente nell’arco di più giorni”.
All’inizio di novembre, il team dell’UCSF ha riferito di aver identificato modelli localizzati di attività cerebrale – comuni a più volontari – che potrebbero essere responsabili di sentimenti di umore basso, in particolare nelle persone inclini all’ansia. Sono stati in grado di mappare questi sentimenti con l’attività dell’ippocampo e dell’amigdala, regioni del cervello che sono state a lungo collegate rispettivamente alla memoria e alle emozioni negative. In particolare, quel collegamento era del tutto assente in altri otto partecipanti alla ricerca, i quali avevano tutti livelli relativamente bassi di ansia preesistente, suggerendo nuove domande su come il cervello delle persone inclini all’ansia possa differire da quello degli altri nel modo in cui elaborano le situazioni emotive.
Più recentemente, l’UCSF ha annunciato il successo dell’utilizzo della stimolazione a circuito aperto dell’OFC per alleviare la depressione. Gli scienziati non avevano precedentemente riconosciuto l’OFC come un obiettivo rilevante per la stimolazione. Nel documento di Current Biology, i ricercatori spiegano come e perché hanno selezionato l’OFC e notano: “La stimolazione unilaterale dell’OFC laterale ha prodotto un miglioramento acuto dello stato dell’umore dose-dipendente in soggetti con depressione basale da moderata a grave. Le risposte comportamentali alla stimolazione non includevano l’ipomania e indicavano un ripristino acuto dello stato dell’umore non depresso”. La stimolazione dell’OFC funziona, hanno proposto, perché ha l’effetto di modulare le reti cerebrali su larga scala coinvolte nell’elaborazione emotiva. La stimolazione di altri potenziali bersagli non ha prodotto risultati altrettanto robusti o affidabili, hanno riferito.
La stimolazione dell’OFC è servita a correggere l’umore solo nei partecipanti alla ricerca che mostravano depressione; non ha avuto alcun effetto sui partecipanti che non erano depressi. Inoltre, nei partecipanti con depressione, la stimolazione non ha indotto sintomi di mania, come iperattività, grandiosità o distraibilità. Quei pazienti hanno sperimentato velocità di linguaggio elevate, ma solo a livelli simili a quelli degli individui non depressi, correggendo il rallentamento del linguaggio caratteristico degli individui che mostrano depressione. I ricercatori hanno concluso: “Questi risultati suggeriscono che l’effetto della stimolazione OFC laterale è quello di normalizzare o sopprimere l’attività patologica nei circuiti che mediano la variazione naturale dell’umore”, ripristinando i modelli di attività cerebrale che si verificavano naturalmente durante gli stati d’animo positivi prima della stimolazione.
Questi risultati comprendono scoperte e tecnologie chiave per raggiungere l’obiettivo SUBNETS di un sistema a circuito chiuso in grado di rilevare i cambiamenti dinamici in corso nell’attività cerebrale associati alle fluttuazioni dell’umore e che può utilizzare queste informazioni per fornire una stimolazione terapeutica tempistica con precisione per migliorare la funzione cerebrale in individui che vivono con malattie neuropsichiatriche.
Sanchez prevede che, man mano che SUBNETS inizierà a chiudersi nel prossimo anno, i risultati del programma ispireranno ulteriori investimenti e interesse per la transizione da parte delle agenzie governative, di altri partner dell’iniziativa BRAIN della Casa Bianca e dell’industria commerciale. Allo stesso tempo, la DARPA continuerà a collaborare con la Food and Drug Administration statunitense per facilitare la revisione normativa delle tecnologie SUBNETS.
“La DARPA ha lanciato SUBNETS con la consapevolezza che la stimolazione cerebrale profonda ha il potenziale per trattare le malattie neuropsichiatriche, ma i risultati della stimolazione all’epoca erano incoerenti”, ha detto Sanchez. “Ciò che i ricercatori che abbiamo finanziato sono riusciti a ottenere è iniziare a identificare come la malattia mentale si manifesta in tutto il cervello e come comunicano le sottoreti rilevanti, il che inizia a rivelare quando e dove stimolare per ottenere un effetto ottimale. Questi risultati aprono la strada a ulteriori studi che vanno oltre l’ansia e la depressione, ma, cosa ancora più importante, dimostrando una prova di concetto, hanno aperto la porta alla transizione commerciale in modo che queste tecnologie possano essere utilizzate per migliorare la vita dei veterani. .”
(Didascalia immagine: questa animazione illustra ancora le posizioni di tutti i siti di registrazione degli elettrodi utilizzati per mappare l’attività neurale collegata alle fluttuazioni naturali dell’umore nei
Hai mai sentito parlare di Guerra Cognitiva? Oggi ti mostrerò e ti spiegherò
le parti salienti di uno dei documenti più devastanti che io abbia mai trattato.
La Cina continua a perseguire la sua linea di occupazione della rete mondiale di infrastrutture critiche, anche in aperta sfida al diritto internazionale, nel tentativo di ottenere la superiorità tecnologica e il controllo delle comunicazioni a livello mondiale per estendere così la propria sfera di influenza globale attraverso strategie più a lungo termine e ottenere il pieno sfruttamento di tutti gli aspetti cognitivi al punto da riconoscergli una centralità strategica. Parallelamente, in Occidente si sta diffondendo una sempre maggiore consapevolezza della portata del fenomeno e, con livelli e profondità differenti, si stanno elaborando studi e strategie per affrontare le future sfide sia a livello nazionale che internazionale.
Stanno letteralmente stanziando miliardi in tutto il mondo per finanziare progetti chiamati “Brain” e quindi “Cervello” dediti ad approfondire tutta una serie di studi top secret sul cervello umano per arrivare primi in quella che chiamano Cognitive Warfare.
In ambito NATO il progetto di sviluppare un Cognitive Warfare Concept entro il 2024 si inquadra come elemento principale all’interno dei loro programmi militari, In ambito europeo, gli sforzi condivisi nello Strategic Compass per il contrasto alla disinformazione
hanno l’obiettivo di sviluppare un pacchetto di strumenti contro la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri facendo in modo che anche qui, nel Cyberspazio le informazioni vengano controllate da interi plotoni di Intelligence che decidono al posto tuo cosa sia o meno disinformazione.
L’aspetto più silente e meno propagandato alle potenze mondiali è quello relativo alla guerra psicologica.
Ne abbiamo parlato spesso sul canale proprio perchè ci tenevo a sottolineare quanto sia diventato facile per l’Intelligence attraverso tutta una serie di strumenti, dai media a internet, fare letteralmente il lavaggio del cervello a grandi gruppi sociali o addirittura a interi continenti.
Quello che state guardando cari signori è un documento ufficiale attualmente presente
sul sito ufficiale del Ministero della Difesa firmato dal Capo di Stato Maggiore Capo Dragone.
Edizione 2023 della Cognitive Warfare che spazia su tutta una serie di tematiche molto molto particolari in grado di farti strabuzzare gli occhi.
Il documento parla chiaro e rivela a tutti che esistono piani di implementazione all’interno
delle più grandi potenze mondiali per quanto riguarda lo sviluppo strategico di una guerra cognitiva.
‒ aspetti di reciprocità che si basano su vincoli etici e giuridici diversi e sistemi nazionali
che consentono ai competitors di perseguire comportamenti aggressivi attraverso le reti
globali negando la possibilità di risposta con l’implementazione di reti sovrane interne
(come nel caso della rete cinese o il tentativo della Federazione Russa di attivare la propria rete RuNet);
‒ aspetti di superiorità tecnologica relativi alle reti di comunicazione, alle tecnologie
interattive di persuasione, alla fusione civile-militare e alla crescente militarizzazione
delle neuroscienze attraverso progetti “brain” che sono oggetto di una sempre maggiore
attenzione anche per applicazioni militari.
E qui il documento ci mostra i vari progetti e partirà esattamente da qui la mia ricerca.
In America abbiamo il Brain Research Through Adcancing Innovative Neuro Technologies;
programma attivo fino al 2026 portato avanti dall’agenzia più terribile di tutte, il DARPA,
incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare che con 2,5 miliardi di dollari, cercherà di sviluppare nuove tecnologie per la ricerca sul cervello anche attraverso un programma di ricerca biologica, signori, biologica, finalizzato ad accumulare maggiori conoscenze sui circuiti neuronali del cervello.
(documento ufficiale del nostro ministero della difesa consultabile da chiunque tramite Google)
In Giappone abbiamo il Mapping By Integrated Neurotechnologies for Disease Studies,
improntato a studiare le reti neurali che controllano le funzioni cerebrali superiori per ottenere nuove informazioni sull’elaborazione delle informazioni.
L’Unione Europea sta sviluppando il Human Brain Project, che coinvolge in segreto, pensate, 19 paesi e 116 istituzioni e impiega un miliardo di euro.
Inizialmente fu avviato con lo scopo di realizzare un modello informatico del cervello,
ma in seguito è stato riorientato verso un obbiettivo di ricerca più realistico, che ha incluso applicazioni pratiche delle neuroscienze riguardanti la struttura e le funzioni del cervello, nuro-robotica, e quindi in ambito militare l’implementazione di strumenti che si interfaccino direttamente col cervello, e indagini profonde sulla memoria.
La Cina sta avanzando un programma Brain molto profondo della durata di 15 anni con un budget di quasi un miliardo di dollari investiti nei primi 5 anni articolato in quello che il documento definisce “one body – two wings” ossia partire dalla comprensione delle basi neurali delle funzioni cognitive per giungere poi allo sviluppo di piattaforme tecnologiche.
La Cina, per farvela breve e semplice, sta sviluppando nell’ambito della Cognitive Warfare
e quindi in ambito 100% militare, interfacce cervello-macchina attraverso lo studio delle dinamiche comportamentali di alcuni primati.
Più o meno questo è il panorama internazionale per quanto riguarda i principali progetti Brain, che includono neuroscienze avanzate e l’intento di creare interfacce cervello-macchina a scopi militari da qui ai prossimi 15 anni. Quello che stanno facendo, è qualcosa di letteralmente tremendo.
Se la guerra si sposterà nel dominio della coscienza umana, i prossimi conflitti saranno
combattuti a suon di lavaggio del cervello. E non solo dal punto di vista informatico
e dell’informazione eh, attenzione. Anche sfruttando determinate tecnologie in grado di interfacciarsi con il tuo cervello. Non solo il lavaggio del cervello da un punto di vista filosofico, stanno studiando metodi utili a manipolare la mente umana in modo diretto tramite le neuroscienze.
Nella prefazione del documento scritta e firmata dal Capo di Stato Mggiore Capo Dragone si legge che:
“In tale quadro, anche alla luce degli effetti della cosiddetta “guerra ibrida” che si sviluppa secondo dinamiche sempre più letali, il Cognitive Warfare può essere definito come un’operazione multi dominio (o parte di essa) che impiega mezzi, azioni e strumenti attraverso le connessioni tra i domini classici (terrestre, aereo, navale), i domini spazio e cyber, l’ambiente informativo e lo spettro elettromagnetico influenzando il comportamento umano e generando effetti nella dimensione cognitiva, con l’obiettivo di ottenere un vantaggio sull’avversario.”
“Descrivere la portata della competizione per la dimensione cognitiva necessita
preliminarmente di una comprensione generale del funzionamento della mente umana e
delle sue vulnerabilità, che alcuni competitors stanno imparando a conoscere e sfruttare a proprio vantaggio” capito? “Comprensione generale del funzionamento della mente umana e delle sue vulnerabilità” Sanno esattamente dove colpire da un punto di vista scientifico, identifica i punti deboli ed è fatta no? e voglio approfondire questa tematica perchè a parer mio, è di fondamentale importanza soprattutto al giorno d’oggi in cui siamo bombardati di informazioni e di input tramite internet.
Quello che abbiamo di fronte signori, è un documento veramente devastante, che studia il cervello umano a scopo militare. Un po’ come il Progetto Gateway, ve lo ricordate? Ecco, questo si può dire che è una sorta di progetto gateway europeo, molto più avanzato e dettagliato che sfrutta gli strumenti delle nuove scienze, neuroscienze, neuro-robotica etc, per spiegare la Cognitive Warfare e arrivare allo sviluppo di tecnologie inimmaginabili.
Testualmente dal documento: si tratta dell’insieme degli strumenti e delle metodologie
impiegabili per influenzare e manipolare, direttamente o indirettamente, il pensiero umano. Ergo; le super potenze mondiali hanno programmi militari largamente segreti
che stanziano miliardi nella ricerca sul lavaggio del cervello.
“La sfida di questa nuova frontiera di competizione cognitiva si estende a livello globale (individui, gruppi e comunità) con potenziali impatti dirompenti sia in termini di Sicurezza Nazionale che di stabilità internazionale, e richiede necessariamente risposte a livello Whole of Society. In particolare, tenuto conto che anche lo Strumento Militare può essere oggetto di azioni malevole condotte sul piano cognitivo, con potenziali impatti sulla capacità decisionale (decision-making), sulla piena comprensione del contesto operativo (situational understanding) e sull’efficacia delle operazioni e sulla sicurezza/protezione del personale, risulta necessario comprendere il ruolo della Difesa nella dimensione cognitiva, contribuire a definire il quadro etico-giuridico di riferimento e definire le linee di indirizzo per la trasformazione e l’innovazione dello Strumento Militare” qui ti stanno dicendo letteralmente senza peli sulla lingua che c’è una guerra in atto a livello mondiale in merito a questa Cognitive Warfare e che anche la Difesa si deve adoperare per una piena comprensione del contesto operativo e per evitare che certe situazioni vengano condotte in modo malevolo sul piano cognitivo. Cosa stia realmente succedendo da qualche anno a questa parte in pochi lo sanno ma sono esattamente studi militari come quello che abbiamo davanti che possono darci un’idea e farci tornare alla mente quello che abbiamo passato negli ultimi 3 anni.
Loro utilizzano un linguaggio specifico, ok? Come BIAS per esempio si intendono errori di valutazione dati dalle scorciatoie euristiche del pensiero umano, che loro sfruttano come vulnerabilità e quando leggi la parola “influenza” nel documento significa letteralmente
“l’insieme degli strumenti e metodologie impiegabili per influenzare e manipolare,
attenzione eh, manipolare direttamente o indirettamente il pensiero umano”
E infatti c’è tutto un capitolo sulle varie strategie di influenza. Questo per chi sa cosa sta leggendo è un documento pericolosissimo.
Pericolosissimo perchè ti dice letteralmente dove possono e sanno di colpire.
Si fa un preciso riferimento alla disinformazione online e ai vari competitors che pubblicano contenuti, o pagano persone per pubblicare contenuti; finalizzati a generare un determinato effetto, per “manipolare” le reazioni e il comportamento di uno specifico gruppo di persone.
Ti parla dei videogame e di come possono essere utilizzati letteralmente come arma psicologica, ti parla letteralmente di come il META VERSO, abbia amplificato la possibilità correlata alla persuasione; e serve a passare da una dimensione statica, ossia con il joystick che controlli un avatar davanti alla televisione, ad essere tu stesso dentro la televisione e quindi la dimensione in cui tu partecipi direttamente al gioco attraverso la realtà aumentata (testualmente dal documento) sono tutti fattori che potrebbero contribuire ad amplificare esponenzialmente la portata degli effetti generabili attraverso strategie di influenza e che, oggi, possono già essere parzialmente riscontrati nell’ambiente dei videogiochi.
“2.3 DEFINIZIONE DEL PROBLEMA MILITARE
La sfida di questa nuova frontiera di competizione cognitiva si estende a livello globale (individui, gruppi e comunità) con potenziali impatti dirompenti sia in termini di Sicurezza Nazionale che di stabilità internazionale, e richiede necessariamente risposte a livello Whole of Society. In particolare, tenuto conto che anche lo Strumento Militare può essere oggetto di azioni malevole condotte sul piano cognitivo, con potenziali impatti sulla capacità decisionale (decision-making), sulla piena comprensione del contesto operativo (situational understanding) e sull’efficacia delle operazioni e sulla sicurezza/protezione del personale, risulta necessario comprendere il ruolo della Difesa nella dimensione cognitiva, contribuire a definire il quadro etico-giuridico di riferimento e definire le linee di indirizzo per la trasformazione e l’innovazione dello Strumento Militare. Fra i metodi di contrasto invece ti dice che sono da ricercare senza dubbio all’interno dei paesi che propongono armi cognitive di questo tipo, per esempio, spiega il documento, TikTok, pur essendo un social Cinese, è vietato in Cina.
I funzionari statali non possono avere smartphone cinesi, capisci di cosa sto parlando? Parlando di TikTok, e te ne parla pure un fascicolo militare ufficiale firmato dal capo di stato maggiore, è un’arma cognitiva pazzesca che è riuscita letteralmente a “zombiezzare” milioni di persone, è in grado di farti pensare come vuole farti pensare il social ed è letteralmente in grado di cancellare dall’inconscio i tuoi obbiettivi.
Devi assolutamente cancellare quel social, chiaro?
TikTok è il social più pericoloso della storia. Se da una parte questo video affronta il tema lavaggio del cervello da un punto di vista olistico ed etereo.
La Cognitive Warfere lo affronta anche da un punto di vista tecnologico, perchè l’uso delle neuroscienze può letteralmente fungere come arma, “le scoperte nell’ambito delle neuroscienze e delle neurotecnologie possono rappresentare sia un bene comune, se usate eticamente, sia un pericolo se sfruttate per un uso malevolo vista la corrispondente possibilità di modulare i processi cognitivi”
e si parla, in concomitanza all’emergere delle neuroscienze, adi una branca militare chiamata “neuro security” che si occuperà, diciamo di tutelare tutte le azioni ostili in merito a queste tematiche di confine, per profilare delle realtà fittizie come si evince da fatti accaduti.
E se fin ora avevi qualche dubbio penso che questo paragrafo sia in grado di darti la sveglia:
Il paragrafo (basta leggerne il titolo) si chiama: “potenziali applicazioni militari” e aprite bene le orecchie; “Gli sviluppi nel campo delle neuroscienze e delle neuro tecnologie sono così maturi da ipotizzarne il loro utilizzo per applicazioni volte a potenziare e/o degradare le capacità delle forze militari incidendo sulla performance fisica, cognitiva, emotiva e/o comportamentale, aumentando, di conseguenza, il proprio vantaggio competitivo nell’ambito del campo di battaglia.
Le neuro tecnologie sono così mature da ipotizzarne il loro utilizzo per applicazioni volte a potenziare e/o degradare le capacità delle forze militari incidente su performance fisica etc, quindi, in poche parole, le neuroscienze e le neuro tecnologie, senza se e senza ma, vogliono creare dei super soldati. Chiaro? è esattamente così, tutti gli studi, e tutti i progetti, la mappa dei progetti che ti ho letto prima in giro per il mondo punta a questo, a creare super soldati e a sviluppare tecnologie in grado di degradare capacità nemiche nell’ambito della guerra cognitiva, chiaro? Studi segreti sul cervello umano che si occupano letteralmente di questo.
Addirittura parlano anche dell’impiego di determinate sostanze, chiaro? Viene scritto chiaramente a pagina 28 e 29:
Per il raggiungimento di tali scopi l’approccio farmacologico fornisce innumerevoli possibilità vista la gamma di effetti prodotti dai principi attivi che compongono i farmaci, o le loro associazioni. Infatti, oltre alle indicazioni terapeutiche autorizzate, i farmaci possono esser impiegati in regime di off label, ossia per finalità diverse da quelle autorizzate, oppure esaltando i loro effetti collaterali se somministrati in associazione.
Oltre alle indicazioni terapeutiche autorizzate, i farmaci possono esser impiegati scrive il ministero della difesa in regime di off label, ossia per finalità diverse da quelle autorizzate”
ecco cosa hanno imparato dall’MK-Ultra. Qui c’è veramente, c’è veramente di tutto, una mega spiegazione per quanto riguarda i Dispositivi che agiscono sui processi elettrici del cervello.
Sistemi ad energia diretta e si fa riferimento a determinate microonde pulsate al di sopra di specifiche soglie di energia che sono, infatti, state attribuite a danni cerebrali in alcuni modelli.
Applicazioni combinate, si parla di Neuralink di Elon Musk e di come, anzi che per progetti medico-scientifici gli impianti neurali potrebbero essere impiegati dai militari per incrementare le capacità cognitive, (cioè ve l’ho detto, super soldati, vogliono creare dei super soldati) Comunicazione uomo-macchina con l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale e quelle che vengono chiamate interfacce di tipo tattile, acustico o visivo.
Si parla nel documento della confluenza uomo-computer e quindi, della creazione di veri e propri cyborg. Voglio dire, questo è uno degli studi più incredibili che abbia mai avuto fra le mani, veramente ne ho visti tanti ma questo è davvero nella top 5.
Ma cosa succede se, una volta integrato un network uomo-macchina, qualcuno riesca ad hackerarlo? E bene a quel punto si parlerebbe di hacking cognitivo, l’hai mai visto nei film? Ecco, viene scritto su di un documento ufficiale.
Accanto alle vulnerabilità già evidenti, si potrebbero aprire nuove possibilità di aggressione sia sulla funzionalità del network, sia sulla sicurezza dello stesso operatore.
La possibilità di infiltrare “malware neurali” pone evidenti interrogativi sia in termini di detection che di protezione.
Ed ecco signori che si è profilato con estremo successo letteralmente il nuovo mondo
basato sulla futura Cognitive Warfare composta da neuroscienze, neuro-robotica
e da aspettative belliche molto ma molto inquietanti. Si parla di Cognitive Warfare in contesti multi-dominio e di come tutto questo verrà piano piano implementato in un crescendo di pericolosità.